27. giugno 2005

Macchie


Io vedo le macchie da un sacco di tempo, fin dall’adolescenza. Più guardo cose chiare e più ne vedo: sono dei grumi di non so cosa che si son formati nell’umor vitreo degli occhi durante lo sviluppo e mi tocca tenermeli. Non ci faccio granchè caso eh, oramai, è una cosa normale. Però se ci penso è fastidiosa questa cosa, il fatto di non poter vedere una cosa senza le macchie davanti.
L’oculista da cui ero stato mi aveva detto che c’è poco da fare, di abituarmici e basta. Mia madre, per tranquillizzarmi, m’aveva detto di non pensarci troppo che uno che conosce gli era venuto l’esaurimento nervoso per questa cosa e da allora non è più stato lo stesso. Santa donna, sempre le parole giuste al momento giusto.
Che macchie sono? Mah son più delle righe, dei grumetti di roba, dei filamenti: ora scrivendo ne vedo diversi proprio qui sotto le parole che sto digitando. Il gioco è che non sono fisse, sono nell’umor vitreo e quindi si muovono. Quando giro gli occhi loro arrivano dopo un po’ e il giochino sta nel muovere gli occhi in modo da farle finire dove voglio. Ora sovrappongo quella macchia lì piccolina al punto di questa frase. Non è mica facile. Ecco fatto. E’ un passatempo divertentissimo. E quella storia dell’esaurimento nervoso non mi sfiora proprio.

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