04. luglio 2007

Entvsiasmo

Ti trovi, ogni tanto, ad aver a che fare con cose che non avevi mai affrontato prima. E io sono uno che si entusiasma, quando succede una roba del genere.
Mi sto trovando, ad esempio, a dover sistemare un appartamento, e quando sono entusiasta entro un po’ nel personaggio che più si confà alla situazione che mi entusiasma.

Dove prima avevo l’ufficio, adesso l’ufficio non è più lì, quindi è tornato un appartamento normale e ci vado ad abitare con la mia morosa, solo che è tutto da sistemare. E divento un po’ muratore, e scopro cose di chi deve metter mano a una casa.

Scopro che per scegliere i colori, che per fortuna vengono gli imbianchini che se devo tinteggiare io finisco tra dieci anni, dicevo per scegliere i colori ti dan delle mazzette piene di foglietti colorati con migliaia di gradazioni. Subito la mazzetta la guardi con diffidenza, un corpo estraneo, una roba strana, ma poi ci prendi confidenza. Io poi, son uomo pratico, e insomma sarei portato a dire “van bene questo questo e quest’altro” e bona lì. E però c’è una donna con me a condividere la scelta, ed è giusto scegliere in due. Ora, ho presente quanto può impiegare una donna a scegliere il colore di un abito quando ne esistono due o tre tinte differenti: più o meno un pomeriggio. Provate a dare in mano ad una donna una mazzetta con migliaia di colori e ditele di sceglierne uno per ogni stanza, che le stanze son sei. L’equazione è [ tre tinte : un pomeriggio = mille tinte : x ] quindi moltiplicate x per sei. Se avete tempo fate i conti e fatemi sapere, che gli imbianchini son già in casa. Io, per conto mio, ho concordato sulle tinte in linea di massima, poi le sfumature le lascio a lei, che non è un “arrangiati” ma veramente a me le sfumature non mi cambian niente. E ad ogni modo, sia chiaro, l’entusiasmo non fa una piega, che scegliere i colori non è mica un problema.
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20. aprile 2007

I believe I can fly

Chissà se l’ho mai scritto, forse no, ma io ho un grosso problema con gli aerei: non ci salgo.

Tempo fa, quando l’allegria e la leggerezza della gioventù mi permettevano di avere meno paura di tutto, svolacchiavo allegramente a destra e a manca, volevo anche il posto vicino al finestrino, che guardare giù era bello e mi piaceva. Poi, sei anni fa, tornando da Napoli su un volo Alitalia verso Linate, m’è passata tutta la poesia del volo. Poi, due mesi dopo, tornando da Rodi verso Bologna su un DCnonsocosa sempre Alitalia, m’è passata anche l’idea del volo. Su Milano, non usciva un carrello, su Bologna c’era la madre di tutti i temporali.

Da lì in poi, di aerei, non ne ho più voluto sapere. E tutti a sfottere, a dire mavalà, a dire “drògati”, ma non c’è mai stato verso. Ho il terrore. Leggi tutto…

10. febbraio 2007

Prendendo confidenza

Quelle scene che uno poi magari ci ride sopra, ma lì per lì, vorresti morire. Ieri pomeriggio Elisa, la mia morosa, passa a far gli auguri di compleanno a mia mamma, che non c’ha voglia ma le tocca compierli anche quest’anno. Socializzano, le mie donne, chiacchierano per quattro, se la ridono in cucina, appoggiate al tavolo. Sono abbastanza in confidenza ma non si conoscono granché, si stanno ancora un po’ studiando ma il rapporto è cordiale. Chiaro che Elisa, essendo la morosa del figlio, è un po’ in soggezione e ci tiene a far bella figura.
Tra una chiacchiera e l’altra si mettono a parlare di hobby e passioni (io intanto sto lì in un angolo e dico poco, mangio un mandarancio) e mammà, alla parola passioni, parla delle sue bambole. Sì, mia madre è appassionata di bambole, orchi e folletti, preferibilmente di porcellana. Quelle cose che quando ne porta a casa una e me la fa vedere, proprio non ce la faccio a fingere interesse, ma disinteressarmi del tutto magari ci resta male. Quindi di solito sto lì e mangio un mandarancio.
“Aspetta che te ne faccio vedere un paio” fa lei ad Elisa, che sembra sinceramente incuriosita. Torna, piena di orgoglio, con i due gioielli: Gigaelfo e il Folletto Anoressico.
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13. dicembre 2004

Mi piaci perchè

Io, quando parlo, a volte ci penso un attimo prima. A volte eh, mica sempre. Lei praticamente mai.

Io: sai cosa è una pigotta?

Lei: quelle bambole ORRENDE che sembrano un fagotto di stracci

Io: ecco, le fa mia mamma

Lei: … (minuto di silenzio, tipo come se non riuscisse a respirare)

Io: se vuoi, tesoro, possiamo chiamarla gaffe, ma somiglia più a un carpiato in una merda

Lei: mi sto riducendo alle dimensioni di una pigotta e sto per strisciare via, ciao.

24. novembre 2004

“…molte volte si tratta di pazienza, di vero eroismo” – Battisti

Certe persone, è inutile star lì a discutere…

chicavq: toh, hanno messo una pista da sci al castello sforzesco
cofano: eh, te l’avevo detto, ma mi hai coglionato
chicavq: ma quando mai
cofano: sabato
chicavq: ma smettila
cofano: no bè ma non me la prendo mica, tanto alla fine ci ho sempre ragione io
chicavq: ma non è vero
cofano: no ma non ti ricordi
cofano: eravamo lì tra la sala e la cucina
chicavq: questo è un buon attacco per una canzone, secondo me
cofano: *sospiro* ….gesùdammilaforza…

09. novembre 2004

What a man

Dopo un’ora di autostrada e un’ora di tangenziale, che in teoria potevano essere 40 minuti di autostrada e 5 di tangenziale, ma lasciam stare che è venerdì e c’è poco da fare, arrivo, stanco con una settimana di lavoro sulle spalle, molto uomo, da lei. Che è lì che mi aspetta che lo sa bene che son stanco. E allora mi riempie la vasca di acqua calda il giusto, che azzeccare la temperatura per me è un segno, che sono un po’ pesante con quelle robe qui, tipo la temperatura. Poi, a bordo vasca, birra fresca, posacenere e sigarette, un fumetto (“Get Fuzzy”, mai letto prima, ora lo adoro).
Mi fa anche scegliere una palla della Lush, tra due che mi mostra. La palla Lush è una roba da donne. E io invece sono molto uomo. Mi spiego meglio: è una specie di sfera forse sapone, mischiata a non so quale componente chimico, e non lo voglio sapere, che la metti in acqua e comincia a friggere e a girare su sè stessa e a profumare l’acqua. Non mi fido molto di queste cose, ma ne scelgo una, quella che mi sembra più inoffensiva e l’accetto volentieri, che fa parte di tutto il kit del benessere che mi ha preparato ed è proprio un bel gesto.
Uomo come non mai, mi immergo nell’acqua, accendo una sigaretta, tiro un sorso di birra e butto la pallalush in acqua. Per compensare la femminilità di quest’ultimo gesto, faccio un rutto. La palla comincia a friggere. Si rivolta e rigira da sola, impazzita fra il suo sciogliersi e friggere. Lì per lì mi ricorda un vampiro quando salta fuori il sole e nei film fan sempre vedere che fa così. La spingo un po’ col dito, così, per familiarizzare, e per vedere se magari brucia, si sa mai. La prendo in mano e la tiro fuori dall’acqua. Fa un po’ di fumo nel friggere anche fuori dall’acqua. Decido di non pensare al perchè e penso che magari appoggiandola sottacqua dietro la schiena lo sfriccichìo è piacevole. E infatti lo è.
Leggo un po’ di fumetto, con le bollelush che salgono dalla schiena e penso che chissà che effetto fà lo sfriccico sotto le balle. Faccio una prova e non è male, non è male davvero.
Sto lì un po’, con l’occhio a mezz’asta, poi la passo in mezzo ai piedi e la lascio finire lì, altra sigaretta, ancora birra, fumetto. Che uomo.
Ma? E quella roba cosa è? C’è qualcosa sulla superficie dell’acqua. Ma mica poco, un sacco ce n’è. Cristosanto, son brillantini. Salto in piedi nella vasca e mi guardo. Da molto uomo, adesso sono Priscilla la regina del deserto. In lontananza mi sembra si sentire YMCA. La ballalush era piena di brillantini luccicosissimi che ora sono tutti su di me. Provo a toglierli con la doccia, ma son mica glabro, e fanno fatica a venir via. Poi penso che per un po’ la pallalush l’ho tenuta lì sotto, e controllo meglio. Mi viene in mente “La febbre del sabato sera”, che c’è questa palla appesa al centro della pista, che faceva tutti i luccichii. Là ce n’era una, io ne ho due.
Invoco aiuto, lei ride come una matta chiamandomi Priscilla e mi dà un guantino per il peeling.
Che umiliazione.
Mi strofino dappertutto con sto guantino, e penso che magari adesso mi depilo anche. Che coi collant secondo me starei proprio bene. Vè che gambe.

02. novembre 2004

Cose mie

Ci son cose che me le tengo da parte, le guardo, le accarezzo, e son mie e son geloso e non le divido con nessuno, che son mie e basta. Tipo questo finesettimana.

29. ottobre 2004

Ponte

Ehi, io parto, anzi noi partiamo, con quella smania addosso un po’ come quando si andava in gita da piccoli, che ho anche dormito poco stanotte, dalla smania.

07. ottobre 2004

Stiamo lì

Ecco, adesso vorrei appoggiarti un po’ la testa sulla spalla e farmi accarezzare un po’… così… tranquilli tranquilli… che sta venendo giù un po’ il buio…. e star lì magari con un bel cd sotto e te che mi dai tanti baci… star lì così a parlare di te o di me… e intanto i baci… e la musica… e magari mi appisolo anche un po’… e magari anche tu… che basta che stiamo lì, così…. che c’è la musica sotto, e qualche gatto che ci guarda… e stiamo lì… che tanto l’autunno è così, c’è mica tanto da fare… e a me mi basterebbe stare lì, con la testa così…

03. ottobre 2004

Fame

Non scherzavo, quando t’ho detto che t’avrei mangiata. Te hai riso, ma io non scherzavo mica. Dev’essere qualcosa legato al possesso, o magari avevo solo fame. Però t’avrei mangiata. Poi mi hai distratto, e m’è passato di mente, e forse è stato meglio così, perchè io ti mangiavo davvero.

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