10. luglio 2006

Abbriacciamoci forte e vogliamoci tanto bene

Uso le parole di Caressa, per il titolo di questo post, perchè se è stato un gran mondiale è anche perchè ci siamo abbracciati tantissimo. Con gli amici, coi meno amici, anche con chi porta bandiere del cazzo (non per la finale, per fortuna). Abbiamo vinto nel modo peggiore per chi perde, abbiamo vinto anche se, non si sa come, alla fine ci fischiano anche quando ci prendono a testate. Totti sputa, sbaglia, e viene messo in croce, Zidane dà testate come il peggior camallo di Marsiglia e gli danno il pallone d’oro del Mondiale. Fanculo tutti, i campioni siamo noi.
Sempre con gli amici, sulla terrazza dei mondiali, tutti a urlare e al fischio finale via a tuffarci nella piscinetta di Barbie. In tre, perchè di più non ci si sta. Spumante in testa, spumante negli occhi, abbracci, baci, sì un po’ ho anche pianto. Con una vecchia maglia della nazionale addosso, abbracciato a lei, a stringerla forte e che nell’euforia mi dice “Sai che con quella maglia assomigli un po’ a Toni?”. Commovente. Evidente delirio da euforia, mi bastava il ti amo.
E poi tutti attorno a Marco, seduto e felice, che come Camoranesi si fa tagliare i capelli, lunghi da sempre.
Balliamo, festeggiamo e dopo un po’, verso le due, ce ne andiamo, chi a casa, chi in centro a Parma a festeggiare ancora. Io lascio la macchina dalla morosa, che è stravolta e va a letto e mi faccio un giro in centro in bici. Pedalando incontro macchine, tutti a urlare, a ridere, io con loro, ci si saluta si urla e si canta. “La mamma di Zidane è una puttana” è tra le più gettonate.
Incontro gli altri vicino a una grande fontana preventivamente spenta dal comune, che loro ci tengono all’immagine e la gente che si butta sotto l’acqua evidentemente non è una scena decorosa, secondo loro. Beviamo qualche birra, tiriamo due petardi e poi a nanna.
Con l’arietta fresca e il cuore leggero, leggerissimo: sarà l’aria rarefatta che c’è qui, sul tetto del mondo.