27. settembre 2005

Ciclicità

Arrivo da lei verso le 20, lei mi offre da bere un po’ di bianco come aperitivo, ceniamo chiacchierando e mi siedo sul divano. Lei si siede alla mia destra. Mi dò un’aria tipo ehi-guarda-sono-a-mio-agio mentre faccio zapping con la tv, che oh poi sono a mio agio davvero, però ci tengo che si veda. Faccio anche il brillante guardando con aria spocchiosetta l’Isola dei Famosi: “ehi ma quella è Maria Giovanna Elmi, la fatina! Ma sembra Gollum! Ma quanto è invecchiata? Ma se vince le regalano una badante?”. Risate. Vai ragazzo, la stai facendo ridere, tu sì che sai il fatto tuo. Ok, potrebbe essere il momento di parlare un po’ più vicini, lei si è messa un po’ allungata e di fianco c’è posto per me, lasciato evidentemente apposta. Mi sfilo il maglione e mi appoggio nell’apposito spazio, facendolo la fisso tipo “mò me te magno” e intanto appoggio lancio il maglione per terra, senza guardare. E l’appoggio lo lancio su un bicchiere. Che cade e si rompe. E che era pieno di vino. E che aveva la capienza di una pinta, dalla quantità di vino che c’è dappertutto. Ecco, se un paio di settimane prima, con la stessa persona, non fosse accaduta esattamente la stessa cosa, ma proprio uguale uguale divano-maglione-bicchiere, io lì per lì mi sarei sentito un po’ meno scemo.