29. ottobre 2003

On the run

Ieri sera, ore 19.00 circa, ho fatto il grande passo: sono andato a correre. Con amico di supporto, più nel ruolo di eventuale rianimatore che di amico. Eppure io ero uno che di sport ne faceva, altrochè. Sport del cazzo perlopiù, nel senso che il salto in alto non è una di quelle discipline che “fanno figo”, quelle sono dal più classico calcio al rugby al basket. Insomma, qualsiasi sport che non centri con l’atletica. Sport, per come l’ho vissuto io, piuttosto sfigato, fatto di primedonne che si credono unti dal signore e allenatori che si credon tutti talent scout. Ero abituato a sport di squadra io (volley), e il passaggio all’atletica è stato un trauma: cazzo lì ti guardan male anche i tuoi compagni di allenamento! E questo alla fine ti fa diventare come loro, non è che se tutti ti guardan male tu puoi continuare a fare il compagnone. E infatti son durato poco in quell’ambiente. E sono convinto di non aver perso niente.
Non starò qui a ricordare di quando mi sono dato allo squash, che dopo 4 partite mi son lussato una spalla.
Beh insomma, tornando a ieri sera, era una vita che non facevo movimento, e mangio e fumo e bevo senza ritegno io, non mi so controllare in queste cose. Per fortuna il fisico non ne risente più di tanto. O meglio, non ingrasso tanto quanto dovrei (e in genere un po’ di nuoto mi fa rimettere tutto a posto), ma i miei polmoni devono essere messi veramente da schifo. Dopo 500 metri avevo strani dolori che mi partivano dal torace e arrivavano allo stomaco. Dopo un chilometro, fantozzianamente, ho chiesto al mio amico come mai avesse invitato anche l’Arcangelo Gabriele a correre con noi. Verso il chilometro e mezzo ho issato bandiera bianca e sono tornato verso casa. Che merda.