16. giugno 2004

Senti che profumo

Quella dell’aria di giugno era tutta la parte romantica mielosa dell’esperienza, ma come sempre mi succede, per arrivare a quello, prima deve succedermi qualcosa di strano.
Si girava per la campagna, cercando una stradina dove poterci fermare per ballare in tranquillità. Faccio una piccola salita, c’è una pianta con un’altra stradina corta sulla sinistra, la prendo e mi fermo in mezzo a un campo. La guardo negli occhi come a dire “cazzo che posto che ho trovato, visto come son bravo?”. Vinicio alla radio canta “scivola, scivola e vai via, non te ne andare…”. Sto evidentemente facendo il bullo, dimentico delle catastrofi che mi aspettano ogni volta che prendo quell’atteggiamento. Mi avvicino per darle finalmente un bacio, lei mi guarda, si tira un po’ indietro, trattiene un sorriso e mi fa un cenno con la testa indicando qualcosa alla sinistra della mia macchina. Mi volto e guardo dal finestrino: quasi a ridosso dell’auto c’è una montagnola alta tre metri, al buio non si capisce bene cosa sia.
Le dico “Sarà mica…?”.
Abbasso il finestrino e metto fuori il naso.
“Sì, è merda”.
Non dico niente, metto la retro e riparto con lei che si scompiscia dalle risate e io che penso che “figura di merda” in questo caso è molto più di un modo di dire.
Se non ci fossi abituato a cose come questa l’avrei riaccompagnata subito a casa, e poi, se pestare una cacca porta bene, parcheggiare praticamente sopra a diversi quintali di cacca dovrebbe portare benissimo.