13. ottobre 2007

Life


Da Too Much Coffee Man

28. settembre 2007

Dove eravamo rimasti?

I spariEh, poi finisce che uno si preoccupa, e c’ha anche ragione. Sto bene. E’ solo che c’ho una fraccata di lavoro, e poco tempo, e succedon troppe cose che mi vien voglia di scriverne per bene, ma alla fine non c’ho tempo e allora lascio stare. E poi, tra l’altro, sono ancora lì che scartavetro e spennello mobili e sedie, che è un’attività che mi sento realizzato, star lì, rincoglionirsi dell’odore della vernice, la radiolina sotto con una stazione locale qualsiasi (radiodeejay, sallo, m’hai veramente frantumato la sacca marronaia), si sta bene.

Dicevo, c’era un sacco di roba di cui scrivere, la vacanza in Calabria, la tristezza della politica, le facce da assassini, la gente in piazza, i monaci rossi, quei sei uccisi in germania (v’eravate già scordati eh? Eh lo so, fan scalpore pochi giorni ste cose, tempo che i tedeschi smettano di indignarsi) ma mi sa che quella roba lì è meglio se non me ne rimane memoria. A parte il mese in Calabria. Che la Calabria, non è mica come te l’aspetti o come te la racconta chi ci passa di sfuggita. O meglio, non lo è mica sempre, che per certe robe c’hanno una testa che vorresti prendergliela e sbattergliela forte contro un muro urlandogli perché quella cazzo di spazzatura per forza in spiaggia la devono lasciare? E poi cominceresti con una serie di perché che alla fine magari sbattergli la testa serve anche a poco. E però, a parte quelle robe lì, c’è che star lì, per esempio, a parlare con sta vecchietta di ottantanni che ti racconta delle storie che se le ricorda solo lei, in una lingua che ormai la maggiorparte riesco a capirla, e se non la capisco chiedo, io se mi metti davanti una vecchietta che mi racconta storie io di lì non mi muovo finché non smette.

Ah, un’altra roba bellissima lì del posto dove ero, e poi smetto, è che quando c’è un matrimonio fanno “i spari”, che sarebbero i fuochi d’artificio. Funziona così: i spari lì organizza la sposa, e più grandi sono, più grande è la dote che porta. E così tutti sanno quanto ricca, o indebitata, è la sposa. Ora lascio a voi immaginare il tripudio di spari che c’era ad ogni matrimonio. Quindi ogni giorno.

Un’altra roba di cui non ho parlato ma avrei voluto, è un sacco di musica nuova che sto ascoltando, ma non c’è tempo, recupererò.

03. agosto 2007

Statemi bene

Riturnella

Solito post di saluti prima della partenza, domenica.  Scendo in terra calabra, fino a fine mese, che qui c’è tanto bisogno di riposo e tre settimane abbondanti di pasta al forno, peperoni fritti, vino buono e mare finché c’è luce, credo possano bastare.

17. luglio 2007

La scoperta dell’outlet

Io non l’avevo mica capito bene, cosa sono gli outlet. Ero convinto che erano una roba tipo un mercato però con degli sgabbiozzi fissi. M’han detto “eh è tipo un paesino con delle casette e in ogni casetta c’è un negozio” e allora io, che c’ho la fantasia bucolica, m’ero immaginato tutta una robina piccolina, tipo il paese dei Puffi, però con al posto dei funghi delle casette di quattro metri per quattro e una commessina piccolina in ogni casina.
A dirla tutta, mi sfuggiva anche il significato della parola outlet in sè, e forse m’è ancora poco chiaro, sapevo che centrava qualcosa con “robba bona a poco prezzo” ma non capivo perché. Immaginavo fosse un po’ fallata. Invece da quel che ho capito è solo vecchia di un anno, ma non son mica sicuro.

Sabato allora, ero in giro con la morosa tra Piacenza e Fidenza, e a Fidenza c’è il Fidenza Village, che è un outlet, siam passati lì vicino e le ho detto “dai ma fermiamoci qui al Fidenza Village, che così capisco finalmente come son fatti, sti outlet”. Lei, chiaramente, non ha opposto alcun tipo di resistenza (e dove lo trovi un moroso che ti chiede di fermarti all’outlet?).

La prima cosa che ho capito, è che di piccolo, lì dentro, non c’è proprio niente. L’ingresso sembra di entrare a Gardaland o Mirabilandia, che han tirato su una roba che vuol sembrare l’entrata di un castello. Poi quando sei dentro sembra di essere in un borgo medievale, però si capisce che è tutto posticcio. Tutto posticcio a parte la gente, che entra a folate tipo le armate di un esercito: loro son più credibili, medievalmente parlando.
La prima cosa che compro è una cialda ripiena con mezzo chilo di gelato sopra: il gelato non è dell’anno scorso, perché costa come da tutte le altre parti.

Poi ci dividiamo: lei deve vedere delle robe in una profumeria che sembra più un negozio di frutta e verdura (va molto di moda, ultimamente, vendere profumi che sembra che vendi rapanelli), io devo ancora orientarmi ed entro per i fatti miei nel negozio della Nike. Il rapporto commesso-cliente, negli outlet, è piuttosto libero: il cliente gira per i fatti suoi e il commesso non gli sta addosso finché il cliente non lo chiama. Io vorrei prendere un paio di Nike+ con l’affarino per usarle in combinazione con l’iPod. Non ne vedo, e non ho voglia di sgomitare con tutti i rapper della provincia di Parma riuniti in quel negozio in occasione di una particolare promozione che c’è quel giorno, quindi faccio un gesto a una commessa e le spiego cosa voglio. Quando lei mi dice, come se parlasse a uno che non esce di casa da una vita, “ma no, sono nuove, le avremo l’anno prossimo!”, è a quel punto che mi viene il sospetto che il concetto di outlet sposti indietro di un anno ogni desiderio di acquisto. Me ne esco un po’ affranto, che non è mica colpa mia se non lo sapevo, e anche con l’aria un po’ scema, che c’ho ancora la cialda di gelato in mano, e mi sento sempre un po’ scemo quando cammino e lecco il gelato.
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10. luglio 2007

Furniturically correct

Un giorno qualsiasi, in un mobilificio qualsiasi:

Lei: Ti piace quel mobile decappato?

Io: Guarda che non si dice decappato, si dice “diversamente mobile”.

04. luglio 2007

Entvsiasmo

Ti trovi, ogni tanto, ad aver a che fare con cose che non avevi mai affrontato prima. E io sono uno che si entusiasma, quando succede una roba del genere.
Mi sto trovando, ad esempio, a dover sistemare un appartamento, e quando sono entusiasta entro un po’ nel personaggio che più si confà alla situazione che mi entusiasma.

Dove prima avevo l’ufficio, adesso l’ufficio non è più lì, quindi è tornato un appartamento normale e ci vado ad abitare con la mia morosa, solo che è tutto da sistemare. E divento un po’ muratore, e scopro cose di chi deve metter mano a una casa.

Scopro che per scegliere i colori, che per fortuna vengono gli imbianchini che se devo tinteggiare io finisco tra dieci anni, dicevo per scegliere i colori ti dan delle mazzette piene di foglietti colorati con migliaia di gradazioni. Subito la mazzetta la guardi con diffidenza, un corpo estraneo, una roba strana, ma poi ci prendi confidenza. Io poi, son uomo pratico, e insomma sarei portato a dire “van bene questo questo e quest’altro” e bona lì. E però c’è una donna con me a condividere la scelta, ed è giusto scegliere in due. Ora, ho presente quanto può impiegare una donna a scegliere il colore di un abito quando ne esistono due o tre tinte differenti: più o meno un pomeriggio. Provate a dare in mano ad una donna una mazzetta con migliaia di colori e ditele di sceglierne uno per ogni stanza, che le stanze son sei. L’equazione è [ tre tinte : un pomeriggio = mille tinte : x ] quindi moltiplicate x per sei. Se avete tempo fate i conti e fatemi sapere, che gli imbianchini son già in casa. Io, per conto mio, ho concordato sulle tinte in linea di massima, poi le sfumature le lascio a lei, che non è un “arrangiati” ma veramente a me le sfumature non mi cambian niente. E ad ogni modo, sia chiaro, l’entusiasmo non fa una piega, che scegliere i colori non è mica un problema.
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26. giugno 2007

Revolutionary Beach

Quello che mi dà più fastidio, quando torno da un posto di mare, è che mi resta in testa la consapevolezza che c’è della gente che è rimasta sotto un ombrellone, là, mentre io son qui in un ufficio. Che uno non ci pensa, quando non lo vede, il posto di mare, uno non ci pensa che c’è della gente che in qualche posto, in molti posti, è là beata a non fare una favazza. O magari è là che lavora, e però il suo lavoro è tirare su e giù dei lettini per una spiaggia, o spillare delle birre medie guardando il mare, e poi a ottobre andare in crociera perché è finita la stagione.

A te invece ti tocca star qui, incastrato nelle tue cose, col culo su sta pianura che la cosa più vicina all’idea di mare è una cava di sabbia lungo il Po, e però non ci puoi andare perché le zanzare, lungo il Po, pagano il bollo, tanto son grosse.

C’è di buono che siam bestie che sanno sopravvivere, e pian piano ce lo si scorda il fatto che c’è gente sotto gli ombrelloni, e torniamo a far le nostre cose senza quel senso di invidia che ti rende tutto un pochino più difficile.

E il fatto di sapere sopravvivere mi aiuterà a rimuovere anche l’ultimo libro che ho letto, Revolutionary Road, che non se n’è accorto nessuno ma ieri ero sotto l’ombrellone con una carogna che me la son tirata dietro tutto il giorno, che a me, un amaro in bocca così, son pochi i libri che me l’han lasciato, anzi forse mai nessuno così tanto prima di questo.

Ma per fortuna, o purtroppo, sappiam sopravvivere.

21. giugno 2007

Zigulì

E’ un periodo che c’è un lavoro di donne-che-conosco incinta, in giro, che c’è da aver paura. La mia amica, quella che era a scuola con me e siamo andati in giro un sacco di anni insieme, anche alcune estati in vacanza, e poi ci siamo un po’ persi, lei per esempio, ora come ora, è pregnantissima. La mia ex, quella che siamo stati insieme quattro anni, adesso è molto incinta. E pure mica cugina, che ci stava prendendo una certa età, e le zie si stavano preoccupando, adesso anche lei è incinta. Mi fa un po’ strano che vadano tutte dallo stesso ginecologo, pur abitando a chilometri di distanza una dall’altra, ma nelle cose, certe volte, ci son dei meccanismi e delle coincidenze che è anche inutile star lì a pensarci. Dimenticavo, c’è anche quella con cui sono uscito un po’, che ci avevo anche scritto qualcosa su di lei, ecco anche lei è incinta, ma lei è quella di cui mi stupisco meno, che “contraccezione” pensava fosse una tecnica insetticida.
Bisognerebbe invece, magari, star lì a pensare a questa partita di preservativi difettosi che hanno venduto negli ultimi mesi, o a quel buontempone che si è messo a sostituire le pillole anticoncezionali con le Zigulì. Ferma tutto un attimo, seriamente: le Zigulì le fanno ancora? Che io, da bambino, con quelle al limone e all’arancia ci avevo una specie di dipendenza. Io a forza di mangiare Zigulì mi si è cariato un dente di quelli da latte, il canino superiore destro, e quando poi quello definitivo è cresciuto e quello lì un po’ cariato è venuto via, quello che è cresciuto è venuto fuori un po’ storto. Ed è ancora lì, un po’ storto, a ricordarmi che le Zigulì è meglio se ci sto lontano. Specie se le spacciano per pillole anticoncezionali.

Ma mica perché non voglia mai e poi mai figli, solo che c’ho ancora un po’ di cose da fare prima di dedicarmi anima e corpo alle partite di calcetto di un eventuale figlio maschio o alla clausura di una eventuale figlia femmina.

Tra le cose da fare, ad esempio, il prossimo weekend alla Duna degli Orsi.

13. giugno 2007

Fermiamo gli orchi!

Appello contro la giornata dell'orgoglio pedofilo sul web

Clicca l’immagine e firma l’appello contro la giornata dell’orgoglio pedofilo sul web. Non aggiungo altro, perché non trovo le parole.

08. giugno 2007

Partenza lunga

Vorrei due ali d'alianteMa come è che uno va via una settimana, cosciente che quando tornerà avrà un po’ di lavoro arretrato, e al rientro si trova come se fosse stato via un mese? Un qualche meccanismo, immagino, per cui uno dovrebbe immediatamente sentirsi in colpa. Bè, caro il mio Dio dei sensi di colpa, mi rimbalzi. Ci tornerei domani, in Scozia. Scioperi permettendo.

Sì, perché lo sciopero l’ho preso in pieno: il martedì siam partiti da Parma sapendo che forse il volo era stato annullato, però vaffanculo, voglio vederlo scritto sul tabellone all’aeroporto, come nei film. E come nei film l’ho letto. Allora si va allo sportello della EasyJet, si questiona un po’ sul fatto che non dico una chiamata, ma una cazzo di email o un sms potevano anche mandarli, e poi ci si fa spostare il volo al giorno dopo. Dopo 10 minuti, saran le 9.30 di mattina, con tifosi del Milan che arrivano a frotte perché il giorno dopo gioca ad Atene, e a loro il volo non lo cancellano ma glielo spostano, che altrimenti dan fuoco all’aeroporto, dicevo son passato 10 minuti e siamo ancora in macchina a dirci “oh ma tornare a Parma adesso, che siamo a Malpensa, ma ti sembra il caso? Saranno altre due ore e mezza di macchina…”. E no, non ci sembrava proprio il caso, che essere in ferie siam già in ferie, tanto vale cominciare il cazzeggio. E, si sappia, se c’è da cazzeggiare, sono un professionista.

Vediamo, cosa c’è di bello vicino a Malpensa? Ma cosa vuoi che ci sia, mi vien da dire. E invece vè, guardalo lì sulla cartina, il lago Maggiore. Dai, saran 10 minuti di macchina, troviamo un Bed&Breakfast e ci facciamo anche una mangiata sul lago, stasera.

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