01. aprile 2005

Rimangono cose

Mio nonno, quando in tv c’era una trasmissione che ti telefonavano a casa, e tu invece di rispondere “pronto?” rispondevi “Europa Europa!” vincevi un milione, non gli potevi più telefonare a mio nonno, che a qualsiasi ora lo chiamavi lui tirava su la cornetta e.. “Europa Europa!”.
Mio nonno quando è morto io non ero mica lì, ero a casa mia e poi quando sono andato al funerale c’era un po’ di gente ma neanche tanta, che quando uno muore vecchio la gente non lo conosce mica più, e un po’ m’è dispiaciuto che c’era poca gente. Ma solo un po’, che in effetti, che al mio funerale sia pieno di gente o no non me ne frega poi niente, che l’unico che vorrei che non ci fosse sarei io.
C’è rimasta la poltrona, di mio nonno, a casa sua, quella dove si sedeva sempre, in cucina. Ogni tanto mi ci siedo quando vado là a trovare la nonna che è rimasta, e mi fa stare bene. Mi sembra che sa ancora di lui, ma è solo che mi sembra.
C’è una foto, su un mobile in cucina, di mio nonno e mia nonna fatta qualche anno prima che lui morisse, son seduti su di una panchina in un parco e ridono, senza essere in posa, gliel’han fatta senza che lo sapessero. Son le foto più belle quelle che non sai che te la stan facendo, che si vede davvero come sei e come stai. E seduti lì, nel verde, a ridere insieme col bastone appoggiato di fianco, ti viene l’invidia che lo vuoi anche tu diventar vecchio così.
C’è ancora quel suo bastone, appoggiato in un angolo vicino all’ingresso di casa, che sembra che l’abbia usato da poco e l’abbia messo lì dopo che è tornato da un giro in paese, una briscola al circolo coi suoi amici: il circolo, quando l’hanno aperto, lui e gli altri l’avevan chiamato col nome di una discoteca, per sentirsi un po’ giovani.
Rimangono tante cose quando uno muore e a me, quando vedo o sento parlare di un vecchietto che muore, mi rimangono un po’ di quei pensieri qua.