13. giugno 2005

Ei fu

Ho sognato che morivo. Morivo facendo l’amore. Ho sognato la disperazione di lei, che diceva dai non te ne andare, e mi stringeva e mi piangeva e mi dai non te ne andare. Ma pensa te, e io credevo fosse stronza e invece si dispera.
Ho sognato il mio funerale e il discorso del mio amico, pieno d’ammirazione, che non c’è miglior modo di morire e bisognerebbe morir tutti così, diceva l’amico mio toccandosi le balle. C’era mia madre che arrossiva, dietro le lacrime e gli occhiali scuri, che tutto s’è sempre aspettata dal suo figlio un po’ irrequieto, ma mai che morisse facendo l’amore, che cosa imbarazzante.
C’era Sandra che piangeva e Rita che rideva, c’eran Marta, Chiara e Lucia che non sapevano se ridere o se piangere o se conoscere quello lì in seconda fila, che vestito tutto elegante faceva proprio la sua figura.
C’era mia nonna che era tornata, giusto giusto per il mio funerale ed era seduta piccolina lì in prima fila, tranquilla e serena, che tanto lei lo sapeva già cosa mi aspettava di là, e guardava tutti con quell’aria che ha sempre avuto, tipo che io ci son già passata.
Poi mi è suonato il telefono e mi son svegliato, e ho maledetto me che me lo son dimenticato acceso e quella che m’ha chiamato.
E magari la prossima volta, la cucchiaiata di peperonata prima di dormire me la risparmio. O forse no.