28. febbraio 2006

Non avrai il mio scalpo

Se ne è andato lanciandomi un ultimo sguardo e dicendomi “ti farò sapere di che morte devi morire”. Non è né clint Eastwood né Charles Bronson. E’ il mio commercialista.

Incazzature

Protesto. Perchè son stanco, perchè fa le regole chi non conosce le cose, chi non gliene frega niente delle cose che regola. Protesto qui in modo che anche chi non fa di internet il proprio pane quotidiano possa comunque capire cosa sta succedendo, protesto qui perchè le televisioni non ne parlano.
E’ stata attuata per la prima volta in un paese in teoria democratico una forma di censura finora conosciuta solo in paesi dove la democrazia è un’utopia: è stato bloccato l’accesso, dall’Italia, a siti internet non graditi ai nostri Monopoli di Stato. In Italia, per legge, chi si occupa di scommesse può farlo solo dietro la “supervisione” dei Monopoli di Stato, e questo mi può anche stare bene: il problema con internet si è presentato per chi si occupa di scommesse dall’estero e non ha preso accordi coi nostri Monopoli.
Si sapeva di questa lacuna legislativa e mi son detto:”beh, contatteranno i gestori di questi siti chiedendogli di fare in modo che gli utenti italiani non possano scommettere”. Mi sembrava la soluzione più ovvia, ma ho dato per scontato un po’ troppe cose e infatti cosa han fatto i nostri governanti? Hanno completamente bloccato l’accesso dall’Italia a tutti questi siti (516, per la precisione).
Ecco, è questo che mi manda in bestia, che mi fa pensare che potrebbe essere solo l’inizio di una lunga serie, perchè se questo metodo venisse usato per bloccare l’accesso a siti di pedopornografia non dico niente, anzi applaudo guarda, ma se una soluzione del genere viene usata solo perchè si sa o non si vuole adottarne altre allora mi incazzo. Perchè io ho ogni diritto di vedere quei siti, di leggerne i regolamenti, di accedere alle loro pagine. E’ come se mi vietassero di guardare una mostra di automobili perchè non ho la patente.
Tutto questo, ci tengo a sottolinearlo, grazie all’ultima finanziaria.
A pensar male, ci sarebbe anche un altro motivo per chiudere così brutalmente l’accesso: i bookmaker inglesi, su quei siti di scommesse, davano Berlusconi per perdente con quote molto superiori a quelle dei suoi sondaggi…

(Altre informazioni su Punto Informatico)

16. febbraio 2006

Gente avanti

“La casa delle libertà è avanti dello 0,4%” dice il premier. Lo urla, in realtà, attraverso i suoi canali rai e mediaset. E, questa volta, dice anche chi gli fa i sondaggi: la PSB (Penn, Schoen & Berland Associates), quelli che avevan fatto sondaggi ed exit poll per Clinton e per Bloomberg (sindaco di New York).
Allora uno cosa fa? Si informa, per sapere chi sono questi signori.
E scopre che nel 2004, per le elezioni in Venezuela, la domenica mentre la gente stava ancora andando a votare, avevano proclamato: “I risultati degli exit poll danno Hugo Chavez come sconfitto”. Chavez vinse col 59% dei voti. L’opposizione a Chavez usò poi i dati di quegli exit-poll per dire che c’eran stati brogli, ma questo in Italia non accadrebbe mai. No no.
E nel 2000, in Serbia? Erano stati coinvolti in accuse che riguardavano interferenze americane nella politica serba. Dice Jonathan Mowat su SourceWatch:

Penn, Schoen and Berland (PSB) hanno giocato un ruolo pionieristico nell’uso dei sondaggi, specialmente gli “exit polls”, per facilitare colpi di stato. La prima cosa da fare è diffondere la percezione che il gruppo che ha il potere abbia largo consenso popolare.”

Però, che curriculum.
Fonte: Penn, Schoen & Berland Associates su SourceWatch

13. febbraio 2006

Odio i lunedì

Ciao cofano,
I tuoi blog ed il sito Splinder non saranno accessibili da Lunedi’ 13 alle 17:00 fino a Martedi’ 14 Febbraio alle 7:00.

Ora, mica per esser rompicoglioni a qualsiasi costo, ma secondo me la gente seria questi interventi li fa nel weekend. Eh oh, te l’ho mica detto io di fare il provider.

–UPDATE–
E’ lunedì, cercate di capirmi. C’è stato un malinteso. Quella mail lì su me l’ha mandata Splinder, e io ormai è più di un anno che non sono su Splinder. Ma il ragionamento è valido lo stesso (anche se mi riguarda un po’ meno), basta sostituire “provider” con “parola-che-indica-chi-ospita-blog”. E TopHost funziona comunque proprio male. E i lunedì li odio lo stesso.

10. febbraio 2006

Al cimitero

Ho fatto un giro al cimitero, oggi. Ci sono andato che son 6 anni che è morta mia nonna e mia mamma m’ha chiesto se l’accompagnavo, e insomma sono andato. Ho un pessimo rapporto con la morte e affini (messe, rosari e via dicendo), i cimiteri invece mi mettono tranquillità.
Giro come una Teresa curiosa a vedere i nomi dei morti, le foto, le date, i morti nei forni e quelli per terra. Ah, si sappia, io per terra eh. E a proposito dei nomi, ce ne son di quelli, qui nella bassa, che ci farei davvero un pensierino a chiamar mia figlia o mio figlio con uno di quei nomi lì, che se cresci bene e hai un nome tipo Ines o Iole o Efrem fa figo molto, però è anche vero che, metti caso che mi cresca cessa/o, un nome così è la sua fine.
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Nervi

Secondo me l’ipod, i lettori mp3, gli mp3 in genere, hanno tutto sto successo solo perchè non hanno ancora inventato un modo intelligente per togliere la plastica dai cd appena comprati.

06. febbraio 2006

Confessioni

Il blog non è mica facile da condividere, certe volte. Che se ti innamori e stai con questa persona, che arriva dopo qualche anno che tu hai un blog, ti vengono un po’ di perplessità: glielo dico che ce l’ho? Ci son delle cose che se le legge ti fa piacere, e poi sei uno che ha poca memoria e il blog può anche supplire a questo tuo handicap. E bugie non gliene hai mai raccontate, non è assolutamente gelosa retroattiva, l’indirizzo potresti anche darglielo tranquillamente.
Sai cosa c’è? C’è che scatena qualcosa di perverso, qualcosa che se non fossi un blogger lei non potrebbe sapere, anzi no, lo saprebbe ma in modo diverso: dandole l’indirizzo le dai modo di conoscere una parte di te tutta in una volta, in tempi brevissimi, una parte che invece avrebbe scoperto pian piano, una parte che si sarebbe gustata un po’ alla volta, come è normale che sia. Una parte che poi non è detto che si riesca a ritrovarla, nella vita di tutti i giorni.
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