14. giugno 2004

Fresca era l’aria di giugno

Io vorrei essere capace, avere qual minimo di saper scrivere, per poter scrivere quanto può essere bello trovarsi all’alba, in mezzo a un campo tra la pianura e le colline, con una ragazza che ride e ha la gonna che svolazza, a ballare una musica che ti piace, tu lei e nessun altro. “Fresca era l’aria di giugno e la notte sentiva l’estate arrivar…”. Vorrei essere capace di dire quanto era buono il suo profumo mischiato a quello dell’erba dei campi. E ad ogni giro che le fai fare la gonna si alza un po’, e un po’ si scoprono le gambe, e lei ride un po’ di più, e ad ogni giro c’è sempre più luce. “…la luna altre stelle pregava che l’alba imperiosa cacciava, lei raccolse la gonna spaziosa e ormai persa ogni cosa presto lo seguì…”.