21. dicembre 2005

InFissa 2005

Leggevo Achille che ha fatto una lista di canzoni per le quali è andato in fissa quest’anno, e m’ha fatto pensare che può sempre tornare utile, tipo tra una quarantina d’anni quando coi miei nipoti sfoglieremo il blog del nonno, rivedere su che canzoni mi fissavo nel 2005.
E quindi ecco la mia “InFissa 2005”, canzoni non necessariamente uscite quest’anno ma cantate, ballate e magari anche suonate appena possibile nell’arco del 2005.
Leggi tutto…

25. settembre 2005

Casa

C’è un posto incredibile, dove se ci vai ti metton su la canzone che non ti aspetti, che non l’han mai messa su, e te la metton su nel momento migliore che capisci che se in un posto così ci stai così bene non è un caso. E io in quel posto lì mi sento a casa, c’è poco da fare. Che poi ti stanca eh, perchè andar sempre lì alla lunga stufa, ma non si scappa, se c’hai voglia di star bene vai lì perchè sai che solo lì succedon certe cose. Purtroppo per il resto del mondo mi sa che è un ragionamento che vale solo per me e per pochi altri, che insomma se qualcuno va lì e poi non gli succede niente che non venga qui a rinfacciarmi e a dire “eh te però mi avevi detto che”, io l’ho detto, io mi sento a casa, ma non è detto che mi casa es tu casa.
Tutto questo, ecco, per dire: ha riaperto.

13. settembre 2005

Senza parole

“E ho guardato la televisione ed ho avuto come l’impressione che mi stessero rubando il tempo…”. Vasco, va bene tutto, avevo persino buttato giù la storia della Vodafone, pensa te… ma ho visto la pubblicità della nuova Punto, e soprattutto ho sentito. Gli hai venduto “Senza parole”, che avevo finito di cantarla a squarciagola giusto giusto stanotte. Mr Rossi, che ti fossi un po’ rimputtanito s’era capito, ma dar via così “senza parole”… che gran zoccola.

27. maggio 2005

Voglia di Sud

A me il FuoriOrario, il circolo dove vado tutti i venerdì, piace soprattutto quando fan le cose tipo stasera, che c’è la festa del salento. Ogni tanto le metton su quelle canzoni lì tipo taranta o pizzica o comunque che sanno di sud, è c’è un sacco di ragazze che si mettono a far girare la gonna lunga tenendola per i fianchi e battendo con la punta del piede per terra, facendo perno sull’altro, e facendo svolazzare i lati della gonna avanti e indietro.
Ecco in quei momenti resto incantato, tra la musica e il movimento delle gonne, e penso che io il sud non l’ho mai visto e prima o poi ci devo andare, che voglio andare alle feste di paese e alle sagre e sentire la taranta e la pizzica e guardare le signore anziane che la ballano anche loro, e sentirmi parte di un’Italia che da queste parti, troppo spesso, s’è raffreddata e rinsecchita.
La canzone che sentite qui si intitola “L’Imperatore” e loro sono “Il parto delle nuvole pesanti”, dalla Calabria.

26. maggio 2005

Accordi

Secondo me farebbe bene a tutti saper suonare la chitarra. E’ terapeutico. Ma mica saperla suonare da dio, fare assoli o robe difficili, no no, basterebbe fare accordi. Io fin da quando ho imparato, ma proprio dai primissimi tempi, ogni tanto mi metto lì con la chitarra acustica e faccio un accordo, uno solo, e lo suono per un sacco di tempo, lo arpeggio o lo strimpello, ma sempre lo stesso. Certo, fa un po’ fuori di testa, ma se sono un po’ triste e mi metto lì e faccio, chessò, un si minore, la tristezza che magari mi uscirebbe dagli occhi finisce lì, si unisce alla tristezza del si minore e ci si appoggia finchè non sparisce. O se al contrario sono felice, niente di meglio che girare attorno a un re maggiore, farlo squillare e farlo cinguettare, che il re maggiore è una ragazzina stupida che fa la sciocchina e ti fa sorridere. Ho bisogno di sicurezza? Un bel DO, con due spalle così, che mi porta al bar e mi offre da bere e mi dice vedrai andrà tutto meglio. Il LA invece è la mamma, mi accarezza sulla testa e mi spiega che basta solo lei, che finchè c’è lei va tutto bene, il LA mi vizia e mi rimbocca le coperte. Il MI minore invece è un vecchio di montagna, che racconta storie tristi con gli occhi lucidi e la voce profonda e un toscano fra le dita, e non puoi fare altro che stare lì ad ascoltarlo.
Ogni accordo è un personaggio che sa farmi compagnia,
compagnia a me, che è evidente,
sono un malato di mente.
O yeah.
(SOL)

18. aprile 2005

Robe da mercanti

Sono brianzoli, e sono in tre. Però ho dovuto contarli, che a sentirli suonare sembravano almeno in cinque. Si chiamano Mercanti di Liquore. Belli no eh, belli è diverso, quindi giovani donne in cerca di nuovi idoli patinati e torniti lasciate stare, non è questo il genere.
Però suonano da dio, e non solo suonano, ma dicono cose e le dicono come mi piace sentirmele dire. Credo sia stato cominciare come coverband di De Andrè che gli ha permesso di entrare in un modo di cantare che ti scalda il cuore.
Avevo il primo album che è intoccabile, ho il cd “Sputi” che han fatto con Marco Paolini (sì, quello che c’è al giovedì sera su Rai3) ed è un altro lavoro splendido, registrato praticamente in presa diretta. L’ultimo album l’ho sentito di sfuggita, non mi ha entusiasmato ma al concerto ci sono andato lo stesso, e quanto ho fatto bene, mammamia.
Che poi il FuoriOrario, il posto dove han fatto il concerto, è a pochissimi chilometri da dove i fascisti avevano ucciso i sette fratelli Cervi, e i Mercanti hanno scritto una canzone bellissima sui sette Cervi. Sarà che è una storia, quella dei sette fratelli uccisi dai fascisti, che mi hanno sempre raccontato fin da quand’ero piccolo, che è una storia di queste parti che ti serve a far capire cosa era il fascismo e l’antifascismo, sarà che erano emozionati anche loro a cantarla, sarà che nel locale c’era una foto dei sette fratelli e quando hanno iniziato a cantarla qualcuno l’ha fatta passare fra la gente finchè è arrivata sul palco, saranno un po’ tutte queste cose ma insomma alla fine gli occhi lucidi ce li avevamo tutti.
Questo per dire che se capitano dalle vostre parti non dovete perderveli.

08. aprile 2005

31 canzoni inconfessabili

Aderisco all’iniziativa di Macchianera e mi tuffo nel bagno d’onestà confessando 31 canzoni (alla Nick Hornby) italiane che mi piacciono (alcune proprio da bestia) ma che mai confesserei dal vivo se non dietro ubriacatura pesante. So già che comunque qualcuno mi toglierà il saluto, qualcun’altro verrà a cercarmi sotto casa con una mazza ferrata, altri mi sfotteranno finchè campo. Ammetto, infine, che la lista era ben più lunga di 31…
Leggi tutto…

29. dicembre 2004

Vinicio

Che io Vinicio Capossela dal vivo non l’avevo mai visto, o quasi, poi mi spiego. Beh è come me l’aspettavo, proprio con quella faccia lì e quella voce lì. E vabbè non è che ha fatto tante canzoni sue l’altra sera, ci ha messo in mezzo un po’ di roba strana e un po’ di cover, ma lui c’ha quella faccia lì che non è mica facile dimenticarsela. Sbronzo. Sorridente. E ti butta giù una serie di parole con una facilità che pensi che solo quando sei ubriaco ti possono uscire così, che non devi averci nessun tipo di freno per mettere in fila quelle parole in quel modo.

E poi c’ha la giacca con le lucine natalizie, tutto attorno al bavero fino in fondo alle ginocchia, che se gli cade addosso quello che sta bevendo prende fuoco e sarebbe davvero un bell’effetto speciale che se ne compiacerebbe sicuramente anche lui.

E sta lì, e se la canta e se la suona e se la ride che capisci che se anche il locale fosse vuoto sarebbe lì uguale uguale. Allora mi ricordo di quando sono entrato in quel posto, a Parma, quell’enoteca col pianoforte all’ingresso, e c’era lui seduto lì che se la suonava con la stessa faccia. E mi sembra proprio un bel modo di stare al mondo.

“Come sto vivendo il successo? Benissimo, mi fa risparmiare tanti soldi al bar…”

16. settembre 2004

Mammamia che cd…

Scarico un sacco di musica, lo ammetto. Spesso e volentieri anche alla cazzo, perchè mi ispira un nome o il titolo di un album. Poi c’era una canzone che dovevamo fare quando ancora avevo un gruppo della quale mi sono innamorato subito. E ho pensato bene di portarla al mare e Venedikt che la metteve su 20 volte al giorno l’ha portata alla gloria. Che poi saranno sicuramente famosi eh, ma io mica li conoscevo. E io, che le mezze misure non so neanche dove stanno di casa, ho scaricato tutti gli album compresa una raccolta, e ho cominciato da quella, per farmi un’idea se quella canzone era un caso o se mi piacciono proprio. Sono qui che li ascolto e so già che sarà il cd dell’autunno, e magari dell’inverno, è un pugno nello stomaco e una carezza sulla testa, sa di termosifoni appena accessi e di sole freddo dopo un acquazzone, è quel cd che se sei incazzato ti fa urlare e se hai voglia di vivere ti fa correre. E poi ogni volta che sento “Not an addict”… ah…
Now On the Air: “I smoke a lot” – K’s Choice
“I smoke a lot, I’m not talking weed or pot, I smoke the regular stuff. I smoke a lot And if you’re a smoker too You are to know sometimes it’s tough To be in healthy company: People who always say “You smoke a lot, Imagine the amount of money you could save if you’d quit” “You smoke a lot, By now you’d have a bike, aren’t you concerned about the kids?” Well, of course, sure I am, concerned (a bit) But about that bike, I could get killed with it And is that what you really want (It’s not).
So I smoke a lot, I smoke a lot, My God I smoke a lot, and I feel fine, And I feel fine, I smoke a lot.”

18. giugno 2004

San Siro, 12/6/2004

Partiamo in quattro da Parma alle 14.30, destinazione Milano, Stadio Meazza.
E’ la prima volta che vado a vedere Vasco nonostante mi piaccia da sempre, un po’ perchè l’idea di stare in mezzo a tutta quella gente mi mette ansia, un po’ perchè sono pigro.
La tenuta è evidentemente da principiante: maglietta bianca, pantalone corto chiaro, zaino monospalla e infradito, sembra che stia andando in spiaggia.
Bello il rito dell’avvicinamento, dell’ingresso allo stadio (certo che tutte quelle cazzo di scritte Vodafone mi han fatto girar le balle, lì per lì), della salita al secondo anello, dell’attesa.
M. mi guarda e mi fa “avevamo 15 anni la prima volta che ci siam detti di andare a vedere Vasco insieme, ti ricordi?”. Eh mi ricordo sì, ce ne abbiamo messi altri 15 per farlo. “15 anni fa avevo un’altra religiosità” gli rispondo, citando il buon Rossi.
Siam così pirla (o così annoiati) che ci facciamo una foto e la spediamo via mms al numero per farla apparire sui maxischermi del palco (cazzo… Vodafone… hai incastrato anche me…) “capirai se salta fuori…” penso io. Dopo 5 minuti i nostri faccioni sono là belli grossi davanti a qualche decina di migliaia di persone, con sotto una frase che a 15 anni mi sarei vergognato a scriverla sulla Smemoranda. La gente attorno si volta per guardare se siamo noi. “Sì signora siamo noi, stiamo bene vero?”. La signora, seduta nella fila sotto alla nostra, fa parte di una famigliola che copre completamente le fasce d’età dei fan del Blasco: nonna sui 55, figlia sui 35 e nipote sui 15 anni. Tutte grasse uguali, vestite simili, sembrano una matrioska smontata e appoggiata sui seggiolini. Simpatiche.
Alla nostra sinistra una compagnia di ragazzi tranquilli rolla canne e beve coca&rum a nastro, senza rompere le palle a nessuno ma anche senza offrire niente a nessuno. Tzè. Fate almeno il gesto, no, che siamo gli unici pirla a non averne?
Alla nostra destra una coppietta non fa altro che limonare per tutte e 5 le ore che siam rimasti lì ad aspettare. Anzi no, limonano e lui si beve una birra e si rolla una tromba più o meno ogni mezzora, ma non offre nè alla ragazza nè a noi vicini di casa. Penso alla poveretta e alla moquette che lui deve avere al posto della lingua.
Uh, parte la ola! Beeello. Toh un’altra! YEAH!. Ancora? Eh vabbè. Un’altra? Eh ma adesso basta però. Alla fine ne saran passate dieci, che ok che ci si annoia, ma facciamo anche qualcosa di diverso, chessò, giochiamo a bandiera.
Dall’alto ogni tanto arrivano schizzi d’acqua, a volte bottiglie di plastica vuote, insomma un po’ di tutto: il mio amico s’è preso un mezzo salame in testa. Massì, inutile arrabbiarsi.
Passano così cinque ore e comincia lo show. Che non ci sono parole per descriverlo, bisogna esserci e basta, e che mi son sentito un po’ stupido per tutte le volte che ho sentito parlare dei concerti di Vasco e ho sempre ascoltato con piglio un po’ scettico, che dicevo massì ma è solo un concerto. Adesso ho capito.

« Post precedenti   Post seguenti »