06. dicembre 2005

Me e Milano

C’è poco da fare, io Milano non ce la faccio a diventarci amico. Ci son tornato ieri per lavoro, in treno. Milano andarci in treno mi butta addosso una tristezza che lo so solo io. Milano mi ci diverto poco anche se ci vado al sabato sera per far baracca, figurarsi al lunedì mattina.
Che c’è anche l’effetto treno che io lo subisco molto, che parlerei con tutti ma nessuno c’ha voglia di parlare allora niente, mi metto lì e mi metto su le cuffie e mi faccio i fatti miei come fan tutti, e divento grigio come tutti gli altri, si ingrigisce tutto, me e Milano.
C’è stato un periodo poi, tre anni fa, che ci andavo quasi tutti i giorni per lavoro, e le persone simpatiche che ho conosciuto in treno in quell’anno lì le conto sulle dita della mano, anzi su un dito della mano. Non ricordo il nome, ma era una ragazza che faceva quelle terapie per disabili che li fanno andare a cavallo e li mettono a contatto con gli animali e gli fa benissimo, ecco faceva quel lavoro lì. Altrimenti in treno mi parlan solo le vecchiette che il figlio ha fatto carriera ha fatto questo e anche quest’altro e te lo auguro anche a te di far carriera come mio figlio. Signora, io mi auguro solo che mia madre non vada in giro in treno a raccontare i fatti miei.
Che non sto mica dicendo che Milano è brutta in assoluto, ci son delle foto dove Milano è bellissima, Milano quando ci andavo perchè c’era chi mi aspettava mi piaceva anche, chi ci vive sa come vederla e anche come viverla: Milano è brutta per me quando ci vado da solo, che siamo io e lei ed è come quando ti trovi con una persona che non hai niente in comune e non sai cosa dirle: fischietti, fumi sigarette e non la guardi negli occhi.

“Milano non sei stata buona mai con me
io che non piaccio alla tua gente
e c’ho provato e ancora provo a accarezzarti
ma rimango indifferente”
(Stefano Vergani)