11. giugno 2004

Metti a Cassano

Si sapeva, mancano poche ore alle votazioni: scatta il delirio. Fede in tv coi cartelli al collo a sfottere parcondicio e Ulivo. Ostaggi liberati forse pagando un riscatto. Sms sui cellulari a dispetto del Garante. E ancora ne succederanno.
In mezzo a tutto questo ambaradan spicca questo spot. Imperdibile.

sms

Giusto per sapere, qualcuno di voi ha dato il mio numero di cellulare alla Presidenza del Consiglio dei Ministri?

10. giugno 2004

Biondinate

Ieri si è rifatta viva la biondina stupida (vedere qualche post di febbraio), non capisco bene se ci è o ci fa, ma probabilmente ci è. E’ che poi alla lunga mi viene il sangue gramo e comincio a rispondere in modi che non si addicono a un nobiluomo qual son io.
Biondina: “…perchè a te ci tengo, e insomma vorrei che quello che ti è piaciuto di me fosse ancora presente, e non voglio perderti perchè sei una persona importante…”
Io: “non ho capito, si tromba ancora o no?”.
Oh, s’è arrabbiata.

08. giugno 2004

Spot

Pensavo, ieri a pranzo, guardando la tv: la prima donna che mentre sono in treno mette un assorbente sul bocchettone dell’aria ci dò un pugno.

Europei

Stan per cominciare gli europei. Io non sono malato di calcio, non ci son portato neanche per giocarlo, forse l’ho già detto ma quando si giocava in compagnia finivo sempre in porta con la scusa che avevo giocato a pallavolo, che evidentemente dirmi che col pallone fra i piedi ero inguardabile faceva brutto. Beh dicevo, cominciano gli europei e allora mi ammalo di calcio, mica come i mondiali ma ci cala poco.
Periodo difficile per alcuni miei amici accoppiati, che le loro donne storcono il naso. Già, perchè i loro uomini, me compreso, si trasformano nell’italiano medio che tanto le spaventa, chissà perchè poi: a parte V2 che non ci faceva una piega, anzi a volte voleva vedersele anche lei le partite, si incazzava poi come una bestia quando provavo a spiegarle che era una cosa fra ometti e che lei unica donna non era mica il caso.
Ci si trova un po’ prima, circa un’oretta, a volte si accende la griglia e si buttan su due salsicce, si apre qualche birretta, altre volte si accende la playstation e si gioca la partita che si sta per guardare in tv. Abbiam trent’anni, lo so, qualcosa che non va?
Scatta il rito delle postazioni davanti alla tv, ricordarsi come eravamo seduti l’ultima volta che l’Italia ha vinto: se non ci ricordiamo ci sediamo come viene e poi vediamo come va la partita, sono ammessi scambi di posizione in corso. Tra le cose che l’esperienza ci impone di evitare ricordo: portare la bandiera italiana, fare qualsiasi tipo di previsione sul risultato, cantare l’inno senza mano sul cuore. Già, perchè l’inno lo si canta in piedi, mano sul cuore, a squarciagola. Sè! Abbiamo sempre 30 anni.
Ma la cosa che da 15 anni a questa parte ha sempre portato più sfiga, non me ne voglia ma è così, è la nonna di G. Candida, cara, tenera vecchietta che ci vuole e le vogliamo un gran bene, ma che ogni volta che infila la testa in sala e dice “Alora, ragas, sèmà drè vinser?” (allora, ragazzi, stiamo vincendo?) matematico che prendiamo gol. Da sempre. Non si scappa. Ora G vive con la sua ragazza e la nonna vive da sola, quindi il pericolo non dovrebbe esserci. Salvo visite di cortesia.
Tutto questo accade ogni due anni, europei e mondiali: ragazze dei miei amici non mi sembra il caso di fare tragedie VERO?
Ah, approfitto per mandare per l’ennesima volta afanculo chi ha rubato un grido bello e liberatorio come FORZA ITALIA e l’ha usato per il suo gruppetto di mafiosetti e mi obbliga a dire forzaazzurri che fa pietà.

07. giugno 2004

Domenica domestica

Non mi dispiace la domenica in casa. Il cazzeggio allo stato brado, la ciabatta trascinata, un po’ di playstation che fa tanto gggiòvane, sigaretta all’angolo della bocca e occhio a mezz’asta, film e telefilm a nastro. A parte quel leggero fastidio per l’evidente mutazione in Homer Simpson la domenica mi piace anche così. E’ che ieri avevo voglia di fare qualcosa, non volevo stare in casa (e poi o guardavi un film con manfredi o uno sullo sbarco in Normandia, non c’era alternativa: peccato che Manfredi non abbia fatto un film sullo sbarco in Normandia, avrebbero ottimizzato). Solo che sapevo benissimo che nessuno era disponibile: A è a Roma dal fidanzato, G in montagna con la morosa, M in giro con la morosa, J se ne è rimasto a Torino, un sacco di altra gente o con la morosa o lontano. Per un attimo la mia condizione di single mi ha messo in crisi, mi sono accorto che essere single vuol dire non averci un cazzo da fare la domenica.
Oddio, avrei anche un paio di numeri di telefono da chiamare con tono tipo “Ciaaaaaaaao, eh sì mi son deciso a chiamarti, ti va un gelato?” ma non ho voglia di conoscere gente, voglio gente conosciuta.
Ok, va bene, allora chiamo la ex (V2) e vedo se vuole uscire, che tanto siamo in buoni rapporti e ci si vede sempre volentieri. Prima un sms và, che fa più discreto. Passa un’ora, non risponde e allora telefono. “Ah non hai risposto perchè dormivi, capisco: senti avrai mica da fare oggi pomeriggio? Dai andiamo a farci un giro al parco ducale!”. Picche, è già d’accordo di fare una scampagnata con un amico e sta per uscire. Azz. Non indago su chi è l’amico, che sarebbe poco carino. Tanto sarà sbirulinobragamolla, nomignolo affettuoso (insieme a tanti altri) che ho affibbiato all’altro suo ex passato anche lui allo status di amico quando con lei mi ci ero messo io.
Facciamo una cordiale chiacchiera, litigatina light su alcuni punti ancora poco chiari della nostra situazione e finiamo la telefonata con un cordiale fanculo alla prossima volta.
Ok domenica, hai vinto tu: ridivento Homer, mi apro una birra e mi rassegno a consumare ossigeno per il resto del tempo.

Safe rain

Di pubblicità di preservativi ne ho viste tante, ma questa mi sa che è la più bella

06. giugno 2004

L’equazione

Ho capito, me l’han spiegato. Io sono un’equazione. Fino a un certo punto lo svolgimento è andato bene, tutto ordinato, tutte frazioni con un senso, tutto un bell’equilibrio, che a guardarlo ti dà soddisfazione e anche chi hai intorno lancia sguardi di assenso, bravo bravo. Poi non so bene quando, non so in che punto, devo aver confuso un più con un meno, devo aver messo una potenza di due invece che di tre, devo aver sbagliato una divisione per sette (io la tabellina del sette l’ho sempre sbagliata), devo avere messo una ics al posto di una ipsilon e tutto ha iniziato a ingigantirsi, a dare frazioni esagerate con radici quadrate al denominatore e potenze di undici al numeratore. Sì sì, ma poi alla fine si semplifica. Sì sì. Che poi è impossibile andare a ritrovare quel punto dove c’è l’errore, quella sarebbe la soluzione di tutti i problemi ma non c’è mai riuscito nessuno, uno prende il foglio e lo butta via.
Il fatto è che a me piace così, un’equazione enorme che non sai come guardarla, con dei numeri che ti chiedi come fanno a esser messi così. Il bello delle equazioni sbagliate è che non finiscono mai, riesci sempre a trovare un modo per ingigantire il tutto.

04. giugno 2004

Moby Prix

In traghetto, al ritorno, mi tiran giù dalla branda con la nave ferma già in porto. Mi vesto alla svelta e corro di sotto, che la macchina è la mia e devo toglierla. Arrivo che è ancora tutto fermo.
Pat pat.
Un signorotto sui 50 con un capello indescrivibile, sguardo perso, mi batte una mano sulla spalla e mi fa “scusi posso chiederle una cosa?”.
Io stranamento di buon umore sorrido “mi dica pure”.
“Eh” mi fa “non trovo più la macchina”. La moglie e il figlioletto dietro di lui, anche loro con l’occhio pieno di ansia, fanno cenno di sì con la testa.
“Ah doveva guardare il numero del ponte dove l’ha lasciata, è successo anche a me all’andata…”.
E lui:”no ma io son sicuro che era qui… volevo chiederle: ma di notte le spostano?”.
Sorrido: “Sì certo! Ci fanno le gare girando intorno nel garage del traghetto!”. Poi sorrido ancora e gli dico di provare a chiedere agli uomini vestiti strani che son loro che seguono il garage. E non lo vedo più. Chissà, magari è ancora là che chiede se la sua macchina ha vinto la gara.

03. giugno 2004

Malinconia cronica

Che a me m’han fatto malinconico. Ci son portato, c’è poco da fare, se sto bene e poi mi passa mi viene la malinconia. Andare al mare qualche giorno e poi venire a casa mi vien la faccia triste per almeno due giorni, non c’è modo di cambiarmi. Ho un sacco di foto e guardarle mi giran le balle.
Pensarmi sul fondo di una piscina vuota alle tre del mattino a guardare le stelle vorrei essere ancora lì che è durato troppo poco.
Anche quella là mi piaceva, anche se era bionda ed era alta e aveva gli occhi azzurri, che a me così di solito non mi piacciono, lei mi piaceva ma era alta e con le donne alte mi vien l’ansia e mi sento stupido e allora ci parlavo poco e mi sa che sta cosa le piaceva, che me la trovavo sempre di fianco e alla lunga l’ansia m’è passata, magari son guarito. Che io ogni volta che vado in vacanza se non vengo a casa con la malinconia per una donna non sto mica bene.
E vorrei ancora essere là in casa a ballare i Ricchi e Poveri e la Carrà e Nada e tutte quelle altre canzoni che ripensarci ti sembra incredibile che ti stavi divertendo e invece ti stavi divertendo davvero tanto.
Che se ne parli poi la gente ti dice “eh sì e io intanto ero qui a lavorare”. Embè? Il fatto che tu abbia lavorato dovrebbe farmi passare la malinconia?
E adesso basta, che tanto ormai la malinconia mi passa, ci vuol mica tanto, questione d’abitudine.

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