27. ottobre 2008

Contro la pena di morte, a parte gli spammer

Gli spammer, si sa, son brutte persone. Non li vedo tanto come nerd occhialuti nei loro bugigattoli fatti solo di cavi e computer, ma piuttosto come segaioli denutriti sbavanti odio verso l’umana specie, e che di questa umana specie si fanno beffe mandando loro posta mai richiesta. Ma finchè sono quelle 10 o 20 email al giorno, a me, che sono persona di buon cuore e tanta pazienza, la situazione è più che sostenibile.

Il problema è che da un po’ di tempo a questa parte, è già successo tre o quattro volte, uno di questi soggetti spedisce spam usando il mio indirizzo email (quello ufficiale, di lavoro) come mittente. E’ una cosa semplice da fare, anch’io potrei spedire email a nome di, chessò, robert@deniro.com, basta configurare così il client di posta in uscita (o il programma spara-spam). Direte voi, bè chettifrega, tanto non le mandi mica tu davvero, e dirò io, sì, avete ragione, il problema sta nel fatto che spesso le liste di indirizzi contengono destinatari che non esistono più. E cosa fa il server di posta in arrivo quando il destinatario non esiste più? Spedisce al mittente una notifica di “Mail Undeliverable”. E chi è il mittente? Io. Che stamattina ho trovato nella mia casella di posta elettronica 2446 (duemilaquattrocentoquarantasei) notifiche di posta non consegnabile.

Il brutto è che, da quel che ne so, ci posso fare veramente poco, se non augurare agli spammer di spendersi in medicine tutto quello che guadagnano dalla loro attività.