07. luglio 2004

Marianna

L’altra sera ho incrociato in discoteca la mia prima morosina. Non l’ho salutata, lei non si ricorda sicuramente di me, ma io sì, l’ho incontrata diverse volte, che la città è piccola, ma ce l’ho ancora con lei per una vecchia storia.
Ce l’eravamo detti in faccia “siamo morosi da oggi?” “ok” “ok”. Eravamo all’asilo, già, e lei si chiamava Marianna e aveva i capelli neri e i codini. Era piccolina, gli occhi scuri e la faccia furbetta.
Che oggi, a dirla così, pensi “che carini…” e pensi che già mi piacevano le ragazzine piccoline belline. No, le cose non stavano proprio così. In realtà poteva anche essere grassa e puzzona che l’avrei amata lo stesso: lei si chiamava come la morosa di Sandokan, e quella era la cosa importante. Sì, perchè mi permetteva di sentirmi Sandokan. Beh certo, non come quello grande, però con la morosa con lo stesso nome buona parte del lavoro era fatto, ero come era Sandokan da piccolo, e da grande sarei diventato sicuramente come lui.
Poi un giorno mi si para davanti con un biondino e mi fa “questo è Daniele, l’altro mio moroso”. Hai capito, la furbetta? Mi giro un attimo, mi distraggo per un appuntamento a nascondino o un’uscita a strega sollevata, e lei ne approfitta. Ah ma l’ho lasciata subito, perchè sarò stato anche piccolo ma non scemo. E da allora, per colpa sua, non ho più potuto essere Sandokan, e ora son qui con un mouse e una tastiera invece di correre su e giù per la Malesia con tigre e scimitarra. Puttanella.