24. novembre 2006

It’s gonna be alright

Ci son delle volte, che guardo un telefilm o ascolto cose e mi restano in testa le musiche per settimane. A volte mesi. M’è successo di non togliermi di testa, per un paio di settimane, la musichetta dello spot del Tonno Nostromo, quella che faceva “Signora mia… sono il nostromo di questa flotta…”. Un incubo.
Invece poi ci son le volte che la musichetta ti piace e te la canti e ricanti senza stancarti. E quando ti capita di risentirla, e magari rivedere anche ciò che c’era abbinato, bé ti butta addosso quel misto di buonumore e nostalgia e figlichetempi! che ti ci puoi crogiolare all’infinito.
Questo, insomma, per tirarvi giù insieme a me in questo flashback anni 80, che mi butta tanta allegria e son qui in ufficio che mi dimeno che sembro uno degli Scissor Sisters:


(grazie ad auro per l’ispirazione)

09. novembre 2006

Destra o sinistra?

Qui nel paesello, certe volte fan dei lavori che uno pensa che forse, tra la noia e l’umidità della nebbia, certe sinapsi del cervello soffrono troppo.
Nel mio quartiere, son quattro strade in tutto, ci saranno più o meno trenta case, nessun condominio, una o al massimo due famiglie ogni casa, alla fine dei conti poche macchine che vanno in giro. Quelli che lavorano in Municipio, che son lì che dopo aver costruito una delle piazze più brutte d’Italia ora si annoiano, han pensato di mettere a senso unico queste quattro strade del mio quartiere. Strano che non ci abbian sbattuto anche un paio di rotonde, così, per stare alla moda.
Il problema però, nei piccoli comuni di provincia, è coordinare le forze lavoro, specie quando si lavora per appalti al ribasso. E spiegare all’appalto che mette i cartelli quali sono i versi dei sensi unici, e spiegarlo allo stesso modo all’appalto che fa le segnalazioni per terra, non è mica facile.
Infatti, se ora aveste modo di fare un giro qui nel paesello, nel mio quartiere, potreste anche voi gustarvi lo spettacolo di cartelli che indicano un senso di marcia, e indicazioni a terra che indicano il senso inverso.
Certo, i cartelli hanno ancora un trasparentissimo sacchetto che li copre, ma la sensazione di smarrimento quando ci si trova davanti è notevole. Gli umarelli nei bar stanno già imprecando e adesso chi lo paga il lavoro fatto male, e il rifacimento, e son soldi nostri, e non paghiamo già abbastanza, e non ci bastava il cementificio a farci girare i coglioni. C’han mica tutti i torti.
A me basterebbe sapere da che parte dovrò voltare quando esco dal cancello.

08. novembre 2006

Longisland Station

Ne ho parlato non so quante volte, qui, di quel posto lì. Il FuoriOrario. Bè, stasera me lo son ritrovato in tv.
Tutto tirato a lustro, tutto pulito, senza bicchieri per terra e ubriachi al bancone, senza il gestore anche lui ubriaco a dir cose al microfono, solo un pianoforte in mezzo alla pista, un paio di jazzisti sul palco e un Carlo Lucarelli in giro.
Già, ci girano la nuova trasmissione di Lucarelli, al FuoriOrario: Milonga Station. Un circolo ARCI, trasmissione su Rai 3, ci può anche stare.
Che io, l’ultima volta che son stato lì, ho detto “Vè, un camione della RAI! Sta a vedere che stasera andiamo in TV!”. Invece dentro niente telecamere, solo il solito fotografo che gira per mettere poi le foto sul sito.
Dice l’ANSA:

E’ un Carlo Lucarelli meno noir quello che torna su Raitre, dal 7 novembre in seconda serata, con una nuova trasmissione, ‘Milonga station’. Dopo avere districato i misteri d’Italia in ‘Blu notte’, il noto giallista racconta al suo pubblico la letteratura, tra grandi classici e opere minori, in una simbolica stazione ferroviaria ricostruita a Gattatico (Reggio Emilia). ‘Ho sempre avuto in testa l’idea di parlare di libri – spiega – Mi diverto, per me e’ piacevole sperimentare cose nuove’.

Ora, sappiatelo, la simbolica stazione ferroviaria che ospita cultura letteraria non è stata ricostruita da o per Lucarelli, ma in buona parte, quell’incubatore culturale, l’ho finanziato io, a forza di Long Island.
…paura eh?