30. aprile 2004

Rebeldìa!

Sulle voci circolanti dal 27 aprile nella comunità di Splinder

Alla società civile e internazionale

Saluti

Il giorno martedì 27 di aprile la provvidenza ha voluto che la mia persona tramite il mezzo informatico denominato internet si è trovata al momento giusto nel posto giusto aggiudicandosi ogni diritto su di un dolce denominato tiramisù. Le forze militari da noi non riconosciute nelle persone di Vodka, Jorma e altri non meglio specificati nani da allora con la politica della preptenza e del terrore pretendono di toglierci ciò che non l’uomo ma Dio ci ha moralmente affidato.
Il giorno giovedì 29 di aprile è nato l’Esercito Zapatista de Liberacion del Tiramisù (grazie anche al Comandante Qoeletos) che ha l’unico scopo di resistere senza violenza fino alla consegna materiale di quanto meritato (-80 ore).

Tiramisù Libero Siempre!

Subcomandante Insurgente Cofanos

29. aprile 2004

Dif-ferite

Il concerto del I Maggio verrà trasmesso con una differita di circa mezzora. E diranno che non è censura, che son misure preventive vista la situazione internazionale, tireranno anche in ballo qualcosa tipo “eh ma lo facciamo per il bene degli ostaggi in Iraq”. La verità è che avete una strafottuta paura che la gente ascolti voci diverse dalle vostre. Non so voi, ma io non ne posso proprio più.

28. aprile 2004

And the winner is…


E andiamoooo!!! Vinto tiramisù grazie all’accesso numero diecimila sul blog di Amarilla: SENZA INGANNO come invece qualcuno “che je rode” continua ad affermare. Seguirà a giorni servizio fotografico sulla consegna del premio.

27. aprile 2004

Cheeese

Ciao cagnone, cos’hai da essere tutto ingrugnito così? Senti la stagione anche tu, bello cagnone? Dai tirati su, sta mica a fare il triste. Cagnone, obbedisci! No eh? Non ti sposti neanche se chiamo l’ACI. Dai, fatti grattare un po’ la panza, dai. Eh però devi collaborare, che se non tiri su la zampa si fa fatica. Quella davanti, bestia. Andiam meglio? Già stanco? Mi sei tornato con la faccia stanca e triste. Allora ti faccio una foto. Fermo lì, sorridi. Ma fai il timido? Dai sorridi, perdio! Bravo così. E adesso facciamo un bel bagnetto! Cagnoneeeee! Dai scherzavo, torna qui!

26. aprile 2004

Banali sgarri

Plinplon. Salta fuori una finestra del messenger. Dice “…faccio solo uno sgarro, ok?”. E’ la stupida biondina (quanto sono politically correct, a volte mi faccio impressione da solo). Le ultime cose che le ho detto sono state “fatti viva solo quando vorrai tornare da me, altrimenti lascia stare”. Le ultime cose che ha detto lei erano dei singhiozzi che stava piangendo. Poi più nulla per un po’ di mesi, stiam mica a contare quanti che non mi va. Sì, ok, padre lo confesso, una sera m’è scappato un sms ma ero ubriaco e cmq è rimasto solo uno, nel senso che poi non ho risposto alla sua risposta, ed era cmq tempo fa. Ma non è stato tutto sto trauma sta finestrella che plinplon salta fuori, ho risposto, ho fatto un po’ di conversazione, un vero signore, ho volutamente parlato del tempo e di altri argomenti banali che tanto lo so che mi accorgo solo io che sono banali, che lei non ci fa caso alla banalità di certe cose, e il vedere che anche sta volta non ci ha fatto caso mi ha rinfrancato ancora un po’. L’ho tenuta poi corta dicendo che avevo da lavorare. Ciao ciao, alla prossima, mi fa. Alla prossima una sega, ho pensato. Ciao, un bacio, ho detto. Quindi? Quindi sì, mi ha fatto un po’ strano sta cosa, ma non mi ha squassato più di tanto. Fosse successo poco dopo il patatrak allora sì che sarei rimasto toccato, ma ora, bof. Certo non ho intenzione di fare l’amicone o cose simili, e se si farà viva ancora glielo dirò. No ma mica per rancore eh, no no. E’ che non siam fatti per essere amici, tutto lì. Se ne facesse una ragione, tempo ne ha avuto, io le mie ragioni me le son fatte tutte.

Aprile dolce dormire

Stanotte ho dormito da cani. Non so cosa è stato, non ho mangiato pesante, anzi ho mangiato da dio, che qoelet ha fatto su una zuppa che era la fine del mondo (grazie bell’uomo) e anche il resto del damangiare era fantastico (se capitate dalle parti di casa di amarilla fatevi fare un tiramisù… ghhhh mi torna l’acquolina). Verso l’una mi son messo a letto e ho cominciato a sognare pesante, nel senso di quei sogni che ti sembra di viverli davvero, dove succede un sacco di roba. Chiaramente ora non ricordo cosa, non me lo ricordo mai quello che sogno. So che mi sveglio agitatissimo, sudato e stanco, convinto che siano le sette di mattina: guardo la radiosveglia e sono le tre. Sono le tre e ho l’ansia addosso. Mi vanno in loop pensieri agitati, di lavoro, di cuore, di me, tutta roba che mi dà ansia. Mi alzo e bevo un po’ d’acqua, a vedere se mi passa sta cosa. Fumo anche una sigaretta, che la nicotina calma. Mi rimetto sotto le coperte con l’occhio pallato. Ricomincio a dormire un’ora alla volta, svegliandomi cioè alle quattro, alle cinque, alle sei, alle sette e definitivamente alle otto. Ora non sono stanco, ma ho ancora quel fastidio addosso. Sono agitato. E ho l’occhio da matto.

23. aprile 2004

Agrilove

Girando, per motivi di lavoro, ho trovato un posto… ma un posto… E’ in collina, tutto prati verdi che sembra la Scozia, col fiumiciattolo in fondo e l’ombra delle piante nei punti giusti, ma finchè non fai una discesa non lo vedi, non sai che c’è. “Qui ci devo venire a far l’amore” ho pensato. E’ stata la prima cosa che mi è venuta in mente. Sarà che le prime esperienze le ho avute in campagna, sarà che quando ero giovane e non c’erano tetti da mettersi sulla testa si finiva sempre in carraia (camporella), col pandino bianco che si impantanava che era uno spettacolo, ma era uno spettacolo anche quanto era comodo. E facevi a meno di mettere i giornali ai vetri, che tanto non c’era nessuno, e poi restavi lì mezzo nudo a fumar la sigaretta con il braccio fuori dal finestrino, lei addosso e il cambio in mezzo (molllto pericoloso). E se era estate potevi anche scendere dalla macchina e buttare un panno per terra e star lì a guardare per aria e a fare progetti dire cazzate. Ed eri sicuro di piacerle, che guardavi la macchina e pensavi “beh se esce con uno con una macchina così devo piacerle molto” che era ancora un’età dove avevi il sospetto che il mezzo su cui ti spostavi potesse influire sul fascino. Poi con la camporella ho smesso: donne con un tetto sulla testa, la comodità di un letto, la sicurezza di una porta chiusa con un catenaccio. Però, ogni volta che vedo un campo con un bel pratino… brrr…

One Time Torture

Stanno facendo una legge che introduce la tortura come reato penale. Con calma eh? L’han dovuto chiedere quelli di Amnesty al Pierferdy, e lui ha promesso. Purtroppo per lui (purtroppo per tutti) il Pierferdy ha in Casa (delle Libertà) la lega. I parlamentari leghisti, vista la nuova legge, hanno fatto un loro emendamento, ricattando il resto della CdL con un “o lo si fa passare o mandiamo tutto afanculo”, che impone la punibilità della tortura solo se reiterata . Grazie a questo emendamento se le violenze o le minacce vengono perpetrate solo una volta allora si può fare. Sarà che ho acquisito sensibilità sul problema, sarà che basta solo un po’ di sale in zucca per capire che gran puttanata è quell’emendamento, ma se oggi incontro uno della lega giuro che lo torturo. Una volta sola però.

22. aprile 2004

Etciù again

Allora, è il secondo tosseraffreddore che mi prendo nel giro di un mese, ne avrei anche abbastanza per quest’anno. Inoltre domani è venerdì e vediamo di guarire entro le ore 19.30 di domani, grazie. E tutto sto bel tempo, che mi tocca star qui chiuso come un pongone, mi dà anche fastidio. E sì, mi son svegliato col piede sbagliato. C’ho la meteoropatia girata. E sì, si scrive meteoropatia e non metereopatia. Gnurant!

20. aprile 2004

L’abatjour

Io sono uno che quando voglio fare un bel gesto, qualcosa che mentre lo faccio penso “sta mossa fa colpo sicuro”, finisce che faccio qualcosa che la gente ne ride per dei mesi.
Era andata così un’estate in Sardegna, avevo sui 20 anni. Conosco questa ragazza, della mia età: corteggio, funziona e finiamo a letto. A letto in camera mia. In camera mia c’era un’abatjour che illuminava a giorno ogni angolo della stanza, allora mentre son lì che provo a districarmi tra reggiseno suo e vestiti miei fra me e me dico “vediamo di creare un po’ di atmosfera, vah…”: mi sfilo la maglietta e la butto sulla lampada. Yeah, ora c’è una luce che mi garba, soffusa quanto basta. Guardo lei con aria da bullo, del tipo “visto che trovata?”. Lei sembra gradire la mia idea.
Luce giusta, tutti nudi, passiamo alle cose serie. Mentre son lì che mi diverto, dopo alcuni minuti tiro su un attimo la testa e annuso l’aria. “Senti anche tu odore di bruciato?” le chiedo. “Eh sì” dice lei. Scartando subito l’idea che lo sfregamento dei genitali potesse causare un autoignizione del suo sentirsi donna la mia testa si volta di scatto alla lampada. Sgrano gli occhi. Ha preso fuoco sia la maglietta che la lampada.
Ora, non so se avete mai sentito parlare del “salto della quaglia”: sarebbe quella pratica per cui in mancanza di contraccettivame vario si fa in modo di interrompere il tutto prima di far danni. Esatto, coitus interruptus. Ma è una metafora. Non è che uno salta davvero. Beh, quella volta lì il salto della quaglia l’ho fatto sul serio: con un colpo di reni degno di un portiere di serie A scatto da lei alla lampada in un millisecondo, afferro la maglietta e, ancora nudo come mammà m’ha fatto, mi metto a saltare sulla maglietta per spegnerla. Spenta la maglietta la uso per spegnere l’abatjour che sta ancora bruciando. Lei è ancora immobile nel letto, che mi fissa con gli occhi spalancati: mi rendo conto in quel momento che il bullo che voleva creare un’atmosfera si è trasformato in un pompiere nudo che salta da una parte all’altra della camera. Spento l’incendio, spenti i bollenti spiriti, mi siedo di fianco a lei con un sorriso colpevole e lei, ridendo come una matta mi fa “senti, guarda che per rendere la serata indimenticabile bastava molto meno”.
La maglietta bruciata è rimasta in quella casa in Sardegna, qualcuno aveva anche proposto di metterla in quadro ma avrei fatto meglio a portarla con me per ricordarmi, ogni volta che mi vien da fare il bullo, che è meglio se lascio perdere.

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