13. ottobre 2006

Delunione

C’ho lo sconforto politico. C’ho la depressione post-elettorale.
Io, la prossima volta, vado al mare. Mi trovo un hobby, magari ricomincio uno sport o mi iscrivo a un torneo di burraco, ma la prossima volta, giuro, non ci vado. Prendetela come una promessa, come un testamento politico ma io, alle prossime elezioni, se non succede qualcosa di eclatante, resto a casa.
Pensavo, mi avevano convinto, me l’han detto fin da piccolo che a votare bisogna andarci, che non andarci è da irresponsabili. E io, toppandomi il naso, rigirandomi in cabina voltato dall’altra parte con la maschera da sub e i tamponi nel naso, ho votato. Mica potevo immaginarmi che poi mi sarei sentito in colpa. Pensavo magari a un po’ di delusione, ma oh, c’ho i sensi di colpa.
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05. settembre 2006

Sugar-not-free

Io non è che ce l’ho a morte coi massesi o coi carrarini o con gli indigeni della Versilia in genere, penso solo che se uno non c’è portato a trattare con la gente, non aprire un esercizio turistico. E da quelle parti, diciamo dalla provincia di La Spezia fino alle parti di Viareggio, ce n’è tanta di gente che non ci sa fare. Ogni volta che parlo con qualcuno che sta dietro un bancone, in Versilia o nello spezzino, finisce che ci litigo. Questo è solo l’ultimo di una lunga serie di episodi.
Son lì che passo a piedi davanti al bar del campeggio dove sono ospite, vicino a Marina di Massa, e sto andando con un po’ di gente verso le macchine e poi verso la festa della birra a Carrara. La morosa mi fa “Senti, non è che potresti prendermi due bustine di zucchero, si sa mai che svengo?”. Lei c’ha sta cosa: ogni tanto, sviene. Fatti vedere, gli dicon tutti, e lei s’è fatta vedere: non c’ha niente, solo, ogni tanto, sviene. Basta averci un po’ di riflessi e prenderla al volo.
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12. agosto 2006

Travelling post

Sono in treno, e mi sto spostando dalla Calabria alla Puglia. Ma non che parlo di una cosa che m’è successa, sono su un treno proprio in questo momento, miracoli del GPRS. Passo da una settimana di ammmore a una di svacco, poi torno in amore. Compagni di sgabbiozzo trenitalico un paio di scout del nuovo millennio (facce da bravi ragazzi ma ipod e maglie urende) e una coppia lui calabro e lei
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27. luglio 2006

Luglio col caldo che mi squaglio

A casa da solo, buttato sul divano che più che altro sembra che ci son caduto sopra dal terzo piano tanto son scomposto, guardo un film disastroso su canale 5 col ventilatore in fondo ai piedi che butta su aria nella sequenza piedi-gambe-zonaballe, che per me è il metodo più rinfrescante. Paglie a sinistra su una sedia, ci vorrebbe una biretta gelida ma son nel frigo al piano di sotto. Son due rampe di scale che non me la sento di scendere. Invece due rampe di scale andando in alto ci sarebbe l’aria condizionata, in mansarda, ma non ce la posso fare, troppo lontana.
Mi gioco la carta fratello, urlo per chiedergli se gli va di scendere a prendere due birette ma non mi sente, è murato su al piano Alaska, a giocare alla playstation coi giapponesi via internet: e chi lo smuove di lì? Gli verran le dita a mandorla a forza di smarlettare.
E allora resto qui, terremoti e tsunami in tv, ventilazione e nicotina, ad aspettare queste ferie che non vogliono arrivare.

30. giugno 2006

Licenze

cc.gifIl bello dell’estate è che ci si scopre, e io quando d’estate mi scopro salta fuori il tatuaggio che ho sulla gamba, che è bello grosso e si vede bene. E la gente si perde sempre un sacco di occasioni per stare zitta. Tra le simpatie più usate ci sono “Oh ti dev’essere scoppiata una Bic in tasca” e “Guarda che ti han fatto uno scarabocchio”. Le matte risa.
Poi c’è chi gli si contorce lo stomaco per la curiosità e fa domande trasversali, ci gira attorno, ammicca, solo per arrivare a sapere il motivo di questo tatuaggio. Giusto la settimana scorsa, un tipo: “Ah eh ci sarà un motivo… ah eh, le donne… ah bè, ma se l’hai fatto per una donna hai fatto bene”. Amigo, stai andando per tentativi, eh? Sorrido e annuisco, che sono educato. Gli darei una testata. Anche perchè è tutta sera che mi rompe i maroni e questo è giusto uno dei tanti momenti.
I più buffi però son quelli che non son d’accordo, tipo una, ieri sera. Voce civettuola. “Ah, io non lo conscepisco”. Eh, quindi? “No, nel senso, non conscepisco proprio il fatto di scriversi sul corpo”. Eh. “No, nel senso, io ho già questa voglia chiara sulla schiena e per me basta questo tatuaggio che m’ha voluto dare la natura”. Eh va, che due maroni. E comunque, quella voglia lì, c’ha una forma strana, te lo dico.
Poi ci son quelli che “un giorno ti pentirai” tipo una barista, la settimana scorsa “Ah poi voglio vedere quando avrai settant’anni se ti piacerà ancora quel -coso- lì”. Signora, le ho detto, a settant’anni secondo me avrò altri problemi a cui pensare. Tipo ricordarmi dove ho messo il pappagallo o come si chiama mia moglie.
Delle volte, con la gente, ci vuole una pazienza che se uno lo sapeva il tatuaggio forse non se lo faceva mica.
Ah, fossero tutti come mia madre, che c’ha messo un mese prima di guardarlo. Non ne parlava e non lo guardava. Il giorno che gliene avevo parlato s’era incazzata, come mi aspettavo, ma il motivo mi aveva stupito: “Hai rovinato una cosa che ho fatto io”, aveva detto. E io che pensavo che il diritto d’autore non riguardasse gli esseri umani. Ad ogni modo, da allora, ci siamo accordati per una Creative Commons License.

15. giugno 2006

La liguria, e il mare, ti perdi

Io delle volte faccio confusione. Ho fatto il weekend scorso al mare con la morosa e degli altri, a Lavagna o a Chiavari o a Sestri, non l’ho ancora capito. Quando mi impunto su una confusione, mi si fissa in testa e non ci salto fuori eh, e insomma non ho ancora ben capito dove son stato. Cioè, son stato in tutti e tre, però non so quale era il posto dove dormivo quale quello dove mangiavo e quale quello dove c’era la spiaggia. Guidavo, mi dicevano vai lì vai là, curva a destra, parcheggia, io lo facevo ma non m’è rimasta la cognizione toponomastica (che non so cosa vuol dire ma mi suona bene) dei posti.
Che poi anche quei posti lì non è che t’aiutano come riferimenti, c’è il lungomare, c’è il baretto in spiaggia, c’è la strada che costeggia, a me mi sembran tutti uguali i posti della Liguria. Ma sarà perchè ci son stato poche volte, cioè vabè, le Cinque Terre sono una roba a parte, Sanremo ci sono i fiori, ma i posti di mare generici tipo Lavagna Chiavari o Sestri, ma secondo me anche Bordighera o Ventimiglia, io mi perdo. Mi ci vorrebbe ancora la medaglietta al collo che avevo d’estate da piccolo, con scritto “Bagno Antonio n°12 – Bellaria”. Magari se me la mettono di un bagno ligure vien più comodo chiamare il bagnino.
Insomma, per dire, io nei posti di mare, mi perdo. E adesso che siamo a metà giugno, e non ho ancora trovato un posto dove andare al mare con gli amici, mi sento perso anche da star qui.

25. maggio 2006

Lightness

Ieri sera, cena con G a casa di amiche. Che poi son più amiche sue che mie, c’è in mezzo anche una sua ex (lei invece la conosco da tanto): abbiamo il sospetto che una del gruppetto lo punti, solo che non capiamo quale, e insomma siamo andati. Che farla mandar giù alla mia morosa sta cena, non è mica stato facile, e aveva anche ragione eh, che lei non è stata invitata anche se un po’ la conoscono e non è un bel gesto, e una cena due uomini quattro donne le faceva un po’ strano. Nella situazione inversa, lei con una amica a cena con quattro uomini, andavo là e ci davo fuoco alla tovaglia. Ma insomma alla fine io e G siamo andati.
E’ passato a prendermi, tutto in giacca e cravatta che veniva direttamente dalla Germania che era stato là per lavoro e non aveva avuto tempo di passare a casa per cambiarsi, io già più sportivo ‘nu ggins e ‘na maglietta, e siamo andati abbiam parcheggiato e siamo saliti.
Però, casa grande. Molto grande e molto vuota, mah, si sarà trasferita da poco. Mi prende un po’ di ansia da spazi aperti, cerco un punto d’appoggio che mi gira un po’ la testa. In questo salone tutt’attorno, foto di lei da bambina, di lei da ragazzina, di lei teeneager, di lei adesso. Un tripudio di sè stessa. L’ansia aumenta e mi aspetto il bambino di Shining passare col triciclo. Poi vengo distratto da lei, la padrona di casa, che ci viene incontro con una minigonna che, per dirla come dice G, più che a vita bassa è a passera alta. Baciobacio e tutti a tavola, che siamo arrivati per ultimi. Secondo me è lei che punta G, è già da un po’ che c’ho il sospetto. Massì dai, ci fa anche gli occhioni da gattona. E’ lei sicuro, accetto scommesse.
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03. aprile 2006

Qui non arrivano gli angeli

Son passato, sabato sera, andando al FuoriOrario, per quel pezzo di via Emilia al quale si congiunge la strada del Traglione, dove hanno trovato il corpo di Tommaso. Il traffico era rallentato perchè c’erane macchine dappertutto e circa cento persone davanti alla strada bloccata dalla polizia. In lontananza, la luce delle fotoelettriche. E lì tutta la gente. A fare cosa, non si sa. A curiosare, a cercare una telecamera, a sperare di farsi giustizia da soli, non lo so. Ma facevate meglio ad andare da un’altra parte.
M’è venuta voglia di saltar giù dalla macchina a prenderne uno a caso per il bavero e sbatterlo al muro e urlargli cosa cazzo ci fai qui? Cosa cazzo cerchi? Chi cazzo sei, coglione?
Ma ho tirato dritto, se n’andassero affanculo loro e quelli che prima di avvisare i genitori pensano ad annunciarlo in televisione, quelli che se non fossimo cattolici li condanneremmo a morte, quelli che se il governo in questi cinque anni avesse fatto leggi più serie, quelli che ci vorrebbe l’ergastolo ma non quello del disegno di legge del centrosinistra. Mi fate schifo, tiro dritto, vado al concerto.
Sì, sono andato a un concerto, sabato sera. Che mi è sembrata la cosa meno ipocrita da fare.

30. marzo 2006

Epifania

Sta per arrivare, qui, in ufficio, live: un tecnico Telecom! Sto per avercelo davanti! Oddio, cosa faccio? Ci faccio una foto insieme. Anzi mi faccio lasciare un autografo. Magari lo corteggio, per un tecnico Telecom posso anche cambiare gusti. Posso ipnotizzarlo, forse: guardami! guardami! Ora tu verrai qui sempre quaaaannndotelodiròio! Meglio, lo rapisco, ho deciso. Lo chiudo in frigo e lo esco alla bisogna.
Aggiornerò questo post per informarvi su che trattamento gli ho riservato.

Aggiornamento: Bene, ha fatto quello che doveva fare, e se ne è andato. Ma ha commesso un errore enorme: ho il suo numero di cellulare. Muuuhhahahahhahahaha…. (risata a sfumare con lugubre eco).

28. febbraio 2006

Non avrai il mio scalpo

Se ne è andato lanciandomi un ultimo sguardo e dicendomi “ti farò sapere di che morte devi morire”. Non è né clint Eastwood né Charles Bronson. E’ il mio commercialista.

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