27. luglio 2006

Luglio col caldo che mi squaglio

A casa da solo, buttato sul divano che più che altro sembra che ci son caduto sopra dal terzo piano tanto son scomposto, guardo un film disastroso su canale 5 col ventilatore in fondo ai piedi che butta su aria nella sequenza piedi-gambe-zonaballe, che per me è il metodo più rinfrescante. Paglie a sinistra su una sedia, ci vorrebbe una biretta gelida ma son nel frigo al piano di sotto. Son due rampe di scale che non me la sento di scendere. Invece due rampe di scale andando in alto ci sarebbe l’aria condizionata, in mansarda, ma non ce la posso fare, troppo lontana.
Mi gioco la carta fratello, urlo per chiedergli se gli va di scendere a prendere due birette ma non mi sente, è murato su al piano Alaska, a giocare alla playstation coi giapponesi via internet: e chi lo smuove di lì? Gli verran le dita a mandorla a forza di smarlettare.
E allora resto qui, terremoti e tsunami in tv, ventilazione e nicotina, ad aspettare queste ferie che non vogliono arrivare.

10. luglio 2006

Abbriacciamoci forte e vogliamoci tanto bene

Uso le parole di Caressa, per il titolo di questo post, perchè se è stato un gran mondiale è anche perchè ci siamo abbracciati tantissimo. Con gli amici, coi meno amici, anche con chi porta bandiere del cazzo (non per la finale, per fortuna). Abbiamo vinto nel modo peggiore per chi perde, abbiamo vinto anche se, non si sa come, alla fine ci fischiano anche quando ci prendono a testate. Totti sputa, sbaglia, e viene messo in croce, Zidane dà testate come il peggior camallo di Marsiglia e gli danno il pallone d’oro del Mondiale. Fanculo tutti, i campioni siamo noi.
Sempre con gli amici, sulla terrazza dei mondiali, tutti a urlare e al fischio finale via a tuffarci nella piscinetta di Barbie. In tre, perchè di più non ci si sta. Spumante in testa, spumante negli occhi, abbracci, baci, sì un po’ ho anche pianto. Con una vecchia maglia della nazionale addosso, abbracciato a lei, a stringerla forte e che nell’euforia mi dice “Sai che con quella maglia assomigli un po’ a Toni?”. Commovente. Evidente delirio da euforia, mi bastava il ti amo.
E poi tutti attorno a Marco, seduto e felice, che come Camoranesi si fa tagliare i capelli, lunghi da sempre.
Balliamo, festeggiamo e dopo un po’, verso le due, ce ne andiamo, chi a casa, chi in centro a Parma a festeggiare ancora. Io lascio la macchina dalla morosa, che è stravolta e va a letto e mi faccio un giro in centro in bici. Pedalando incontro macchine, tutti a urlare, a ridere, io con loro, ci si saluta si urla e si canta. “La mamma di Zidane è una puttana” è tra le più gettonate.
Incontro gli altri vicino a una grande fontana preventivamente spenta dal comune, che loro ci tengono all’immagine e la gente che si butta sotto l’acqua evidentemente non è una scena decorosa, secondo loro. Beviamo qualche birra, tiriamo due petardi e poi a nanna.
Con l’arietta fresca e il cuore leggero, leggerissimo: sarà l’aria rarefatta che c’è qui, sul tetto del mondo.

05. luglio 2006

C’è bandiera e bandiera

Dopo la paginata di sfogo di oggi, va raccontata la serata di ieri. Ci troviamo in una ventina di persone in terrazza da Giovanni, tutti tesissimi. Io poi, son scaramantico da far schifo in queste cose: mi vesto sempre uguale da tre partite (sì, anche le mutande), metto la bandiera italiana dietro la tv, in modo che la stoffa tocchi un po’ il televisore, mi siedo sempre allo stesso posto, con le stesse persone sedute allo stesso modo a fianco a me: morosa a sinistra, Davide a destra, Giovanni e Marco dietro.
Son lì, tutto concentrato che aspetto la frasona storica di Caressa prima della partita ed arrivano un paio di invitati, lui mi sta sui coglioni e lei pure, lei ha una bandiera. Cazzo ci fa con una bandiera bianca? Sbianco io. E’ una bandiera di Forza Italia. Mi si rigirano gli occhi, mi manca il fiato, mi appoggio, cerco aiuto negli sguardi degli amici, tutti sconvolti come me. “Che cazzo è quella roba?” mi scappa urlato. Lei non la conosciamo benissimo, ci frequentiamo poco, nessuno osa sbilanciarsi dopo il mio exploit, qualche frase di protesta ma niente più. Il tipo che è con lei la supporta e le dice di fregarsene. Il mio problema, più che per (ma anche per) il simbolo in sè, di quella bandiera, è che son convinto che porti una sfiga della madonna. Lei fa finta di niente nonostante gli sguardi, si avvolge nella sua cazzo di bandiera e si butta in poltrona. Il suo amico le sta a fianco.
Abbandono l’idea di bruciarla, la bandiera, visto che ora che ci si è avvolta diventerebbe omicidio e mi sembra un po’ eccessivo. Decido di remare contro. Arriva provvidenziale un’inquadratura su Prodi, l’amico della bandierata sta per dire qualcosa ma gli urlo sopra a squarciagola “VAI ROMANOOOONEEEE SEGNA PER NOOOOIII!!!”. Pensa te cosa mi tocca dire. Lui, l’amico, si volta e mi guarda male, lo guardo con un mezzo sorriso e un vaffanculo in fronte e la partita inizia.
Un’ora e mezzo di gioco se ne vanno come sappiamo, tra il primo e secondo tempo provo ad avvicinarmi all’immondo bandierone per buttarlo giù dal terrazzo ma non c’è modo di fregarglielo, stessa cosa tra il novantesimo e l’inizio dei supplementari.
Poi, all’inizio dei supplementari, non si sa perchè, la tipa si alza, avvolge la sua cazzo di bandiera e la mette via, in casa, lontana. Palo, traversa, gol e secondo gol. Non mi sbaglio, sulle scaramanzie.
Di quegli attimi finali ho ricordi annebbiati, al primo gol so che son per terra che urlo con addosso Giovanni e Marco e qualcun altro e ci prendiamo a sberle e ci dimeniamo. Al secondo gol, che ancora non mi son ripreso dal primo, salto addosso alla morosa e la stringo e la spettino e la bacio, Giovanni lo vedo prendere la rincorsa e tuffarsi nella piscinetta di Barbie. Ah sì, ha comprato una piscinetta di Barbie per tenerci in fresco le birre. Che stile.
Poi, in pieno delirio, altra inquadratura a Prodi e salto in piedi sulla panca e mi metto a urlare, guardando i tipi, “CHECCE FREGA DER PELATO NOI C’AVEMO PRODI GOOOL!!!”.
Lo so, c’ho un brutto carattere, ma in una semifinale mondiale certe cose non le voglio vedere. Per la finale passo alle mani.