15. ottobre 2004

One night in Milan

Tutte le varie cose sul mio culo pesante già le ho scritte: è successo che quindi una volta mosso, quel culo, qualche settimana fa, l’ho portato a Milano.
Arrivo sotto casa sua verso ora di cena, la chiamo per dirle di scendere che sono arrivato, mi fumo una sigaretta nell’attesa e tra me e me penso che uscire così, tra blogger, fa un po’ strano, che magari ci son poche cose da dirsi visto che molte le si è già lette sui rispettivi blog. Eccola che arriva. Ci diamo due baci e, cosa che faccio senza farmi notare, l’annuso. Mmmmh, sa di buono. Eh sono un po’ bestia in queste cose, non ci posso fare niente. Saliamo sulla macchina e decidiamo un po’ dove andare, o meglio, lei fa proposte e io faccio finta di scegliere, che alla fine è meglio se decide lei. Ok, deciso: ristorante romano. Logico no? Però sì, preferisco dù bbucatini cacioeppepe ad un risotto allo zafferano.
Scopro un’altra cosa che mi piace poco di Milano: trovare un buco dove infilare la macchina. E io che pensavo che il parcheggio fosse un problema a Parma… no no, non siamo nessuno in confronto a loro. Giro per circa 40 minuti prima di trovare un posto, faccio quello tranquillo che è la prima serata insieme ma scenderei e prenderei volentieri a mazzate ogni macchina parcheggiata male o ogni smart di merda che mi si infila davanti e si va a parcheggiare in posti dove solo una smart ci può stare. Mi chiedevo: ma occorre avere la faccia da culo per avere una smart, o è la smart che ti fa venire la faccia da culo? Fatto sta che vorrei fare un giro del quartiere con un bazooka in mano. Però sto tranquillo, e continuo a darmi un tono, che bisogna far bella figura, bisogna.
Lei intanto parla, chiacchiera, racconta, e con un ditino continua a cambiare stazione della radio: confessa che è un suo difetto e che non può farci niente. E’ un difetto carino, penso lì per lì, rendendomi conto che è potenzialmente uno di quei difetti per i quali se dovesse nascere una storia, nel giro di alcuni mesi è probabile che quel ditino glielo tronchi.
Finalmente trovo un buco per la macchina, parcheggio ed entriamo al ristorante. Simpatici quelli del ristorante romano e bellino il locale: certo se il cameriere non parlasse con accento francese sarebbe più facile calarsi nell’atmosfera capitolina. Ci trovano un tavolo, con l’obbligo di toglierci dai coglioni entro le 22 che arriva gente che ha prenotato. A me mi sembra una roba da matti, questa di farci mangiare di corsa, o comunque di farci alzare da tavola, che non m’era mai successo, ma guardo la reazione di lei e ne deduco che a Milano è cosa normale. E pensare che avevo già lì un francesedimerdavacagareteeiltuoristorante. Ma continuo a darmi un tono, che è meglio.
La cena va avanti bene, e lì penso che mi piace proprio, mica la cena, lei. Anche la cena è buona, ma i bbucatinicacioeppepe sono praticamente pasta in bianco. Lei mi prende per salutista: in realtà la sera prima era venerdì e all’inaugurazione del mio locale preferito l’ho presa gigantesca e lo stomaco un po’ ne risente, ma decido che anche questo magari è meglio non farglielo sapere.
La osservo un po’ in tutto, ma con discrezione: come mangia, come si muove, come è in mezzo alla gente. Immagino stia facendo la stessa cosa con me, quindi sto composto e mangio senza ingozzarmi, appoggio le posate al posto giusto e mi pulisco la bocca prima di ogni sorso di vino. Abbiamo entrambi un piccolo calo di classe quando ci mostriamo a vicenda i denti per vedere che non ci siano rimasti pezzi di verdura in mezzo.
Usciti dal locale si decide come proseguire: decidiamo di bere qualcosa da qualche parte. Che “qualcosa da qualche parte” a Milano significa “ci fermiamo nel primo posto dove c’è da parcheggiare”. Pub piccolino, luci soffuse, ci mettiamo in un angolino, che mi piace stare negli angoli dove si vede il resto della gente. Non fosse che il locale non ha sedie ma piccoli barilotti, carini da vedere ma che ti danno quell’aria “sedutosullatazzadelcesso” che non è facile da gestire. E infatti mi sento un po’ scemo. Ordino un cocktail, solo uno, e non è che mi vada granché, vista la serata precedente, ma mi aiuta ad avere aria disinvolta mentre sto su quel cazzo di barilotto.
E’ più o meno a questo punto che comincio a volerla baciare a tutti i costi, ma non mi faccio avanti che non ho ancora capito se è il caso, e sarebbe bello se si facesse avanti lei, ma sicuramente pensa che non è il caso.
Passo quindi così le successive 6 ore a pensare se è il caso di baciarla o meno.
Lo so, quando mi ci metto son bello lento.