01. marzo 2005

Traumi infantili

Traumi infantiliPensavo ai bambini, quelli piccoli, leggendo phoebe. Mi piacciono eh, non ho niente contro di loro, ma un po’ mi inquietano. Non ho parenti stretti con figli piccoli, o meglio, ce li ho ma non sono in grandi rapporti con loro, tipo che ci si vede a natale quando va bene, e quindi l’universo bambino piccolo è un mondo piuttosto sconosciuto, ma non credo sia dovuta solo a questo la mia inquietudine.
Quando facevo l’obiettore ho avuto a che fare con piccoli esseri umani di pochi, pochissimi anni, nel paio di mesi in cui ero stato messo di servizio, alcune ore al giorno, all’asilo nido. Non che avessi grandi mansioni eh, più che altro ero lì per sistemare lo stanzone dei giochi quando i miniesseri andavano a casa.
Prima che se ne andassero stavo soltanto in un angolo a guardarli barcollare, infilarsi le dita nel naso, mettersi in bocca le cose più strane: per rendermi utile magari avvertivo le maestre quando mi accorgevo dei loro problemi di incontinenza. I modi che avevo per accorgermi che l’avevano fatta o che erano in procinto di farla erano diversi. A volte te ne accorgi dallo sguardo: il cosetto è lì che corre e tutto in una volta si ferma, immobile, l’espressione assorta come davanti a un’apparizione mistica, forse per questo motivo dicono che quella dei bambini è santa. Altre volte te ne accorgi senza guardarli. Altre volte ancora te ne accorgi dalle tracce che lasciano, specie sullo scivolo. Per fortuna che pulire quelle cose non rientrava nelle mie mansioni.
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