18. marzo 2005

Giustizia sommaria

A legger parmachiara che parla di camporella (e qui il 100% dell’utenza maschile ha già cliccato e se n’è andato a veder cosa racconta parmachiara di queste cose) dicevo mi sovviene quando s’era giovini. Da giovane io e la camporella ci davamo del tu, ero il viamichelin.com delle carraie del mio comune e zone limitrofe, un localizzatore antropomorfo di bucolici pertugi, insomma, ci si andava spesso ecco, che toccava fare di necessità virtù.
E succede che una volta eravamo lì, io e quella con cui stavo allora, tutti mezzi nudi che facevamo le nostre cose sul sedile del passeggero, tutto buio attorno, tutt’un po’ appannati i vetri, ma neanche tanto, e non vado mica oltre nei dettagli ma insomma io che son un metro e ottanta o poco più è meglio se sto di sotto e si fa le sporcherie e la situazione si fa caliente e insomma diciamo che si è preso un certo ritmo a un bel momento lei caccia un urlo fortissimo.
Lì per lì mi stimo molto, poi mi viene il dubbio che ok ma a sta maniera si capisce che fingi, poi mi rendo conto che sta guardando fuori. Mi volto e vedo due occhi grandi così fuori dal finestrino che guardano dentro. Urlo anch’io, che io uno spavento così penso di non averlo mai preso. Urla anche lui da fuori. Come però torno in me, ne riesco subito, da me, e voglio fargli male, ma tanto.
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