03. novembre 2003

Leprotti mimetici

Stava lì, il leprotto, tutto schiacciato senza muoversi. Secondo me non respirava neanche.
Giù le orecchie, tieni il fiato, ziiiittoooo. Che è un attimo che mi ritrovo in padella. Nonmihavistononmihavistononmihavisto. Cavolo si è fermato. Mi fingo morto, mi sembra una buona idea. Poi son colore della terra, sono anche mimetico. Forse dovrei sdraiarmi nella posizione tipica dei leprotti morti. Eh ma se mi muovo adesso finisce che mi vede. No no sto così, che sembro un sasso. Giro appena appena un occhio, piano piano, che guardo cosa fa. Eh ma con tutta sta luce non si vede niente. Sarà mica sceso? E se è sceso? Questo mi vuole mangiare, sicuro. Oggi è sabato, mi vuole certamente nel suo forno per il pranzo della domenica. Che con le orecchie tutte giù non riesco neanche a sentire bene cosa sta facendo. Se ne alzo appena una, magari, qualcosa sento. Eh ma non s’è mai visto un sasso con un’orecchia alzata. Uffa, qui non succede niente. Ma questo qui alle 4 del mattino non ha niente da fare? Forse se gli parlo riesco a spiegarglielo che non è normale stare a guardare un sasso alle 4 del mattino. Che non può aver capito cosa sono, io sono un maestro della raffinata arte della mimetizzazione.
Toh, ma cosa fa? Va via? Eh l’avrà capito da solo, che non è normale stare alle 4 del mattino a guardare un sasso. Veh che ora che m’ha fatto fare sto tipo. Dura la vita di noi leprotti mimetici.

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