24. febbraio 2009

Buon Vento

bbuildDa qualche mese mi sono iscritto in palestra. La panza cominciava ad essere imbarazzante quindi adesso, tre volte a settimana, vado a faticare in una palestra qua vicino.

Non son mai stato un fan delle palestre, ci andavo già una decina d’anni fa ma son durato poche settimane: è una roba che non fa per me. Poi però con gli anni si impara a sopportare di più le cose che non fanno per noi (andare a votare, chiacchierare con uno che sta sui maroni, guardare “Amici” – no dai, Amici non ce la faccio ancora) e adesso continuo ad andarci, nonostante le cose che succedono lì dentro.

Tipo che io lo sapevo che le palestre, di solito, magari mi sbaglio, ma dalle nostre parti è così, son gestite da persone di estrema destra. Che a me non me ne frega niente, fai un po’ quello che ti pare, tanto tutte quelle robe sintetiche che prendete miglioreranno la specie. E però pensavo che la cosa fosse un po’ taciuta, quelle cose che nessuno dice ma tutti lo sanno, poi invece quando vedo il titolare e un altro salutarsi col saluto romano, ancora un po’ e rimango sotto al bilancere. Ripeto, Darwin docet, che se non parte un embolo comunque ce l’hai piccolo e malfunzionante.

Il fatto poi di andarci ad un orario che in tv ci son solo telegiornali, ogni volta che arrivo sono in due o tre che son sempre lì che i negri e i romeni e gli albanesi e i mussulmani e tutti a casa e nelle loro prigioni e quando c’era lui. Siamo ancora al quando c’era lui, passate almeno all'”adesso che c’è l’altro”. Una volta che era venuta un sacco di neve ho sentito addirittura dire che quando c’era lui le strade eran più pulite quando nevicava, mica come oggi vè che lavoro sto sindaco comunista, nevica e ci son tutte le strade piene di neve. Io non c’ho argomenti davanti a una roba così. E anche ad averceli non mi conviene, visti i quarti di manzo che c’hanno al posto dei bicipiti, e non mi sa di gente che la tiene per le lunghe a ragionare con chi non gli dà ragione.

Quindi in genere sto lì buonino, faccio i miei esercizi, la mia doccia e mi levo dai coglioni.

Poi chiaro che qualche chiacchiera la faccio, specie col titolare, solo che mentre lui dovrebbe conoscermi perché in teoria ci conosciamo da tanto tempo, ogni tanto salta fuori con delle robe che io rimango basito. Leggi tutto…

10. novembre 2008

Aquile e pantere

E’ venerdì, anzi ormai è sabato, che sono le 3 e venti e sono al bancone dell’unico locale ancora aperto a quell’ora. Il locale dove c’avanza l’umanità del venerdì sera.

Birretta in mano io e il mio amico mangiamo patatine e noccioline a nastro con una fame da lupi, senza aver fumato niente che possa giustificarla, e guardiamo un film senza sentire l’audio perché c’è musica alta che copre tutto. Ci chiediamo dove li trovano quei film lì perché ogni volta che andiam lì ci sono queste proiezioni anni 70 stranissime, roba da Take me now baby here as I am con Ghezzi con la voce in asincrono, a volte ci sono i sottotitoli altre no, questa è una volta no, è roba quasi artigianale, o forse di grandi firme ma noi non non siamo in grado di capirlo, quindi a noi sembra più che altro roba sconosciuta di firme piccole. Siam lì che ci chiediamo se quello che li sceglie è uno che ne sa a pacchi, o se è uno che scarica a caso da emule e poi nel mucchio sceglie quelli che gli piaccion di più, e mi squilla il telefono.

C’è scritto che è mio fratello. Leggi tutto…

15. ottobre 2008

E ti vengo a cercare

Io sono uno che legge, m’è sempre piaciuto leggere. Uno degli autori di cui ho letto TUTTO è Paolo Nori, direi che son proprio fan di Paolo Nori. Paolo Nori son così appassionato che non vado mai a nessun reading perché ho paura che poi magari di persona mi sta sulle balle e ci soffrirei.

Bè oggi son lì che smanetto su Facebook e cosa succede? C’ho una richiesta di amicizia da parte di Paolo Nori. “Quel” Paolo Nori. Adesso, o c’ha così pochi lettori che li conosce uno per uno, cosa che mi dispiacerebbe, oppure c’è qualche meccanismo dietro i sistemi di Facebook che mi sfugge.

Ad ogni modo, adesso attendo con ansia la richiesta di amicizia di Charlize Theron, Vanessa Incontrada (che pure inquartata ci piace) e Animal e Beaker dei Muppets.

06. marzo 2008

La luna nera

Ogni mattina, in ufficio, ricevo almeno due telefonate di gente che cercan di vendermi qualcosa. Ormai ho anche imparato a riconoscerli già prima che mi dicano cosa vogliono: se, ad esempio, la telefonata comincia con un tono come se fossimo mezzi parenti, dicendomi “Aaaaaallora signor Andrea, come andiamo, tutto bene?” so già che è qualcuno o del Sindacato di Polizia, o del Sindacato delle guardie carcerario, o del Sindacato della Finanza, o di un qualche altro sindacato che facendo leva sul fatto di appartenere a un corpo che potrebbe darti problemi, cerca di scroccarti soldi sperando su un tuo meccanismo di autodifesa mafiosetto, del tipo “ci dò i soldi così mi lascian stare”.

Il mio trucco, per togliermi di dosso questi, è dirgli che l’azienda sta chiudendo e che stiam fallendo e insomma magari se magari hanno loro qualcosa per me.

I più fastidiosi però, son quelli che arrivano direttamente al campanello. Quelli che fanno porta a porta, insomma. Lì c’è lo scontro fisico, il facetoface, roba per uomini duri. L’edificio dove lavoro io poi è un po’ tutto aperto, Dio abbia in gloria l’architetto, e la gente arriva direttamente davanti alla porta dell’ufficio senza passare dal via. In questi casi, quando mi ricordo, sbircio dallo spioncino. Stamattina, non mi son ricordato.

Ero al telefono con il commerciale della Lavazza (o della Segafredo, non ricordo) che voleva attaccarmi una macchinetta per fare il caffè. Le spiego che qui in ufficio di caffè assolutamente non ne facciamo uso (mentendo, abbiamo delle flebo caricate a caffeina). Questa insiste, ma se la porti a casa la macchinetta, la faccia provare ai suoi cari (sì, ha detto “i suoi cari”), tanto è gratis per due settimane. Le spiego che sono cardiopatico e proprio il caffè non posso vederlo neanche col binocolo, questa cerca di affibbiarmi le cialde decaffeinate. Nel bel mezzo di questo scambio ormai ai limiti del decente suonano alla porta. Spiego alla signorina caffeina che mi han suonato e che proprio devo lasciarla e mi fiondo ad aprire la porta, senza guardare dallo spioncino.

Buoooooooongiorno belo signore tanta fortuna prendi santino tanta fortuna dai qualcosa per miei bambini prego dai qualcosa“.

Era una commerciale della Sfiga, meglio conosciuta come zingara.
“No guardi, gentile signora vestita in nero, a parte che son fortunatissimo, ma non ho proprio niente, e sto lavorando, abbia pazienza”.
Peeeeeeeeeeeerpiacere belo signore dai qualcosa io ti porta fortuna tanta fortuna ancora di più prendi santino dammi soldi per poveri bambini“.

Allora faccio la finta di cercare nelle tasche e rispiego che guardi proprio non ho niente, lei intanto guarda ben bene l’ufficio. Se nei prossimi giorni dovessero venire i ladri, sappiam dove andare a cercare.

“Signora proprio non ho niente…”
Aaaaaaalora dami tua mano io lego tua mano io tira via  tutta quel’invidia che tu hai adosso“.

Belo signore non aveva mai chiuso la porta in faccia a nessuno, in vita sua, ma è un’esperienza che d’ora in poi consiglierà un po’ a tutti. E comunque, una ravanata ai beli maroni se l’è data, belo signore, si sa mai.

21. gennaio 2008

Pirati e mercati

Son lì, all’IperCoop, nella corsia della roba elettrica per la casa che mi guardo intorno e mi cascan gli occhi su una torcia della Energizer sponsorizzante “I Pirati dei Caraibi”, un robo orribile fatto tipo un bastone tozzo con in cima un teschio, da cui salta fuori la luce della torcia.
La indico alla morosa e le dico “certo che ci vuol del coraggio a mettere in commercio un affare del genere, piuttosto che comprarlo resto al buio e mi smuso contro tutti i muri di casa”. “Eh, in effetti ne abbiam vendute poche” mi fa un omino dietro di me, con un mano un blocco appunti con su il logo “Energizer”.

La morosa spolvera le sue doti ninja e si dissolve in una nuvola, scomparendo per circa un’ora.

Io lì per lì decido di fingere un malore, accasciarmi al suolo e non muovermi fino all’arrivo dell’assistenza medica: quelli della pubblica, quando gli spiegherò la figura di merda, saranno comprensivi e mi accompagneranno direttamente a casa.

Poi però, cambiando colori che neanche un camaleonte fatto di LSD, decido di resistere e vado con un “eh non è bellissima, eh?” rivolto all’omino, abbozzando un mezzo sorriso. Non l’avessi mai fatto. Mi parte con un’analisi del mercato delle torce domestiche sia dal punto di vista del produttore che del consumatore, mi tiene lì un quarto d’ora, i flussi le vendite il periodo postnatalizio, e mi conclude il discorso con un “Chissà come mai Nemo, un paio d’anni fa, era andato molto meglio”.

“Mah, chissà…” dico io, allontanandomi e salutando, e augurando le cose migliori ai figli di quell’omino, che con un papà che non sa distinguere tra Nemo e i Pirati dei Caraibi, devono averci avuto un’infanzia ben difficile.
E pregando anche per i miei, di figli, di non avere tutta questa predisposizione a pestar cacche non appena possibile.

11. dicembre 2007

Quattordici

14Personaggi strani, sistemando una casa, ne incontri parecchi. Non è che li incontri soltanto, ti entrano in casa. Uno di questi, uno dei più caratteriali, è l’idraulico.

Il mio idraulico si chiama Quattordici.

Quattordici ha problemi di comunicazione, interagisce poco col cliente, e lo fa pure malvolentieri. In compenso però ha con sé un aiutante, che uno dice bé almeno lui interagirà. L’aiutante è albanese, e sa dire solo buongiorno buonasera.

Quattordici è anomalo, credo sia l’unico idraulico in Italia che fattura tutto, che uno all’idraulico ce la dà la bottarella sul gomito quando è il momento di pagare, ce lo strizza l’occhio, il volimmosebbene, cerca di farsi capire, parla di men in black, della black music, del nero che va su tutto, ma quello niente. Fattura pure le rondelle.

Quattordici a luglio lo porti in bagno e gli spieghi che tutti quei tubi lì brutti che attraversano il bagno andando dalla caldaia al camino stan proprio male, glieli fai togliere e poi lo porti dietro casa. Ti segue, sembra presente. Gli spieghi che serve una caldaia con un tubo che esca subito dal muro, dietro la caldaia, più o meno nel punto che gli indichi, in modo da non avere ancora tubi in giro per il bagno. Capisce e ti mostra un depliant di una caldaia che fa al caso tuo, è anche ecologica. Ehi Quattordici, ma ce l’ha l’antifurto ‘sta caldaia, con quello che costa? Vabbé, mettiamola, basta non avere tubi in bagno. Leggi tutto…

11. luglio 2007

Ossessioni 2.0

C’è un omino, in giro per Parma, che mi ossessiona e non lo sa. Ha cominciato anni fa, quando avevo la morosa che abitava in piazza Ghiaia (quella dove c’era il mercato permanente all’aperto e adesso vogliono interrarlo) e si metteva sotto la mia finestra il sabato mattina alle 9 e stava lì a far casino fino all’una, ora in cui mi sarebbe piaciuto svegliarmi, visto che in genere il venerdì sera stavo in giro fino verso le 5 del sabato mattina. L’omino in questione arrivava alle nove, apriva il suo seggiolino e suonava la fisarmonica. E a me s’apriva l’occhio e non c’era maniera di riaddormentarmi.

Che uno dice, beeeeello, svegliarsi con la fisarmonica sotto la finestra: bello un cazzo. O meglio, bello la prima volta, carino la seconda, dalla terza ti vien voglia di tirar secchiate d’acqua giù dalla finestra. Che poi, lui lì è straniero, credo dell’Est, e quando è arrivato in Italia e ha cominciato a sedersi sotto la mia finestra sapeva suonare un paio di canzoni e le suonava ininterrottamente per quattro ore filate.

Da allora, l’omino, lo incontro ovunque: se parcheggio in via Farini per un aperitivo il venerdì sera, lui è lì che m’aspetta con la sua fisarmonica e un paio di giapponesi che lo filmano o gli fan foto. Se faccio un giro per negozi lui è lì in via Cavour che suona, lo sento da lontano, sento il suono della fisarmonica e son sicuro che è lui. C’ha il monopolio della fisarmonica di strada, a Parma.

Bisogna ammetterlo, non che sia un fenomeno ma dai tempi di Piazza Ghiaia è migliorato parecchio, però io ho ancora sullo stomaco le ore non dormite, e quando sento quella fisarmonica mi vien su la carogna.

Per liberarsi delle ossessioni come questa, uno basta che stia in casa, non vada nei posti dove lui di solito va e il problema è risolto. Uno sta in casa, cazzeggia su internet, si gode un po’ di servizi web2.0 e filmati su YouTube ed è a posto, o almeno crede.

Perché le ossessioni, ai giorni nostri, non conoscono confini.

28. maggio 2007

Un post in volo (23/5/2007)

Un post in volo, un post a mano.

E’ il post piu’ egoista che abbia mai scritto: mi serve a distrarmi. Non scrivo come sta andando il volo per non gufarlo, che qui i riti scaramantici li ho rispettati tutti, compresa mano sulle balle quando la hostess ha mostrato i vari salvagente e bocchette per l’ossigeno in caso di emergenza.

Se fossi donna potrei distrarmi un po’ di piu’, che quello di fianco a me e’ uguale identico a Brad Pitt, ma gli e’ andata bene che non posso far altro che notare la somiglianza e farla notare alla mia morosa. Che ora lo guarda in un modo che mi piace poco.

E comunque, qui i modi per distrarmi li ho provati un po’ tutti, a cominciare dalla lettura. Dopo quattro pagine non mi ricordavo una parola del romanzo, ma in compenso mi ricordavo perfettamente il numero di vuoti d’aria incontrati nel frattempo.

Secondo metodo di distrazione (son partito attrezzato): iPod. Nota positiva: non senti il rumore dei motori, che mi aumenta l’ansia. Nota negativa: l’ansia aumenta lo stesso perche’ non si sente cosa sta succedendo, e te stai li’ seduto a pensare che magari qualcosa sta andando storto.

Tra un tentativo di distrazione e l’altro Elisa prova a chiacchierare con me, ma non sono proprio in vena, soprattutto se l’argomento varia da “Ehi guarda le Alpi!” a “Uh guarda Parigi!”, cosa che comporta il guardare fuori dal finestrino.

Provo a guardare fuori? Faccio il gesto di coraggio? Sono o non sono un bullo di paese? Ok, guardo. Uh! La Manica! Bella eh (la facevo piu’ larga) pero’ ora basta.

C’e’ un problema riguardante la stesura di questo post: lo sto scrivendo a penna su di un sacchetto per il vomito, e lo spazio sta finendo. Se poi ci vomito anche dentro, facciam tombola. Peccato, che come distrazione funziona proprio bene.

Gia’ che il posto qui a lato e’ vuoto (quello che separa me da Brad) magari scrivo qualcosa su un altro sacchetto per il vomito.

Chiudo ribadendo che il Kawansia non fa un cazzo. Al ritorno: Xanax.

16. maggio 2007

I believed I could fly

Io, fra una settimana, il 22 maggio, ci avrei un volo da fare.

Io, fra una settimana, farei una cosa che sono anni e anni che non faccio più perché c’ho paura, perché c’ho i traumi, perché c’ho tutti i miei buoni motivi, e ci starei arrivando pronto, a questo volo, con tutti gli amici che parlano di disastri aerei, come previsto.

Io, fra una settimana, mi sa che sto a casa:

Assistenti di volo in agitazione, voli a rischio
(…) Questa situazione di chiusura, ricordano i sindacati, «ha già prodotto uno sciopero il 3 maggio e, vista l’indisponibilità aziendale dimostrata il 7 maggio, hanno proclamato una ulteriore giornata di sciopero per il 21 maggio differita dal ministero al 22 maggio».

Eh no cazzo, adesso mi date la mia merda di aereo, mi ci mettete su e mi fate fare la mia cazzo di settimana di ferie. Ah no? Non si può? Ok, pazienza, oh quando è destino…

26. marzo 2007

Donne e motori

rolling-stones-tongue.gifIo son stato corteggiato poche volte, quasi sempre è toccato a me dovermi dare un gran daffare, e poi neanche sempre ne valeva la pena. E infatti me la ricordo bene, una delle poche volte che m’han corteggiato. A scuolaguida. Che ce ne saranno, dei posti, dove corteggiare uno, che tò magari in discoteca sono anche ubriaco e hai più chance, no, quella là a scuolaguida m’aveva visto, e lì mi voleva.

Di piacerle, l’avevo capito, che sarò anche duro di comprendonio ma questa aveva sempre gli occhi fissi su di me, e mi dava un fastidio mi sentivo sempre osservato, e mi veniva sempre da stare attento a tutto, che quando mi sento osservato vado in paranoia e ho paura di fare qualcosa di strano, tipo chessò inciampare oppure sorridere con aria vissuta e magari una caccola mi scende dal naso. E insomma mi dava fastidio. Sarà anche perchè lei non è che fosse un fiore, diciamolo.

Aveva iniziato anche a tramare nell’ombra, a informarsi su una mia eventuale disponibilità alla copula chiedendo ai miei amici: ricordo Marco che non ne poteva più di questa, che ogni volta che la incrociava alla mattina alle 7.10 mentre aspettava la corriera lo fermava e lo teneva lì dei quarti d’ora a parargli di me e a chiedere cose.

Ma con me non era insopportabile e la lasciavo fare, che non mi metto a dire a una “oh cos’hai da guardare?”, capirai, nè tantomeno la tratto male, che alla fine dei conti non m’aveva fatto niente. Fino a quel momento.

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