28. maggio 2004

28/5 – 3/6 : Chiuso per ferie

E finalmente si parte. Qui piove. Là non si sa. Ma non è importante, l’importante è aaaaandaaaaaaareeeeeeeee looooontaaaaanooooooo…
Tanti baci a tutti

25. maggio 2004

INPS

Campanello.
Son giorni che aspetto gli ispettori dell’inps e mi sa che son loro. Come te li vuoi immaginare gli ispettori dell’inps? Due panzoni scorbutici, uno col sigaro in bocca, due carpettacce di pelle (umana?), una Citroen ZX e l’alito della morte.
Apro.
Ah, non sono quelli dell’inps. Son due signorotte. Mentalmente le abbino subito alle due papere de “Gli Aristogatti”, Guendalina e Adelina. Così, di getto, penso a due signore che stanno facendo il giro del paese per raccogliere soldi per il compleanno del prete. Poi penso a due signore testimoni di geova. Subito dopo penso a due signorotte che raccolgono firme contro la costruzione del cementificio.
“Siamo dell’inps” dicono.
Ci resto un po’ male, avrei preferito dare i soldi al prete.
Apro il cancello e Gunedalina e Adelina entrano con aria seriosa. Faccio il sorriso del bravo ragazzo. Captatio benevolentiae. Entrano e mi spiegano le tasse che vogliono farmi pagare, poi a una sfugge un occhio su un portafoto sulla scrivania, con dentro una foto dei Simpsons. “E’ la sua famiglia?” mi fa sorridendo. Sorrido di mio e rispondo “Eh ho messo una foto allegra: sotto c’è quella della mia ex”. A parte la bugia clamorosa, che sotto non c’è proprio niente, stimolo la signora sulla sua vena Beautiful: “Ah ma siete stati insieme tanto?”. Scatta la chiacchiera del come e del perchè ci siam lasciati, il tutto romanzato qb.
Sono mie, le ho in pugno.
Adelina mi fa vedere una foto della figlia che ha la mia età “magari la conosce!”. “Eh ma signora ma che bella ragazza! No mi spiace ma non la conosco”.
Le sto gestendo da dio.
Si passa a parlare del mondo del lavoro, parlo delle difficoltà dei giovani imprenditori che devono sgomitare se non hanno conoscenze, Guendalina ha il figlio imprenditore e mi capisce benissimo, dice.
Sono padrone.
Non può che andare a finir bene, a meno che…
A meno che.
Entra il mio socio, al mattino è incazzoso, ci litiga e queste vanno via incazzate.
“Socio, il commerciale continuo a farlo io eh?” gli dico.
“Come mai?” mi fa.
“Ah ormai le invitavo a pranzo e te ci litighi dopo due secondi”.
“Ah… scusami tanto… sai, non ho ancora fumato la prima sigaretta del mattino e finchè non la fumo sono un po scontroso”.
“Socio, ti ci vuole un cubano”.

24. maggio 2004

Che poi ti vengono a dire “ma cosa te ne fai…


Che poi ti vengono a dire “ma cosa te ne fai della macchina fotografica nel cellulare?”. Beh, ci faccio le foto. Ci fotografo le etichette delle bottiglie di malvasia. Ci fotografo me e Venedikt che decidiamo cosa fare del sabato sera. Ci fotografo quello che il sabato sera ha deciso di fare di noi. Ci faccio una foto che Venedikt si esalta e mi esalto anch’io che quella coi due tappi è proprio bella. Non ci fotografo tutto il resto. Ma l’alba sì.

20. maggio 2004

Omareneromareneromarenè

L’estate incalza, sì sì. C’ho addosso la smania per la mini vacanza in sardegna fra una settimana: mare, sole, ciabatte, falò. Ecco, i falò in spiaggia per me son sempre stati un po’ un problema: cioè, non è tanto il falò il problema, ma il fatto che so suonare la chitarra. E una chitarra salta sempre fuori, e dai suonaci qualcosa di vasco, e dai non è falò se non canti quellasuamagliettafinaaa, e lebiondetreccegliocchiazzurri non la fai?, e facci uidoruidautiu. Poi ci sono quelli che vogliono far vedere la loro cultura musicale e cominciano a chiederti robe stranissime, “dddai ma non lasssai quella dei pogues famozizzima? Beh fammi qualcoza dei Fugazi… eh ma non conosci nemmeno i Sonic Youth? Cheppalle… ci fozze qui il Picciu le sapeva tutte…” Amico, vammi a chiamare sto Picciu che io non ne posso più.
E si ricomincia con quantafrettamadovecorri, prendiunadonnatrattalamale, certenottilamacchinaècalda, maquantèbelloandareingiropericollibolognesi e così via.
Insomma, sto lì a suonare, che mi piace eh, però mentre suono pian piano a coppie la gente sparisce, e in genere finisce che rimaniamo io e quelli troppo ubriachi per muoversi, che di solito, a te che sei lì con la chitarra, son quelli che rompono più i maroni. Che poi ubriaco attira ubriaco, e arrivano quelli dei falò attorno e ti ritrovi a gestire un gruppo di alcolisti che sbraitano e ti fanno bere che se non puoi combatterli fatteli amici.
E ti svegli all’alba, abbracciato alla chitarra, con la cervicale che urla e il fegato che impreca, con un marmista di Massa Carrara che ti si è addormentato sulla schiena dopo averti raccontato tutta la storia della sua vita.
Oh, m’è passata la smania.

19. maggio 2004

Leggi e sacrifici

Ve la riassumo in breve: è passata la nuova Legge Urbani. Significa che in alcuni casi scaricare certe cose via Winmx, emule e affini può essere reato penale. E’ agli occhi di tutti che questa legge è una cagata pazzasca, ma è passata. Urbani ha detto così:””Chiedo al Senato il sacrificio di legiferare come tutti sappiamo che non si debba fare”. Mica una brutta frase per un ministro che propone una legge.
La CdL compatta ha votato a favore.
Verdi, Rifondazione comunista, Comunisti italiani e dipietristi hanno votato contro.
DS, Margherita, UDEUR e SDI si sono astenuti.
Bene, prendo un piccolo appunto “Alle prossime elezioni astenermi dal votare DS, Margherita, UDEUR e SDI”.

16. maggio 2004

Rat

E’ un po’ come quando schiaccio il pedalino del distorsore. Come quando la fender passa dal suono lucido e gentile della normale amplificazione a quello arrabbiato del RAT. E’ così che mi va il venerdì sera. Tranquillo, pulito, preciso, ogni movimento ben delineato fino a quando arriva la distorsione. Click. E lì non c’è ricerca di gesti, non c’è gentilezza, qualsiasi corda prendi va bene, l’importante è sentire quel suono, accartocciarsi su di lui. Che copre tutto.

14. maggio 2004

Lobietore

A me quando leggo sto blog qua mi viene in mente di quando facevo l’obiettore. Obiettore per il comune del mio paese, che io volevo fare l’obiettore in città con la speranza di riuscire, almeno per un anno, ad andare fuori dai maroni ma non troppo. E invece m’han messo al paesello a 200 metri da casa senza che chiedessi niente a nessuno. Beh dicevo, facevo l’obiettore ai bambini: alle scuole elementari al mattino alle 7, alle scuole medie dalle 10 alle 13, in biblioteca il pomeriggio, ai centri estivi d’estate.
Fare l’obiettore alle scuole elementari vuol dire tenere d’occhio i bambini che arrivano presto perchè i genitori vanno a lavorare presto, e alle 7.10 erano già una decina e tu alle 7.10 hai ancora addosso un sonno che la metà basterebbe.
Vuol dire vedere un ragazzotto sui 26 anni girare intorno, nell’atrio di una scuola, ricoperto di bambini urlanti appesi a lui.
Vuol dire imparare i nomi dei Pokemon. E passare per coglione ogni volta che li sbagli.
Vuol dire tornare a casa ogni giorno con almeno 3 disegni intitolati “LOBIETORE”.
Vuol dire ricordarsi e riproporre i giochini tipo quello che sembra che ti si stacchi la prima falange del pollice o tipo “vola gigino vola gigetto torna gigino torna gigetto”.
Vuol dire non capire se quella maestra coi capelli rossi che appena è da sola ti mostra le mutande lo fa apposta o non se ne rende conto.
Vuol dire chiedersi se la maestra mora l’avrà capito che ti sei convinto che è lei la donna della tua vita.
Vuol dire chiedersi chi te l’ha fatto fare di fare la bidella se devi lamentarti così ogni santo giorno?
Vuol dire ritrovarsi la direttrice che ti prende da parte e ti fa un discorsone sulla pedofilia, sulla paure dei genitori e sul giocare troppo coi bambini, soprattutto le bambine. E comprendere e condividere ogni parola che ti dice, perchè se fossi genitore magari avresti le stesse paure. E capire che c’è qualcosa che non va in tutto sto ragionamento.
Vuol dire non trovare le mezze misure e passare a fare l’obiettore incazzoso, che non ti portano più i disegni e non ti insegnano più i pokemon, ma almeno i genitori son tranquilli.
Poi le scuole finiscono e riprovi le sensazioni di quando finiva la scuola e a scuola c’eri tu.
Tempo d’estate, tempo di centri estivi, piscine. Solo che ora tu e le animatrici vi guardate con occhio diverso.

Rewind

Il 28 maggio torno sul luogo del misfatto. Abatjour di tutto il mondo unitevi. Magliette di tutto il mondo tremate.

11. maggio 2004

Freeze me tender

Ero in centro, davanti a uno dei tre locali strapieni nel finesettimana. Si chiacchierava, alticci, del più e del meno, quando mi passa davanti V. (che per correttezza dovrei chiamare V1, per via che sono stato insieme a due V. di seguito). V1 è una delle poche persone con cui ho avuto una storia e con le quali non sono rimasto in buoni rapporti, sicuramente per colpa mia, che l’avevo proprio trattata male. Sono anche passati ormai 5 anni da quando ci siam lasciati, quindi si presume che certe cose siano passate, che uno abbia elaborato il lutto, che il rancore non duri così tanto.
Parto con entusiamo (complice l’alcol):”Ehi ciao V!!! Mamma mia ma quanto tempo! Ma come stai?!?!?”.
“Ciao. Bene.”.
Una folata di vento siberiano spazza la strada.
Insisto sul brillante:”Dai allora cosa fai? Hai finito l’università?”
“No. Non ancora.”
Tre pinguini si rincorrono in fondo alla via.
Tengo duro:”E cosa stai facendo oltre studiare?”
“L’obiettore di coscienza.”.
Un quarto pinguino si ferma, mi fissa, mi fa il salame e raggiunge gli altri.
Ha vinto lei. Una che mi dice che sta facendo l’obiettore non mi vien più da chiederle niente. Saluto, giro i tacchi e torno dagli amici. Bella però Parma con la brina.

I.V.A. + Edipo

Il 16 scade l’I.V.A., nel senso che bisogna pagarla, nel senso più chiaro che dei soldi che ho guadagnato una parte la devo dare allo stato. Imposta sul Valore Aggiunto: ci trovate un senso? Quale è il valore aggiunto? Stessimo parlando di torte di mele, quando la fa la mamma il valore aggiunto è l’affetto che ci mette nel farla (che la rende molto più buona di qualsiasi torta di mele che qualunque donna mai mi farà, e se volete chiamarlo Edipo fate pure). Io credo di non capire quale è il valore aggiunto dall’Italia a un prodotto creato sul suo territorio, e soprattutto perchè devo smenarci dei soldi io. Il valore è dato dal fatto che sono italiano quindi I do it better? Allora i soldi li dovrei dare a chi mi ha fatto, quindi mia madre, e allora sì sarebbe giusto premiare il suo gesto e la sua torta di mele. E magari riuscirei anche a farmi perdonare di essermi dimenticato, sabato, della festa della mamma.

« Post precedenti