06. Marzo 2008

La luna nera

Ogni mattina, in ufficio, ricevo almeno due telefonate di gente che cercan di vendermi qualcosa. Ormai ho anche imparato a riconoscerli già prima che mi dicano cosa vogliono: se, ad esempio, la telefonata comincia con un tono come se fossimo mezzi parenti, dicendomi “Aaaaaallora signor Andrea, come andiamo, tutto bene?” so già che è qualcuno o del Sindacato di Polizia, o del Sindacato delle guardie carcerario, o del Sindacato della Finanza, o di un qualche altro sindacato che facendo leva sul fatto di appartenere a un corpo che potrebbe darti problemi, cerca di scroccarti soldi sperando su un tuo meccanismo di autodifesa mafiosetto, del tipo “ci dò i soldi così mi lascian stare”.

Il mio trucco, per togliermi di dosso questi, è dirgli che l’azienda sta chiudendo e che stiam fallendo e insomma magari se magari hanno loro qualcosa per me.

I più fastidiosi però, son quelli che arrivano direttamente al campanello. Quelli che fanno porta a porta, insomma. Lì c’è lo scontro fisico, il facetoface, roba per uomini duri. L’edificio dove lavoro io poi è un po’ tutto aperto, Dio abbia in gloria l’architetto, e la gente arriva direttamente davanti alla porta dell’ufficio senza passare dal via. In questi casi, quando mi ricordo, sbircio dallo spioncino. Stamattina, non mi son ricordato.

Ero al telefono con il commerciale della Lavazza (o della Segafredo, non ricordo) che voleva attaccarmi una macchinetta per fare il caffè. Le spiego che qui in ufficio di caffè assolutamente non ne facciamo uso (mentendo, abbiamo delle flebo caricate a caffeina). Questa insiste, ma se la porti a casa la macchinetta, la faccia provare ai suoi cari (sì, ha detto “i suoi cari”), tanto è gratis per due settimane. Le spiego che sono cardiopatico e proprio il caffè non posso vederlo neanche col binocolo, questa cerca di affibbiarmi le cialde decaffeinate. Nel bel mezzo di questo scambio ormai ai limiti del decente suonano alla porta. Spiego alla signorina caffeina che mi han suonato e che proprio devo lasciarla e mi fiondo ad aprire la porta, senza guardare dallo spioncino.

Buoooooooongiorno belo signore tanta fortuna prendi santino tanta fortuna dai qualcosa per miei bambini prego dai qualcosa“.

Era una commerciale della Sfiga, meglio conosciuta come zingara.
“No guardi, gentile signora vestita in nero, a parte che son fortunatissimo, ma non ho proprio niente, e sto lavorando, abbia pazienza”.
Peeeeeeeeeeeerpiacere belo signore dai qualcosa io ti porta fortuna tanta fortuna ancora di più prendi santino dammi soldi per poveri bambini“.

Allora faccio la finta di cercare nelle tasche e rispiego che guardi proprio non ho niente, lei intanto guarda ben bene l’ufficio. Se nei prossimi giorni dovessero venire i ladri, sappiam dove andare a cercare.

“Signora proprio non ho niente…”
Aaaaaaalora dami tua mano io lego tua mano io tira via  tutta quel’invidia che tu hai adosso“.

Belo signore non aveva mai chiuso la porta in faccia a nessuno, in vita sua, ma è un’esperienza che d’ora in poi consiglierà un po’ a tutti. E comunque, una ravanata ai beli maroni se l’è data, belo signore, si sa mai.

21. Febbraio 2008

Hawaii Chair

Se qualcuno avesse ancora dei dubbi sul fatto che l’umanità sta andando in vacca, ecco la dimostrazione:

18. Febbraio 2008

5 4 3 2 1 Finiti gli inviti per Xobni

Ho cinque quattro tre due un finito gli inviti per Xobni, plugin per Outlook. Per vedere come funziona e a cosa serve, cliccare qui. Per ricevere l’invito, lasciare un commento.

15. Febbraio 2008

Pino Zimba

Io al Salento ci sono legato, ma tanto. Mica quel Salento dei localini fighini, dei divanetti sulle spiagge e dei buttafuori che fanno “entry selection” (movacaghèr), e neanche al salento della “Jamaica del Sud”, degli chic-a-bbestia coi loro cazzo di cani senza guinzagli e la Visa in tasca, io sono legato al Salento delle feste di paese, delle feste di Santo Rocco, della pizzica che dura tutta la notte.

I ritmi della pizzica e della taranta e dei bambini che ballano come i grandi, delle sfide coi coltelli e dei corteggiamenti coi fazzoletti, io a quel Salento lì ci voglio proprio bene. Magari non lo capisco fino in fondo, che bisogna anche nascerci in mezzo a certe cose, per capirle a fondo, però so che quelle robe lì mi son rimaste nel cuore.

Tutto questo per salutare Pino Zimba, che due giorni fa è morto, e chi l’ha visto suonare, in Salento o al Fuori Orario (veniva spesso), può avere un’idea di che personaggio abbiamo perso.

08. Febbraio 2008

Sulla felicità

Uno non è che deve essere felice proprio a tutti i costi, può bastare anche essere felice ogni tanto. Ma c’è in giro gente stupida. Ma così stupida che proprio non gli interessa esser felici, fan di tutto per intristirsi la vita.

Può sembrare un concetto semplice: cerca di esser felice. Ma non è così. C’è gente che perde così tanto tempo a sbattersene della felicità che poi si dimentican di quella volta che gli era capitato di esser felici, e vanno avanti così, a pensare a chissà cosa meno che alla cosa più importante. E di solito questi son poi quelli che la felicità ce l’hanno a portata di mano, quelli che ci vorrebbe niente e tak, eccola lì. Che ci son anche situazioni, nella vita, che uno non è colpa sua se proprio non ce la fa a star bene, e allora amen, se non è colpa tua, se proprio non c’hai potuto fare niente ma t’è andata così, bona lì, molla, esci, e nessuno ti dice niente. Quando però al primo giro c’hai in mano due assi, e sul tavolo c’è un altro asso, ci vuol dell’impegno a sputtanare tutto. La gente, certe volte, arriva a bluffare pur di perdere, e io questa cosa mica la capisco. (E il texas hold’em si sta impadronendo anche delle mie metafore).

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31. Gennaio 2008

Arteriosaudade

Al bar, poco fa, al tavolino dietro al mio, un gruppo di vecchiette disserta di politica finché una non dà la sentenza definitiva:

“Berlusconi vè è uno serio! Mica quegli altri, che son tutti dei Copacabana.”

23. Gennaio 2008

Dica trentaquattro

In un giorno in cui forse il governo schiatta, in un giorno che Heath Ledger c’ha già pensato per conto suo, nel giorno in cui proprio quel giorno Gesù magari ci sarebbe anche piaciuto arrivarci, ma s’è fermato a 33, quel giorno lì, io son qui che non mi sento mica tanto bene.

Ma solo perchè c’ho un anno in più.

Tiè.

21. Gennaio 2008

Pirati e mercati

Son lì, all’IperCoop, nella corsia della roba elettrica per la casa che mi guardo intorno e mi cascan gli occhi su una torcia della Energizer sponsorizzante “I Pirati dei Caraibi”, un robo orribile fatto tipo un bastone tozzo con in cima un teschio, da cui salta fuori la luce della torcia.
La indico alla morosa e le dico “certo che ci vuol del coraggio a mettere in commercio un affare del genere, piuttosto che comprarlo resto al buio e mi smuso contro tutti i muri di casa”. “Eh, in effetti ne abbiam vendute poche” mi fa un omino dietro di me, con un mano un blocco appunti con su il logo “Energizer”.

La morosa spolvera le sue doti ninja e si dissolve in una nuvola, scomparendo per circa un’ora.

Io lì per lì decido di fingere un malore, accasciarmi al suolo e non muovermi fino all’arrivo dell’assistenza medica: quelli della pubblica, quando gli spiegherò la figura di merda, saranno comprensivi e mi accompagneranno direttamente a casa.

Poi però, cambiando colori che neanche un camaleonte fatto di LSD, decido di resistere e vado con un “eh non è bellissima, eh?” rivolto all’omino, abbozzando un mezzo sorriso. Non l’avessi mai fatto. Mi parte con un’analisi del mercato delle torce domestiche sia dal punto di vista del produttore che del consumatore, mi tiene lì un quarto d’ora, i flussi le vendite il periodo postnatalizio, e mi conclude il discorso con un “Chissà come mai Nemo, un paio d’anni fa, era andato molto meglio”.

“Mah, chissà…” dico io, allontanandomi e salutando, e augurando le cose migliori ai figli di quell’omino, che con un papà che non sa distinguere tra Nemo e i Pirati dei Caraibi, devono averci avuto un’infanzia ben difficile.
E pregando anche per i miei, di figli, di non avere tutta questa predisposizione a pestar cacche non appena possibile.

15. Gennaio 2008

Vibrocaster

Suonate la chitarra e questo porta via del tempo, rischiando di pregiudicare la vostra relazione? La vostra ragazza si lamenta che non avete occhi che per la vostra Gibson? Scrivete una canzone per lei, ma lei giudica quel vibrato poco incisivo?

Amici chitarristi con fidanzate lamentose, ho la soluzione per voi.

25. Dicembre 2007

Hallelujah everybody say cheese

Buon Natale a tutti

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