23. marzo 2004

Arsenico detto Lupin

A mio padre, alcuni giorni fa, hanno rubato la carta di credito. E hanno speso un pacco di soldi. Anche se l’aveva fatta bloccare dopo poche ore, comunque li hanno spesi anche dopo il blocco (che io ci devo parlare con quelli delle banche, che cosa cazzo serve farla bloccare se poi uno riesce a usarla ancora per un po’?). Ci troviamo però di fronte a un genio del furto. Il personaggio in questione ha fatto spese anche di 10-15 euro e le ha pagate con la carta di credito: il modo migliore perchè un commerciante si ricordi di te. Ha fatto tutti acquisti non in città ma in piccoli paesi: sei il migliore.
Ma attenzione, il genio esce qui: ha ricaricato la sua scheda telefonica e ha comprato un cellulare. Standing ovation. Ora sapremo il tuo nome e dove ti trovi.
Sarà che io sono fin troppo buono, ma a me, quando ho visto i tabulati e come ha speso i soldi, è passato subito il nervoso. Uno così mi diventa simpatico anche senza volerlo.

21. marzo 2004

Old Mulin

Mammamia che bella serata. Basta un po’ di gente giusta e dell’umore giusto, un po’ di musica non importa quale, un vecchio mulino risistemato a ristorante, vinello quanto basta, e la serata è fatta.
Certo, non tutto può andare bene, nessuno pretende che tutto sia perfetto. E quando, andando in macchina verso il posto, mi appare il nome di V. sul telefono capisco subito. E’ la terza volta che mi chiama in tre giorni, e non è normale visto che non chiamava mai nemmeno quando stavamo insieme. Nostalgia a forma di telefonata, tristezza nell’etere, non sta bene ancora. Alla fine le dico “Hai ascoltato Silvestri eh?”. “Già”. Non so dire altro che mi spiace.
Al ristorante poi ho di fianco una delle migliori amiche di V. E’ una congiura? Ma non è un problema, anzi non la vedo da tanto tempo e ci parlo volentieri, è una bella persona. Certo A., che era seduto di fronte a me, non poteva saperlo che era meglio non parlare della biondina. Ma fa lo stesso.
Finisce la cena, un po’ di gente va via, restiamo in sette o otto nella nostra sala e quelli del locale, di sorpresa, mettono musica da ballare a volume esagerato. Scatta l’ignoranza. Io le Las Ketchup le ho sempre odiate, ma ieri sera sembrava la mia canzone preferita. Tutti in modalità dance davanti al camino, e via così per, boh, un paio d’ore credo. Poi sigla finale, alcune chiacchiere e tutti a letto. Bella, davvero bella serata.
(Veeeeecchiooooo mulinoooooo, suuuuuullaaaaa collinaaaaaaaaaa…)

18. marzo 2004

L’uomo delle pianure

Che voi potete dire quello che ne avete voglia. Che abbiamo solo la nebbia e le zanzare. Che l’odore delle stalle è insopportabile. Che l’odore dei camion carichi di maiali dà la nausea. Che come si sta al mare non si sta da nessuna parte. Che l’aria che si respira in montagna ce la sognamo.
Lo so bene, qui non c’è niente, ma io i miei posti, la mia campagna, la adoro. Vedere quelle strade lì, tra i fossi e il cielo, mi tornano in testa un sacco di cose, che proprio perchè qui non c’è un cazzo prendono ancora più valore: le prime sigarette, le mele rubate, i contadini arrabbiati, i motorini truccati e l’odore di benzina agricola, i primi baci, le prime canne, la cara vecchia camporella, il profumo della pelle di una lei che non ha più un volto, le chiacchiere con un amico dietro un argine. Viverle con dietro un tramonto sul mare, perdon di valore, perchè magari ti inganna la poesia del tramonto sul mare. Ecco magari in montagna hai meno cose che ti ingannano, ma basta un laghetto, bastano i boschi d’autunno e sei fregato, il contesto confonde il valore di quello che vivi. Ti viene il dubbio se quello che stai facendo è bello di per sè o se è il tramonto sul mare a renderlo bello. Qui non c’è un cazzo, puoi solo dar valore a quello che stai facendo, che col tempo diventa valore ai ricordi.
Ho bisogno di uscire e farmi un giro. Magari al mare.
Pianura d’aria e sole, pianura di pittori e matti, di cieli sopra fabbriche e campanili. La foto prende il cielo, la foto prende il ferro e il cemento, la foto ruba il sole e ruba l’anima. E ancora caldo, ancora piatto, sull’orizzonte, ancora pioppi e bici e nubi bianche su queste pianure, per sempre casa.” (McR)

Capirai

Le cose che ho capito in questi giorni, b, non sono tante. Però qualcosa ho capito. Ho capito che averci un Dio non è fondamentale, però aiuta. Ho capito che se ai primi di marzo stai all’aperto di sera senza giacca e non hai freddo non è perchè è arrivata la primavera ma perchè sei ubriaco. Ho capito che dò molta importanza ai baci e poca al sesso. Ho capito che mettersi nei panni degli altri non serve a un cazzo. Ho capito che se fossi stato nei panni di Tanzi avrei fatto come lui, o peggio. Ho capito che, se sono come sono, è anche colpa di tutta questa pianura. E anche la nebbia ha fatto la sua parte. Ho capito che a 40 anni soffrirò di reumatismi. Ho capito che è ora di farmi passare la paura di volare. Ho capito che quando sei convinto di amare perchè senti quel calore alla bocca dello stomaco, è facile che siano i peperoni della sera prima. Ho capito che stare a letto tutto il giorno non fa per me, mezza giornata è più che sufficiente. Ho capito che quando mi ammalo faccio il tragico, e mi arrabbio se non mi si dà attenzione. Ho capito che capisco più cose quando sono in giro che quando sono in casa a letto.
Vedi, B., non è servita poi a capire grandi cose, questa influenza.

17. marzo 2004

Sinusite

Ore 7.00. Socchiudo un occhio per guardare la radiosveglia e capire a che ora è che mi fa così male la testa. Mi tiro un po’ su e mi rendo conto che non è solo la testa, ma anche i denti dalla parte sinistra, l’orecchio sinistro, lo zigomo sinistro e anche l’occhio sinistro. Ieri non mi ha picchiato nessuno, quindi la risposta è un’altra. Porcaputtana il raffreddore m’è andato in sinusite. Zioppera se qualcuno mi ripete “ma veh che tempo che c’è fuori oggi” ci infilo i diti negli occhi.

16. marzo 2004

Cupidi defilippici

Ieri son rimasto a letto tutto il giorno. Già, influenza, l’ho presa anch’io (magari sarebbe meglio dire che non l’ho curata subito e adesso ho addosso un signor malanno). Vabbè, fatto sta che son rimasto tutto il giorno sotto le coperte, e cosa fai se leggere ti fa bruciare troppo gli occhi? Guardi la TV.
Canale 5. C’è una ragazza (Veronica) seduta su una sedia circondata da una ventina di uomini che se la vogliono fare. Maria De Filippi dirige il tutto. Ogni tanto qualcuno le chiede se può ballare, Veronica in base a come le gira in quell’istante dice sì o no. Quando la principessa (del pisello) dice di sì il gallo di turno la prende e si balla un lento di un minuto con lei. C’è comunque un maschio (Alberto) che ha più possibilità degli altri: viene maltrattato da tutti, anche dalla ragazza (stavo scrivendo puttanazza ma mi sembrava un po’ troppo), ma parla più spesso degli altri ed è anche uscito con lei (una scena in un castello… di un patetico… ma di un patetico…). Il favorito ci sta a farsi maltrattare e a farsi dare del coglione da tutti, pur di conquistare il di lei cuore (o pur di farsi vedere in televisione).
A un certo punto lui le chiede di ballare. Lei rifiuta. Lui allora torna buono buono al suo posto senza dire niente. Sai cosa succede? Che lei si incazza perchè lui non ha insistito.
Cambio canale.
Cucuzza.
Spengo.

15. marzo 2004

Rosemary’s baby

Il paesello, a volte, è un po’ inquietante. Capita di fare foto come questa. Paura.

(Non si vede bene, ma quel bambolotto ha la faccia piena di segni rossi)

12. marzo 2004

WENDY!

Eccoci, nuovo weekend davanti. La nuova grafica del titolo è ispirata alla spinta che ho nei confronti di questo finesettimana che si sta presentando. Sì, qui bisogna avere spinta, altrimenti la bonaccia (da non confondersi con la bonazza, che la spinta lei te la dà eccome) mi rincoglionisce. Quindi su, organizzarsi, uscire, REAGIRE! E mal che vada, spacco tutto. WEEEENDDDYYYYYY!!!!
“Wendy, tesoro, luce della mia vita! Non ti farò niente. Solo che devi lasciarmi finire la frase. Ho detto che non ti farò niente. Soltanto, quella testa te la spacco in due, quella tua testolina te la faccio a pezzi.” (Ascolta, 853Kb)

10. marzo 2004

Come si cambia

Squilla il telefonino, numero non in rubrica. Pronto? Ehiiiiiiiiii! Ma te pensa, è proprio A. Ehi ma cambi numero e non me lo dici!??!! E’ tanto che non mi chiami, ma dove sei? Certo che ti raggiungo, una volta tanto che capiti a Parma, un quarto d’ora e sono lì.
Salto in macchina e parto. Mentre guido verso Parma ripenso a lei, ai quasi tre anni che siamo stati insieme, era iniziata che avevamo più o meno 22 anni entrambi. Dai 22 ai 25 anni, una cosa così. Ero tanto innamorato: una bella persona, intelligente, ironica, rompicoglioni quanto basta, sveglia e femminile come poche altre donne con cui son stato. L’avevo lasciata io, lei ci era stata male, poi col tempo siam rimasti amici.
Arrivo in stazione ed è lì che aspetta, piccola e rossa come sempre: me l’abbraccio forte per un po’. Mentre la sto abbracciando le telefona il padre per dirle che è morto uno zio e che domani c’è il funerale. Ahè, cominciamo bene. Mi spiega che lo zio era molto anziano, che spiace ma si sapeva, insomma cerca di sdrammatizzare. L’aiuto nell’opera scherzando sul fatto che non l’abbraccio più sennò chissà cosa succede. Sale in macchina e la porto in centro a bere un caffè.
Siam lì seduti a chiederci come va la vita, che sarà un anno che non ci vediamo, e a un certo punto mi fa “Senti io sono qui per raccontarti una cosa, che se non ne parlo con te non so con chi parlarne…”. Nella mia mente passa, nell’ordine: ha l’aids, vuole rimettersi con me, qualcuno sta morendo, è incinta, suo padre vuol rimettersi con sua madre. Lo so, non sono stato ottimista, ma aveva una faccia che lasciava presumere qualcosa di brutto. E non ha avuto molta fortuna nella sua vita, soprattutto negli ultimi anni.
Le dico “Ok, però se mi sconvolgerà tanto dimmela pianino, giraci un po’ attorno, che son sensibile in sto periodo”.
“Non so bene da dove cominciare… ecco, ho cominciato una nuova relazione…”
“Eh e cosa c’è di così sconvolgente? Voglio dire, ne avrai cominciate 10 di nuove relazioni da quando ci siam lasciati… spiegami meglio che così non capisco”
“Questa volta è una storia un po’ diversa…”
“Nooooo ho capito: lui è sposato e tu fai l’amante. Guarda, fossi in te lascerei stare, investi in casini”
“No non hai capito tu, la storia è diversa perchè sto con una donna.”
Silenzio. Sguardo fisso. Una delle espressioni meno intelligenti che io abbia mai fatto.
Eh, lì per lì son rimasto stranito. Non mi sconvolge l’omosessualità, non ci trovo nulla di strano. Mi sconvolge però saperla abbinata a lei. Lei che la conosco bene, che so quanto è femminile, lei che è una delle ultime persone che avrei mai abbinato a un contesto gay. Lei che auguro a ogni uomo di fare sesso con una come lei. E invece si è ritrovata innamorata di una donna, completamente presa da lei, stupita molto più di me nello scoprire questo suo aspetto omosessuale.
Passato lo shock iniziale per aver avuto la presunzione di conoscere una persona come le mie tasche, chiarito che mi vedeva con una faccia strana per quello e non perchè mi infastidisse il conoscere questo suo lato omosessuale, mi faccio raccontare tutto il resto. Il resto è molto triste. Il resto è fatto di amici coi quali non se la sente di confidarsi, di genitori che sbattono le sue cose fuori di casa, di un sacco di cose da rimettere in discussione.
“Vieni qui vah, che ti abbraccio ancora un po’, e vedrai che tutto si sistema da solo, è dura adesso che è l’inizio ma poi le cose andaranno a posto, e tu sei forte”.
In certi momenti mi vien da fare così, abbraccio, in altri invece sdrammatizzo. Questa volta ho fatto entrambe le cose, che so che le piace.
“Senti, io ti sto vicino e quando vuoi ci sono, però quando vengo a trovarti mi prometti che mi lasciate guardare mentre fate sesso?”.

08. marzo 2004

Lista.txt

E’ successo che ho trovato un file, sul desktop del portatile. Lista.txt. Checcazzè sta roba? Apro. Una lista di canzoni, canzoni che non posso aver scelto io. Però il file l’ho fatto io. Caterina Caselli. Battiato. Carboni. Consoli. Tutte canzoni cantabili a memoria dall’inizio alla fine. Questa roba sa di V. lontano un chilometro, ma quando cazz…? Ah! La lista del cd da portare in vacanza. Cd che non ho mai fatto, chiaramente. “Chiaramente” perchè sono quel tipo di persona che alla lunga perde attenzioni verso il partner, che si appoggia sulla sicurezza di un amore giurato da quattro anni. Perchè sono pigro in molte cose, fra queste l’amore.
Ma in vacanza ci siamo andati, anche senza il suo cd.
Vado da lei alle 21.00 con valigeria e tutto il necessario, parcheggio sottocasa e salgo. Sì, ho tutto, ho preso anche la tenda che non si sa mai. Allora a che ora ci alziamo? Alle 6.00? Ok, così per le 7.00 siamo in macchina puntati verso la Croazia. Mi sta bene, punta la sveglia. V. che ora è adesso? Le 22 eh? Dai, vestiti che andiamo. No, non andiamo a bere niente, andiamo in Croazia. Massì dai, basta che mi parli un po’ e non mi addormento mica. E poi sai che bello arrivare là all’alba?
Le piaceva questo mio aspetto, che ogni tanto cambio idea e faccio le cose d’istinto. Non le è piaciuto granchè quando l’ho lasciata. Non era pronta a farselo ripiacere quando sono tornato indietro.
Poi succedono tante di quelle cose, in così poco tempo. Però forse è ora di farlo, quel cd. E non per tornare indietro e nemmeno per andarla a cercare, ma per ricordarmi, quando ce ne sarà bisogno, che l’ultima cosa da fare, in amore, è sedersi e godersi il paesaggio.
Bugiarda – Caterina Caselli | Sarà perchè ti amo – Ricchi e Poveri | Gelato al cioccolato – Pupo | E ti vengo a cercare – Battiato | Gli uccelli – Battiato | La cura – Battiato | 10 ragazze – Battisti | Con il nastro rosa – Battisti | Hey Jude – Beatles | She loves you – Beatles | E la luna bussò – Bertè | Blowin in the wind – Bob Dylan | Glory days – Bruce Springsteen | I’m on fire – Bruce Springsteen | Chicchi di grano – Luca Carboni | L’ultimo bacio – Carmen Consoli | Fiori d’arancio – Carmen Consoli | Father and son – Cat Stevens

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