21. settembre 2004

Geometria e fisica

Tempo fa, quando quando ero ragazzino e vivevo di più il paese, organizzavamo diverse cose. Quell’estate lì: calcetto saponato. Scatta la richiesta in Comune per avere la piazza principale e dopo un po’ di giorni il permesso ci viene accordato. Ok, prima cosa: fare le squadre, e lì abbiam fatto anche alla svelta. Seconda cosa, il giorno prima del torneo: fare il campo. Andiamo con un trattore da un parente di un amico a prendere le balle di fieno da mettere come perimetro. Piccola precisazione: le balle sono i parallelepipedi di fieno che ormai non si usano più, quelle grosse a cilindro che vedete quando andate in campagna d’estate in mezzo ai campi si chiamano rotoballe. Almeno qui dalle mie parti.
Tornati in piazza, tutti belli impolverati e impagliati, che i fienili non son mai posti puliti, mettiamo giù le balle ai bordi di quello che sarà il campo e fatto questo mettiamo giù il telo sul quale andrà il sapone e l’acqua, e i bordi del telo sono appoggiati sul perimetro di balle di fieno, a formare una specie di grande vasca. Ormai è sera e il torneo sarà il giorno dopo quindi l’appuntamento è per il mattino seguente.
Il mattino dopo ci troviamo tutti lì per mettere l’acqua nel campo, supervisore del tutto: il geometra comunale, che ci ha concesso l’onore della sua presenza che neanche fosse il vescovo, e in realtà nessuno l’ha chiamato.
Mentre il geometra dirige il tutto, dopo troppi dei suoi “un po’ più in là” e “dai, più alla svelta!”, cominciamo a versare acqua con un tubo da idrante e ci rendiamo conto che c’è un problema: la piazza è a schiena d’asino e il campo non è posizionato al centro, quindi pende da un lato e l’acqua finisce tutta lì, proprio dove è appoggiato il tubo, mentre dall’altra parte del campo, dove non c’è il tubo, l’acqua non ci arriva. Ci guardiamo un po’ spaesati. E adesso? Ci tocca smontare tutto e spostare il campo dove c’è meno pendenza?
“Ragas!” si fa avanti l’eminentissimo geometra comunale. Tutti in silenzio per sentire quale brillante soluzione la sua gemoetrica mente sta per elaborare: “Mo sì propria dì cojòn! Spostate il tubo là in fondo dove non c’è acqua, no?”. Ci guardiamo sbigottiti: ma è serio? Sì, è serio, e ci dice di fare anche alla svelta. Ridendo come matti spostiamo il tubo e l’acqua chiaramente scorre fino alla parte più bassa del campo. “Ma stavo scherzando…” dice il luminare della fisica, e torna alla svelta in Comune.
Al bar c’è ancora gente che la racconta, sta storia.