27. novembre 2003

Security by obscurity

Ah, il convegno sulla sicurezza informatica. Lo affronto con piglio molto scettico, che non ho ancora sentito nessuno a un convegno parlarmi di sicurezza in termini accettabili. Arriviamo puntuali, io e il mio socio. Adoro la puntualità, mi fa sentire a mio agio fin da subito, mi fa partire col piede giusto. La prima persona che incontro non la riconosco e me ne rendo conto dopo un 10 minuti: è un limite mio, non mi ricordo mai un nome e nove volte su dieci nemmeno una faccia.
Metto giù la giacca e saluto qualche faccia conosciuta che non sa cosa ci faccia io lì: già, son 3 anni che lavoro ma non mi sono mai fatto vedere granchè a questi happening. Oh, son selvatico, i convegni dove è il caso andare più che altro per farsi vedere non mi son mai piaciuti, così come gli appuntamenti più mondani: cene tra giovani imprenditori, pranzi di lavoro, ma per piacere. Tutti lì a raccontarsi di come i dipendenti li fan dannare, di quante tasse devon pagare, di come senza di loro chi lavora per loro non starebbe bene al mondo. Ma andate a cagare, che se siete qui a far gli sboroni è perchè c’è gente che lavora per voi.
A questo proposito qualche giorno fa ho affrontato l’argomento con un’amica, giovane imprenditrice che ha già figliato e con tutta probabilità attualmente mal fiondata vista l’acidità del suo porsi verso il mondo. Mi parlava di un suo socio più o meno in questi termini “sai lui è uno comunista”. Io “Quindi?”. Lei “No ma non comunista nel senso che hai capito, un comunista fascista”. Io “no, non ho proprio capito”. Lei “Sì insomma uno che è imprenditore però è per i dipendenti”. “Guarda che faccio davvero fatica a seguirti”. Lei “Ti spiego, se un mio dipendente mi dice che c’è bisogno di qualcosa in ufficio io gli dico sè sè e poi faccio quello che voglio, lui invece se un dipendente gli dice che c’è bisogno di qualcosa lo prende sul serio e si sbatte per farglielo avere”. “Quindi fascista perchè imprenditore e comunista perchè ascolta i dipendenti?”. “Sì esatto”. “Non ho capito ancora ma fa lo stesso”.
Tornando a ieri, salutate persone che facevo a meno di salutare e altre con cui invece avrei avuto molte più cose da dire, ma non era nè il luogo nè il momento, mi sono accomodato nella sala convegni. Per primo parla un avvocato. Parla di sicurezza e privacy dal punto di vista della nuova legge. Bravo, chiaro e quasi esauriente. Butta bene, penso.
Poi parla un tizio con un powerpoint degno di un corso per ipovedenti ritardati. Son stato così attento che non mi ricordo neanche di cosa parlasse.
Poi parla quello che conosco, che in quanto “uno del settore” ci deve parlare di sicurezza informatica. Al convegno erano presenti imprenditori non del settore informatico, o meglio non solo, e l’intenzione era quella di sollecitare la loro attenzione e svegliare il loro interesse ad un settore per il quale praticamente non esiste cultura. Questo a mio parere lo puoi fare in due modi: il primo spiegando con serenità che, come diceva l’avvocato, la legge prevede certi “canoni” da rispettare e altri che la legge definirebbe come comportamenti da “buon padre di famiglia”, il secondo modo è facendo terrorismo psicologico. Secondo te cosa ha fatto? Bra-vissimo. Terrorismo. Che ci sono milioni di hacker (alla prima ho pensato a una piccola distrazione, certamente voleva dire cracker, alla decima ho capito che non conosce la differenza) pronti a entrare nel vostro pc di casa, nella vostra rete aziendale, sui vostri server! ANATEMA SU DI VOI! Gli hacker (cracker, cazzo, cracker!) vi tromberanno le mogli, violenteranno le figlie, sevizieranno il cane, faranno tutto quello che vogliono di voi e dei vostri cari attraverso il vostro pc! E ve lo siete meritato che non avete fatto nulla per impedirlo! (messaggio subliminale: al piano superiore vendiamo il prodotto che fa per voi).
Finito l’intervento speravo solo che non mi chiedesse come m’era sembrato, e non l’ha fatto, graziddio, probabilmente troppo sicuro di sè per essere interessato a cosa ne pensano gli altri.
Per l’ennesima volta si è cercato di fare informazione disinformando, o dando una visione contorta delle cose, semplicemente per vendere di più (non meglio) e non per migliorare la situazione.
Pausa caffè (pardon, coffee break), altre due cazzate random e tutti a casa a spegnere il pc ai nostri figli.

25. novembre 2003

Good boy

Il mio socio è un gran bravo ragazzo. Solo un po’ tanto puntiglioso. Diciamo così che lui è tutto quello che io non sono (e viceversa, chiaramente). Lui è preciso in ogni cosa che fa. Lui sa una marea di cose, ma di ogni argomento possibile. Quest’estate gli ho regalato una bottiglia di merlot croato, e ieri sera mi ha detto che l’ha bevuto. Automatica la mia domanda “Come era?”. Uno cosa dovrebber dire? A) Buono B) Così così (di peggio non puoi dire, è un regalo). E lui invece? “ti dico la verità? profumi buoni, molto fruttati, di bosco, soprattutto fragola lampone e amarena sotto spirito, colore un po’ opaco, scarico, in bocca cadeva, cioè, rispondenza naso-bocca = 0. Strano. Aveva comunque 12° quindi un vino non eccessivamente corposo. Tannini molto in evidenza, squilibrati.” Il mio occhio assume l’espressione intelligente della mucca che vede passare il treno. Per un attimo pensavo di essere finito a “Gusto” del TG5. Rinuncio a chiedere se era buono o no, onde evitare una dissertazione filosofica sulla soggettività del buono.
Ad ogni modo, si va d’accordo. Sì beh ogni tanto si litiga perchè quando si impunta, diocenescampi. Però la sua onniscienza (sempre che si scriva così) non te la fa pesare. Cioè, se ti spiega qualcosa che tu non sai (capita spesso) non lo fa per dimostrare che LUI SA, ma lo fa in modo che anche tu lo sappia, te lo spiega finchè non capisci o finchè non invochi pietà. E’ questo il suo bello.
Ecco una cosa sulla quale non ci troveremo mai: la musica. Mi ascolta gruppi della scena indie (anche questo, si scriverà così?) rock e cose di etichette indipendenti, robba alternativissima che io non ho mai sentito (Fugazi il primo nome che mi viene in mente). E mi sta bene, solo che l’altro giorno, in macchina, mi ha chiesto di togliere il cd di De Andrè perchè gli dava fastidio. Mi son venute le bolle. “Ok, metto su Vasco?.” “No dai, troppo di maniera.” Bava alla bocca. “Va bene, allora Silvestri” “Umf…” Mi fermo. “Senti, questi sono i cd che ho in macchina, scegline uno e la facciamo finita”. Siam tornati a casa ascoltando Radio 24.

21. novembre 2003

Docce

Lei adora l’acqua bollente, io la odio, mi fa proprio male. Mille volte abbiam provato a fare la doccia insieme, per farci le sporcherie umide. Uscivo sempre incazzato mandando affanculo lei e l’acqua bollente. Alla fine ho imparato ad aspettarla a metà strada fra la doccia e l’accappatoio.
– Vedi? Nell’amore bisogna sapersi adattare –
Sì, se sei innamorato ti adatti a tutto. E’ quando ti adatti per convincerti d’essere ancora innamorato che deve farti capire che qualcosa non va. E quando cominci a ustionarti sotto la doccia per far piacere ancora al vostro amore, senza renderti conto che lo fai per convincerti di amarla più di una volta.
– E quindi l’hai lasciata. Bravo. E adesso perchè sei tornato? –
Perchè ogni volta che mi scottavo sotto la doccia pensavo a lei.

(grazie al bruko bollito per l’ispirazione)

19. novembre 2003

Supramonte

(…) e ora siedo sul letto del bosco che ormai ha il tuo nome,
ora il tempo è un signore distratto, è un bambino che dorme.
Ma se ti svegli e hai ancora paura ridammi la mano,
cosa importa se sono caduto, se sono lontano.
Perché domani sarà un giorno lungo e senza parole,
perché domani sarà un giorno incerto di nuvole e sole:
ma dove, dov’è il tuo amore
ma dove è finito il tuo amore.
(Hotel Supramonte – Fabrizio De Andrè)

17. novembre 2003

Odio quando di me commentano “me l’aspettavo più giovane”.

Amico fragile

Faber, amico fragile. Era un bel po’ che non spendevo così bene 24 euro. Mi sono chiuso la domenica pomeriggio in casa e non ho ascoltato altro. Lo ammetto, ho pianto. Perchè sono bellissime le canzoni ricantate, e ogni canzone è abbinata al giusto interprete. Ma anche perchè comunque non ti basta, comunque vorresti risentire lui cantarle dal vivo. E sentire Battiato che non riesce a finire “Amore che vieni, amore che vai” perchè sull’ultimo ritornello la commozione è troppa, beh, sfido chiunque a non commuoversi. Splendido anche Vasco che prima di cantare “Amico fragile” legge un pezzo scritto dal Faber dove spiega come ha scritto quella canzone.
Ma sono tutte splendide (a parte Celentano… non sto a spiegarvi perchè, se lo comprerete capirete).
E ora lo riascolto.
pensavo è bello che dove finiscono le mie dita
debba in qualche modo incominciare una chitarra

13. novembre 2003

Schifo

Mi fate cagare. Veramente schifo. Non è il momento delle polemiche ma dobbiamo stare uniti nel dolore? Vaffanculo, vai. Quei ragazzi non erano là a difendere il mio paese, non erano là a fare del bene, forse credevano di farlo, ma erano là, e lo sappiamo tutti, sia chi fa finta di niente che chi si straconvince della buona fede di chi ci comanda, erano là per l’amico americano, perchè l’amico americano ci deve far passare i suoi oleodotti di là, ci deve scavare i suoi pozzi. E noi siamo là a dargli una mano, che magari un pozzetto ci scappa anche per noi. Con la lingua di fuori e il culo scoperto.
Se il nostro padrone (già, non è il nostro presidente del consiglio, ma il nostro padrone, visto che fa quello che cazzo vuole senza ascoltare nessun altro) fosse uno che manda in giro i nostri militari per operazioni umanitarie allora perchè non ha mai mandato nessuno, ad esempio, in Nigeria o in qualche altro paese africano, che magari riusciamo a dargli veramente una mano, invece di permettere che quella gente si faccia un culo tanto per arrivare in italia e poi si trovi davanti una bossi-fini che non dà loro speranze?
Vacci tu, adesso padrone, a guardare in faccia le mogli e i figli di chi tornerà a casa legato stretto nelle bandiere, e a spiegargli perchè il loro marito o il loro babbo è un eroe e il perchè è morto. Ma il vero perchè. Eh no, non lo farai, o meglio: andrai sì da loro, con tutta la tua faccia triste triste e dirai loro che chi è morto è un eroe, ma il perchè sarà lo stesso che sbandieri da quando li hai mandati là. E metti Mentana anche lui tutto triste triste al TG5 che fa vedere le immagini di chi non c’è più durante un intervista girata due settimane fa. Quanto buon gusto. Io spero che a tutti voi ipocriti di sto cazzo ogni volta che vi crepa qualcuno a voi caro vi facciano vedere un video dove chi è morto era ancora in vita, poi mi saprete dire come è.
E la programmazione televisiva? Tutti film sui carabinieri e sulla guerra. Toh, qualcuno s’è accorto che abbiamo gente in guerra. O in missione di pace? Ah no è guerra. Ma non s’era detto che era missione di pace? Ah ma guarda, ci hanno confuso le idee. Che strano.
Ripeto, massimo disprezzo. E gli accorati appelli a restare uniti puoi metterteli dove preferisci, padrone.

11. novembre 2003

photo.splinder.com

Visto che ogni tanto faccio foto e mi diverto anche, ho pensato bene di aprire http://photo.splinder.com/.

10. novembre 2003

Ciao

Ciao, io parto. Sì, torno da lei. Lo so, ancora un addio, ancora una volta. E’ che non respiro più così, mi manco io, io come ero con lei e lei e me insieme, un’unica cosa che separata mi fa mancare l’aria. Pensavo mi sarebbero mancate solo le abitudini, quei piccoli incastri che tante volte fanno credere che sia ancora amore mentre è solo comodità del proseguire senza sforzi. E invece mi sbagliavo, è proprio lei che mi manca. Sì, queste sono le mie valige, questo è ancora un altro viaggio. Ho preso tutto, tutto quello che mi hai dato, quello che ci siamo costruiti, emozioni e calore. Ti ho lasciato quello che ho potuto, quello che son riuscito. E qualche cd.
Il nuovo viaggio, su un percorso che già conosco, non sarà semplice. Ma ora mi sento pronto, mi sento carico, ho la spinta giusta, tutto quello che mi mancava quando, alcuni mesi fa, ho deciso di fermarmi.
Ma resterà una casa, in mezzo alla campagna, piena di colori, e una persona in quella casa, che fa parte di me e che con me parte per il viaggio, perchè quello che sono ora lo devo anche a lei.
Sono un viaggiatore strano, perchè chi viaggia dovrebbe essere abituato ai distacchi, mentre per me ogni volta è una sofferenza. E per soffrire meno io corro.
Sembra un copione scritto da un matematico, dove ogni volta un risultato implica una perdita, senza mezze misure. Ogni volta scegliere vuol dire rinunciare.
Ciao cara amica, ti abbraccio come ogni volta che sono uscito da casa tua, come ogni volta che sono andato via. Ti manderò cartoline, lettere, e un pensiero ogni volta che vedrò una casa in mezzo alla campagna, con una luce accesa.

03. novembre 2003

Ricerche familiari

Adesso, voglio dire… cioè…. uff, discorso impegnativo. Subito volevo scherzarci sopra, ma forse non è il caso. Ad ogni modo, tu che sei giunto qui facendo una ricerca su Arianna con le parole chiave “una sega dalla sorella”, sappi che NON E’ UNA COSA NORMALE.

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