03. agosto 2005

Afro e la pesca

Con quei caldi qui, con questo sole qui, quando avevo sui 15 anni e aspettavo di partire per la montagna coi miei, io in questi periodi andavo a pescare. Io e Afro, il mio amico pescatore: aveva la mia stessa età ma era figlio di un pescatore, e fin da bambino girava per laghetti con la canna da pesca, e aveva attaccato un po’ la mania anche a me.
Ci si trovava, verso le due, in bicicletta tutti armati di canna cassetta e cappello (le tre C del giovane pescatore) e si pedalava in mezzo alla campagna, con l’asfalto che fa quell’effetto vibrello per via del caldo, fino alla cava prescelta. Questi laghetti erano delle cave non custodite e piene d’acqua: non ho mai capito bene cosa ci facessero lì in mezzo al nulla e chi ci avesse messo dentro i pesci, ma eran lì, eran gratis, non serviva la licenza (forse), perchè non apporfittarne? Prendevamo soprattutto pescegatti e carpe: le carpe le peschi col mais, lo stesso che si usa nelle insalate: io oggi non ce la faccio a mangiarlo, il mais, lo abbino ai begatini (vermetti, càmole) che usavamo per i pescegatti e mi viene un po’ di rigetto se me lo trovo nell’insalata.
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