27. ottobre 2004

Seggio rosa

Che poi lì al seggio, dove facevo lo scrutatore e il vicepresidente, eran tutte donne tranne me. Un uomo e cinque donne. Che io ho sempre detto che chiamare la gente ai seggi elettorali a fare gli scrutatori è una violenza gratuita, che costringi sei persone che non centrano niente l’una con l’altra a stare insieme per tre giorni senza che nessuno abbia un vero interesse nel conoscere l’altro. Che uno ci si mette anche d’impegno eh, che dice dai qualcosa da dire lo si trova sempre, ma non è mica vero. Ti trovi davanti gente così diversa che resti basito da quanto son diversi. E nelle tre o quattro volte che ci son stato, ai seggi, di gente diversa ne ho trovata. Ricordo ancora l’assicuratore podista logorroico che non faceva altro che parlare delle sue cazzo di corse e che mi diceva che un po’ dovrei correre che c’ho un po’ di pancetta. O il programmatore alienato che non faceva altro che grattarsi via le croste dalla testa che ci aveva una strana malattia della cute. O la segretaria marpiona che voleva qualcosa da me ma che conosco sia il figlio che il compagno che l’ex marito.
E insomma con delle esperienze del genere avevo un po’ di ansia quando sono andato là. E invece no, cinque donne: una sui 20 anni studentessa di psicologia, un’altra sui 28 laureata in psicologia e promessa sposa per aprile, un paio sui 35 e l’altra anzianotta impiegata in Comune. Che mica dovevo farci l’orgia, però almeno sembravano normali.
E invece no, non avevo calcolato una cosa fondamentale: sono donne. Mi hanno circondato e subissato di cataloghi di vestiti da sposa, gossip di ogni genere, discussioni su mobili per il bagno, cucina giapponese, stivali alla moda. Che a volte erano solo in due, le donne, e non c’era neanche male. Ma tutte e cinque insieme volevo impiccarmi con la corda della matita copiativa.
Che poi una è arrivata con un giornale tipo “Psicologia femminile” o qualcosa del genere, che l’ho preso in mano e penso “magari provo a inserirmi nei loro discorsi e nelle loro robe, e magari mi passa un po’ di più” quindi ho chiesto “ehi ma se leggo questo Psicologia Femminile poi capisco le donne?”. Silenzio. Si voltano tutte e mi guardano. “No beh era per dire… sai a volte si fa fatica… la comprensione… i diversi punti di vista…”. Silenzio. Per un attimo penso di chiedere lumi sull’influenza della luna e del ciclo mestruale sugli umori femminili ma decido che magari è meglio lasciar stare. Torno a leggere il mio libro.
Passa un po’ di tempo e l’anzianotta mi si mette di fianco, con fare materno, e mi dice sottovoce “senti, quella cosa che hai chiesto prima sul capire le donne, chissà perchè l’hai chiesta, ma la ragazza lì è psicologa e l’altra sta studiando, magari possono aiutarti…”. Non capisco bene se intende aiuto a me che secondo lei c’ho dei problemi o aiuto per le spiegazioni sul genere femminile, ma non indago.
“No guardi, grazie, penso che proverò prima col giornale”. “Ah fai bene” mi fa “quei giornali lì delle volte ci son delle cose che sono illuminanti”. Ah, immagino, spero di non restare abbagliato.
Alla fine sono ancora convinto che andare ai seggi è una bella violenza, che 120 euro son davvero pochi per una cosa così.