27. luglio 2005

Gente seria

Quei simpaticoni di Lycos mi han chiuso l’account che conteneva tutte le immagini abbinate ai vari post di questo blog. Le immagini del template sono qui in locale, ma il resto era tutto su Lycos, e loro m’han scritto così:

Caro utente Tripod,
In relazione ad un abuso del servizio Tripod e nel rispetto di un servizio che mira ad essere sempre di qualità, abbiamo deciso di chiudere il tuo sito web http://utenti.lycos.it/kairox/. Non ti sarà più possibile accedervi nè via browser nè attraverso alcun software FTP.
Il Lycos Tripod team.

L’unico abuso possibile, leggendo il contratto è questo: “Ai soci non è permesso mettere a disposizione lo spazio di memoria a terzi per la memorizzazione di dati, oppure di utilizzare lo spazio di memoria per scopi diversi da quelli previsti per la costruzione di home page nell’ambito dei servizi della Lycos Europe.”. Credo che, in tutta la sua fumosità, significhi che non posso mostrare qui immagini ospitate là.
E mi sta anche bene, ma prima di segare via tutto, delinquenti, avvertitemi: fatto sta che da oggi tutte le immagini abbinate ai vecchi post sono morte, andate, kaputt.
Le poche immagini della home page che ho recuperato le metterò poi su quando avrò voglia e mi passerà l’incazzatura. Bestie.

Preparativi

Quest’anno finalmente la vedo. La Puglia, dico. Stiam via boh tipo dieci giorni, partiamo l’8 o il 9 agosto e torniamo il 20. Siamo io, quel ragazzo qua e un altro amico. C’ho smania, ho sempre conosciuto un sacco di gente di là, ho anche avuto una morosa pugliese, ma non ho mai avuto modo di andarci: finalmente mi tolgo lo sfizio. L’ultima settimana, cioè dal 13 al 20 siamo in un appartamento in affitto, vicino a Porto Cesareo, i giorni prima però li facciamo selvaggi, nel senso che dormiremo in una casa di campagna di una nostra amica dove manca la corrente elettrica e c’è solo l’acqua del pozzo: ci laveremo a secchiate come Terence Hill. Ah bè l’acqua non è potabile, chiaramente.
Si presentaranno anche altri problemi, ci ha già preannunciato l’amica, tipo i topi o i serpenti o chissà magari i ladri. Per i topi porteremo due gatti, per i serpenti due aquile, per i ladri due carabinieri. Speriamo che ci stia tutto nel baule.

26. luglio 2005

Prendi una donna

Usciamo, di pomeriggio tardi: tutto freddo e distaccato le faccio un discorso del tipo smettiamo di vederci. Lei capisce e acconsente, la prende bene, non si dispera. Le spiego che sì è una bella persona però non è il momento giusto. Mi dice che capisce e mi chiede di uscire a cena. E io che mi aspettavo un vaffanculo. Vabè, usciamo pure a cena.
A cena è tranquilla, si parla del più e del meno, poi però io ci tengo a ribadire i punti di cui s’è parlato nel pomeriggio, che sai insomma, m’ha invitato a cena, magari non ha capito, quindi rincaro la dose aggiungendo che ho in testa un’altra. Lei capisce, acconsente, dice che va bene, dice che comunque l’importante è che rimaniamo in contatto. E mi paga la cena.
Spiegami, se ti picchiavo mi regalavi una Ferrari?

22. luglio 2005

Sex & The Blog ©

La nostra simpaticissima Chica mi ha attaccato a un’altra catena. L’ha fatto perchè io potessi ignorarla come ha fatto lei quando l’ho invitata io, ma siccome mi piace averci cose da rinfacciare, ecco che da bravo blogger medio svolgo la catena così la giovine mi rimane in debito. Son perfido.
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21. luglio 2005

Niente

Ho bisogno di far niente, tipo prendere e andare nel paesino lì in montagna e buttarmi sotto a una quercia nel prato lì davanti alla chiesetta, con la vecchietta che porta i fiori nel cimiterino alla tombina del maritino ch’è morto chissà da quanto, e star lì coricato a mangiar fiori e farfalle salutando sorridendo alla vecchietta che mi sorride indietro a scacchi, contenta del sorriso del saluto e del suo fiorellino per il maritino nel cimiterino e contento io per lei, per il poco che le basta e per il niente che l’è rimasto, che il suo niente lo chiamo io così, da lì in mezzo al prato, io che mi sembra di aver avuto tante cose, ma lei mica lo chiama niente anzi guarda vecchietta scusa, non lo chiamerò più così neanch’io, non la uso più quella parola lì, che tanto niente non esiste, volevo far niente e invece non si può, neanche da lì in mezzo al prato. E se far niente non si può, allora voglio far poco.

19. luglio 2005

Stile libero

Io, faccio un po’ questa confessione che secondo me l’ho fatta poche volte in vita mia, però visto il periodo ci sta, io ho un po’ paura del mare.
So nuotare eh, so che sto a galla, so fare un po’ lo stile libero, in acqua so muovermi, però io ho paura quando non so dove aggrapparmi. Devo avere un punto stabile e solido che mi sembri raggiungibile in caso di emergenza, chessò un crampo o un po’ d’acqua di traverso o una medusa o uno squalo o qualsiasi cosa, che ho il problema che mi entra l’acqua dal naso che c’ho il naso che da fuori è normale ma di dentro si vede che è fatto strano e se mi va la testa sotto mi entra tutta l’acqua, ecco io devo avere la riva vicina, o un gommone, o un qualcosa che galleggia a cui aggrapparmi. Ecco. E qualcuno ha osato vedere in questo una grande metafora del mio modo di rapportarmi a certe situazioni affettive.
A me quando mi dicon queste cose mi vien bisogno di un salvagente.

Puoi chiamarlo nuotare se ti spaventa o forse amore – Subsonica

12. luglio 2005

Le cinque ragioni per cui non condurrò “Affari tuoi”

  1. Dovrei andare a Roma e c’ho il culo pesante e quindi non se ne parla proprio
  2. Non posso dire “qualora lo vogliate noi si sarebbe qui” senza una dose abbondante di Plasil in corpo
  3. Son troppo buono per chiamare una signora concorrente vestita in modo appariscente “‘a smandracchiona” davanti a milioni di persone
  4. Odiavo Uan e odiavo Four ed entrambi hanno avuto a che fare col precedente conduttore, cosa che mi rende chiaramente incompatibile col ruolo. Five invece mi era simpatico, infatti il posto di Columbro lo prenderei, anche perchè al momento non sta facendo una mazza (oddio, ho una visione, mi è venuto in mente il biscione amico di Five, che faceva “Pciù”)
  5. Dovrei presentarmi con qualche sponsor, per farmi affidare la conduzione del programma: gli unici che potrei proporre sarebbero qualche negozio qui del paese, ma “Fantasie equine” o “Tendenza Tende” non credo che siano sufficienti.

Trenta mi ha passato il testimone di questa catena nata in casa SasakiFujika, e io da bravo ho eseguito. E passo il testimone a chi vuole prenderselo, così non s’arrabbia nessuno, e chi non se lo prende è un vecchio conio.

11. luglio 2005

Catch the wave

E poi qualcuno ancora mi chiede perchè io e lui non andiamo a vivere insieme.
Eravamo lì in cucina, venerdì sera, anzi sabato mattina che erano le 4, più o meno, e prima di andare a letto G mi dice “ci tagliamo un po’ di salame e aspettiamo l’alba in terrazzo?”. Va bene, io prendo la coca in frigo e G taglia il salame. No niente alcolici che abbiamo già dato abbastanza.
La coca la trovo sotto forma di due bottiglie da un litro e mezzo legate insieme con nastro adesivo cocacoloso: vanno staccate. Prendendole entrambe per il collo ne tiro una per un verso e l’altra per il verso contrario, mettendoci forza che quel cazzo di nastro è bello resistente.
G, che sta tagliando il salame, mi guarda con la faccia preoccupata, tipo come se stessi per fare un danno e viene da me col coltellazzo in mano: “lascia fare” mi dice.
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08. luglio 2005

Geografia

Poi ci son quelle volte che torni a casa che è notte su strade piatte seguendo curve e argini che conosci ma neanche tanto, coi goccioloni del temporale estivo che paccano sul parabrezza, coi lampi tutto attorno e sottofondo una radio locale che passa i Nomadi, che passa Guccini, che passa tutte cose che se non sono emiliane chiudiam la radio. E quelle son quelle volte dove tiri un po’ giù il finestrino che il profumo dell’asfalto bagnato schiarisce la testa insieme alla sigaretta che hai appena acceso, e dove sorridi lì da solo perchè hai sorriso tutta sera, dove ti annusi perchè hai i profumi di tutta una sera, dove vorresti stare in giro fino a far nascere il sole, per non far finire una sera che è un peccato che debba finire.

La bomba

A ripensare ai fatti di ieri “c’è da finire matti”, e allora penso che quello che succede è un po’ anche per autodifesa, ma succede che ci si stupisce sempre meno. Ho sentito tante volte, ieri, dire “eh ma tanto si sapeva che prima o poi…” e io per primo l’ho pensato. Ci si sta abituando, ogni volta un po’ di più.
E allora m’è venuta in mente una canzone che canta dello stupore della bomba, e la canta Daniele Silvestri, e chi non la conosce se l’ascolti qui.

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