16. maggio 2004

Rat

E’ un po’ come quando schiaccio il pedalino del distorsore. Come quando la fender passa dal suono lucido e gentile della normale amplificazione a quello arrabbiato del RAT. E’ così che mi va il venerdì sera. Tranquillo, pulito, preciso, ogni movimento ben delineato fino a quando arriva la distorsione. Click. E lì non c’è ricerca di gesti, non c’è gentilezza, qualsiasi corda prendi va bene, l’importante è sentire quel suono, accartocciarsi su di lui. Che copre tutto.

29. aprile 2004

Dif-ferite

Il concerto del I Maggio verrà trasmesso con una differita di circa mezzora. E diranno che non è censura, che son misure preventive vista la situazione internazionale, tireranno anche in ballo qualcosa tipo “eh ma lo facciamo per il bene degli ostaggi in Iraq”. La verità è che avete una strafottuta paura che la gente ascolti voci diverse dalle vostre. Non so voi, ma io non ne posso proprio più.

12. gennaio 2004

kontokuantokuntakinte

(…) L’unico miracolo politico riuscito in questo secolo
è avere fatto in modo che gli schiavi si parlassero
si assomigliassero
perché così faceva comodo per il mercato unico e libero.
Però così succede che gli schiavi si conoscono, si riconoscono
magari poi riconoscendosi succede che gli schiavi si organizzano
e se si contano allora vincono.
Catene di catene, su catene di milioni di catene
come fili di un lunghissimo telefono
come reticolo pieno di traffico
e nessunissimo bisogno di semaforo.
Sulla mia schiena è stato tatuato un numero.
La mia catena è come un filo del telefono.
La mia condanna è che se mi fermo mi uccidono.
La mia fortuna è che sto camminando in circolo (…)

Grande Daniele, avanti così.

19. novembre 2003

Supramonte

(…) e ora siedo sul letto del bosco che ormai ha il tuo nome,
ora il tempo è un signore distratto, è un bambino che dorme.
Ma se ti svegli e hai ancora paura ridammi la mano,
cosa importa se sono caduto, se sono lontano.
Perché domani sarà un giorno lungo e senza parole,
perché domani sarà un giorno incerto di nuvole e sole:
ma dove, dov’è il tuo amore
ma dove è finito il tuo amore.
(Hotel Supramonte – Fabrizio De Andrè)

17. novembre 2003

Amico fragile

Faber, amico fragile. Era un bel po’ che non spendevo così bene 24 euro. Mi sono chiuso la domenica pomeriggio in casa e non ho ascoltato altro. Lo ammetto, ho pianto. Perchè sono bellissime le canzoni ricantate, e ogni canzone è abbinata al giusto interprete. Ma anche perchè comunque non ti basta, comunque vorresti risentire lui cantarle dal vivo. E sentire Battiato che non riesce a finire “Amore che vieni, amore che vai” perchè sull’ultimo ritornello la commozione è troppa, beh, sfido chiunque a non commuoversi. Splendido anche Vasco che prima di cantare “Amico fragile” legge un pezzo scritto dal Faber dove spiega come ha scritto quella canzone.
Ma sono tutte splendide (a parte Celentano… non sto a spiegarvi perchè, se lo comprerete capirete).
E ora lo riascolto.
pensavo è bello che dove finiscono le mie dita
debba in qualche modo incominciare una chitarra

14. ottobre 2003

Curve


Ci sono delle volte che per fortuna che c’è lei

26. settembre 2003

Idiota

Cazzo, sono un idiota: ma come ho fatto a non accorgermi prima? Dovevo proprio avere gli occhi bendati per non vedere tutti i giorni passati, sprecati, buttati consacrati al niente, a quel continuo trastullarsi della mente escogitando ogni nuovo espediente per ripromettermi sempre la mattina seguente la stessa carota.
Cazzo sono un idiota, ma come ho fatto a non accorgermi in tempo che il mondo intorno si stava trasformando? Mentre invecchiavo non mi stava aspettando, del resto lui non ha mai atteso nessuno: non sono il primo che si sveglia in ritardo, tossendo nel fumo di un locale notturno, tavoli da biliardo e il cantante di turno che giudico già da una nota.
Sono un idiota. Ma come ho fatto a non sentire i messaggi? Quelli che i saggi hanno voluto lasciare e che non erano bottiglie nel mare ma storie, canzoni, dipinti, parole. Anche se non le ho mai trovate da sole ma come ho fatto a non distinguerle al volo? Non mi consolo pensando al domani se adesso sul piano le mani le muovo, ma la testa è vuota.
Tardi, tardi, tardi, è troppo tardi e non mi bastano i ricordi, quando si diventa sordi l’emozione non si sente più. Tardi, tardi, tardi è troppo tardi, ci sono stati troppi sprechi, quando si diventa ciechi la passione non si trova più.
Cazzo, sono un idiota! Ho dato il tempo al cuore di consumarsi ma come mai la mia coscienza dormiva? E’ la catarsi, quella televisiva che ti libera e priva delle tue preoccupazioni e delle tue riflessioni se non ti sai dominare. E non ci sono istruzioni da usare, sono solo evasioni, non si prevedono istruzioni per l’uso.
Cazzo, sono deluso, e mi vergogno di ogni fiamma che ho spento, del primo fuoco che mi bruciava nel cuore e non è vero che non era il momento, che c’è sempre del tempo e che la fiamma non muore. No, non è vero, se ora quello che sento è poco più di un tepore e non mi basta pensare al domani, se ho le mani piene di penne, carta, colori ma la testa è vuota.
Tardi, tardi, tardi, è troppo tardi e non mi bastano i ricordi, quando si diventa sordi l’emozione non si sente più. Tardi, tardi, tardi è troppo tardi, ci sono stati troppi sprechi, quando si diventa ciechi la passione non si trova più.
Cazzo, sono un idiota! Ma come ho fatto a non capire che i danni li avrei pagati tutti pesantemente? Chi mi ha insegnato a dire sempre “la gente”, a pensarmi differente, a chiamarmi fuori come se non facessi anch’io quegli errori, gli stessi, peggiori perfino se guardo al mio ruolo: che sono solo un passeggero del volo e mi credevo pilota. (Idiota – Daniele Silvestri)

02. settembre 2003

Ampli

Ho comprato l’amplificatore. Finalmente.
Dopo quasi 2 anni che la mia chitarra elettrica mi fissa con quell’espressione che dice “Oh! E allora?” mi son finalmente dato una mossa e ho comprato l’amplificatore. Quei soldi avevo intenzione di spenderli per un tatuaggio, ma un tatuaggio fatto così giusto perchè mi va di farlo non me lo faccio, voglio un buon motivo per farmi un tatuaggio. So già dove me lo farò ma voglio anche un perchè.
Ieri entro in casa con l’intenzione di provarlo subito: apro la finestra e sento giungere dalla casa di fianco alla mia quel rasoio a forma di voce che la mia vicina usa per intonare le sue operette e canzoni di chiesa.
Heh… stai lì, vicina, non ti muovere…
Inserisco la spina.
CLICK.
Cane spostati da davanti all’ampli o ti faccio la messa in piega.
Sparo dalla finestra non so quanti watt di “Anarchy in the UK“.
Butto un occhio e la vecchiaccia barcolla, si aggrappa al davanzale, strabuzza gli occhi, si incazza e impreca e torna dentro sbattendo la finestra.
Uh, povera anziana signora, ho disturbato la sua quiete. ERA ORA! ADESSO TOCCA A ME.

28. luglio 2003

Ubriaco canta amore – Bandabardò

È una notte senza luna
ubriaco canta amore
alla fortuna
Senza freddo e senza pane
ubriaco canta amore
alle persiane
Seduto sull’asfalto che fuma
sembra un tempo da Medioevo
qualcuno dice che è un pazzo
un altro dice che non è nessuno
Per la gente nervosa in attesa del lieto fine
chi mangia solo terra e acqua
è un errore da digerire!
È una notte senza luna
ubriaco canta amore
alla fortuna
Senza freddo e senza pane
ubriaco canta amore
alle persiane
Lui sa di avere ragione
sa di essere felice e sulla sua pelle nera
scrive un nome di vernice
Alla gente distratta in attesa del lieto fine
lui risponde con il vento
“Io sono il più contento”
È una notte senza luna…

24. luglio 2003

Dormi dormi

Ci son delle volte che la radio, sembra che ti guardi dentro prima di farti sentire una canzone.
E ci sono canzoni, che sembra che ti abbiano guardato dentro prima di scriverle.

Stai con me….ancora un po’
solo un momento… ti pagherò
Soltanto un attimo…. di Nostalgia
oppure per un attimo e poi vai via!

e tu Parli…. parli…
parli di “cose che passano…..”
e poi sogni…… sogni
sogni che poi svaniscono.

Stai con me… ci stai o no
ci stai un attimo…… un giorno
ci stai per essere ancora mia….
oppure ci stai per non andare via!!

E tu dormi, dormi
mentre i miei sogni crollano
e tu dormi, dormi
e i sogni poi si scordano
!

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