08. luglio 2005

Geografia

Poi ci son quelle volte che torni a casa che è notte su strade piatte seguendo curve e argini che conosci ma neanche tanto, coi goccioloni del temporale estivo che paccano sul parabrezza, coi lampi tutto attorno e sottofondo una radio locale che passa i Nomadi, che passa Guccini, che passa tutte cose che se non sono emiliane chiudiam la radio. E quelle son quelle volte dove tiri un po’ giù il finestrino che il profumo dell’asfalto bagnato schiarisce la testa insieme alla sigaretta che hai appena acceso, e dove sorridi lì da solo perchè hai sorriso tutta sera, dove ti annusi perchè hai i profumi di tutta una sera, dove vorresti stare in giro fino a far nascere il sole, per non far finire una sera che è un peccato che debba finire.

La bomba

A ripensare ai fatti di ieri “c’è da finire matti”, e allora penso che quello che succede è un po’ anche per autodifesa, ma succede che ci si stupisce sempre meno. Ho sentito tante volte, ieri, dire “eh ma tanto si sapeva che prima o poi…” e io per primo l’ho pensato. Ci si sta abituando, ogni volta un po’ di più.
E allora m’è venuta in mente una canzone che canta dello stupore della bomba, e la canta Daniele Silvestri, e chi non la conosce se l’ascolti qui.