26. ottobre 2004

Scambi elettorali (dialogo in lingua)

Giorno di elezioni. Mattino presto. Interno. Corridoio di una scuola. Due vecchietti.
“Et votè ben, vè?”
“Mì sì, e tì? A te t’sarè sbagliè, fascista!”
“Fascista a srà ch’la vaca ed tò mèdra”
“Sè, fascista mè medra, ch’lè morta che Musolini l’andèva ancora a scola”
“Elora la srà stèda la sò méstra”.
Risate. Sipario.

Non è valida

Come spesso capita, mi han chiamato ai seggi a far lo scrutatore. Che un po’ mi piace, che rivedo la gente del paese che non vedo da tanto, è un po’ come quando c’è la fiera o quando si va a messa a Natale, rivedi i compagni di classe delle medie, i vicini di casa di dove abitavo prima, la gente conosciuta quando facevo l’obiettore. E mi han fatto fare pure il vicepresidente, che vuole dire che quando non c’è il presidente fai le sue veci, però ti pagano sempre da scrutatore normale.
E insomma ero lì che aspettavo gente, che non ne è mica venuta tanta, e arrivano due vecchietti, che nella zona del mio seggio ci sono un sacco di persone anziane. Entrano questi marito e moglie tutti e due sugli ottant’anni, la moglie rimane un po’ indietro e il marito si fa avanti con le due schede lettorali, i certificati insomma. Mi allunga prima la propria scheda e poi quella della moglie. Quando ho in mano la scheda della moglie mi fa “quella è di mia moglie, non è valida”. Io lo guardo in faccia, guardo la scheda, controllo che il seggio sia quello giusto, controllo tutti i dati e gli dico “No guardi è valida, è tutto a posto” e lui “no no, non è valida”. Lo rigurardo, ricontrollo, “guardi signore qui è tutto a posto, potete votare sia lei che sua moglie”.
Si spazientisce un po’ e mi fa “no no, davvero, non è valida, ho il certificato medico e devo accompagnarla in cabina a votare, che non è valida, mia moglie”.
“Capisco, tenga, vada pure”.
E cmq si dice invalida.