15. febbraio 2008

Pino Zimba

Io al Salento ci sono legato, ma tanto. Mica quel Salento dei localini fighini, dei divanetti sulle spiagge e dei buttafuori che fanno “entry selection” (movacaghèr), e neanche al salento della “Jamaica del Sud”, degli chic-a-bbestia coi loro cazzo di cani senza guinzagli e la Visa in tasca, io sono legato al Salento delle feste di paese, delle feste di Santo Rocco, della pizzica che dura tutta la notte.

I ritmi della pizzica e della taranta e dei bambini che ballano come i grandi, delle sfide coi coltelli e dei corteggiamenti coi fazzoletti, io a quel Salento lì ci voglio proprio bene. Magari non lo capisco fino in fondo, che bisogna anche nascerci in mezzo a certe cose, per capirle a fondo, però so che quelle robe lì mi son rimaste nel cuore.

Tutto questo per salutare Pino Zimba, che due giorni fa è morto, e chi l’ha visto suonare, in Salento o al Fuori Orario (veniva spesso), può avere un’idea di che personaggio abbiamo perso.