29. ottobre 2004

Ponte

Ehi, io parto, anzi noi partiamo, con quella smania addosso un po’ come quando si andava in gita da piccoli, che ho anche dormito poco stanotte, dalla smania.

27. ottobre 2004

Seggio rosa

Che poi lì al seggio, dove facevo lo scrutatore e il vicepresidente, eran tutte donne tranne me. Un uomo e cinque donne. Che io ho sempre detto che chiamare la gente ai seggi elettorali a fare gli scrutatori è una violenza gratuita, che costringi sei persone che non centrano niente l’una con l’altra a stare insieme per tre giorni senza che nessuno abbia un vero interesse nel conoscere l’altro. Che uno ci si mette anche d’impegno eh, che dice dai qualcosa da dire lo si trova sempre, ma non è mica vero. Ti trovi davanti gente così diversa che resti basito da quanto son diversi. E nelle tre o quattro volte che ci son stato, ai seggi, di gente diversa ne ho trovata. Ricordo ancora l’assicuratore podista logorroico che non faceva altro che parlare delle sue cazzo di corse e che mi diceva che un po’ dovrei correre che c’ho un po’ di pancetta. O il programmatore alienato che non faceva altro che grattarsi via le croste dalla testa che ci aveva una strana malattia della cute. O la segretaria marpiona che voleva qualcosa da me ma che conosco sia il figlio che il compagno che l’ex marito.
E insomma con delle esperienze del genere avevo un po’ di ansia quando sono andato là. E invece no, cinque donne: una sui 20 anni studentessa di psicologia, un’altra sui 28 laureata in psicologia e promessa sposa per aprile, un paio sui 35 e l’altra anzianotta impiegata in Comune. Che mica dovevo farci l’orgia, però almeno sembravano normali.
E invece no, non avevo calcolato una cosa fondamentale: sono donne. Mi hanno circondato e subissato di cataloghi di vestiti da sposa, gossip di ogni genere, discussioni su mobili per il bagno, cucina giapponese, stivali alla moda. Che a volte erano solo in due, le donne, e non c’era neanche male. Ma tutte e cinque insieme volevo impiccarmi con la corda della matita copiativa.
Che poi una è arrivata con un giornale tipo “Psicologia femminile” o qualcosa del genere, che l’ho preso in mano e penso “magari provo a inserirmi nei loro discorsi e nelle loro robe, e magari mi passa un po’ di più” quindi ho chiesto “ehi ma se leggo questo Psicologia Femminile poi capisco le donne?”. Silenzio. Si voltano tutte e mi guardano. “No beh era per dire… sai a volte si fa fatica… la comprensione… i diversi punti di vista…”. Silenzio. Per un attimo penso di chiedere lumi sull’influenza della luna e del ciclo mestruale sugli umori femminili ma decido che magari è meglio lasciar stare. Torno a leggere il mio libro.
Passa un po’ di tempo e l’anzianotta mi si mette di fianco, con fare materno, e mi dice sottovoce “senti, quella cosa che hai chiesto prima sul capire le donne, chissà perchè l’hai chiesta, ma la ragazza lì è psicologa e l’altra sta studiando, magari possono aiutarti…”. Non capisco bene se intende aiuto a me che secondo lei c’ho dei problemi o aiuto per le spiegazioni sul genere femminile, ma non indago.
“No guardi, grazie, penso che proverò prima col giornale”. “Ah fai bene” mi fa “quei giornali lì delle volte ci son delle cose che sono illuminanti”. Ah, immagino, spero di non restare abbagliato.
Alla fine sono ancora convinto che andare ai seggi è una bella violenza, che 120 euro son davvero pochi per una cosa così.

26. ottobre 2004

Scambi elettorali (dialogo in lingua)

Giorno di elezioni. Mattino presto. Interno. Corridoio di una scuola. Due vecchietti.
“Et votè ben, vè?”
“Mì sì, e tì? A te t’sarè sbagliè, fascista!”
“Fascista a srà ch’la vaca ed tò mèdra”
“Sè, fascista mè medra, ch’lè morta che Musolini l’andèva ancora a scola”
“Elora la srà stèda la sò méstra”.
Risate. Sipario.

Non è valida

Come spesso capita, mi han chiamato ai seggi a far lo scrutatore. Che un po’ mi piace, che rivedo la gente del paese che non vedo da tanto, è un po’ come quando c’è la fiera o quando si va a messa a Natale, rivedi i compagni di classe delle medie, i vicini di casa di dove abitavo prima, la gente conosciuta quando facevo l’obiettore. E mi han fatto fare pure il vicepresidente, che vuole dire che quando non c’è il presidente fai le sue veci, però ti pagano sempre da scrutatore normale.
E insomma ero lì che aspettavo gente, che non ne è mica venuta tanta, e arrivano due vecchietti, che nella zona del mio seggio ci sono un sacco di persone anziane. Entrano questi marito e moglie tutti e due sugli ottant’anni, la moglie rimane un po’ indietro e il marito si fa avanti con le due schede lettorali, i certificati insomma. Mi allunga prima la propria scheda e poi quella della moglie. Quando ho in mano la scheda della moglie mi fa “quella è di mia moglie, non è valida”. Io lo guardo in faccia, guardo la scheda, controllo che il seggio sia quello giusto, controllo tutti i dati e gli dico “No guardi è valida, è tutto a posto” e lui “no no, non è valida”. Lo rigurardo, ricontrollo, “guardi signore qui è tutto a posto, potete votare sia lei che sua moglie”.
Si spazientisce un po’ e mi fa “no no, davvero, non è valida, ho il certificato medico e devo accompagnarla in cabina a votare, che non è valida, mia moglie”.
“Capisco, tenga, vada pure”.
E cmq si dice invalida.

19. ottobre 2004

BlogFest 2004

Mi annunciano dalla regìa che anche quest’anno ci sarà la BlogFest. Ci sarò? Ma sì. Se faccio in tempo a prendere il biglietto, chiaro.
BlogFest 2004: Questo blog ci sarà!

18. ottobre 2004

Uh baby baby it’s a Gworld

Google io li stimo molto. Fan cose che solo loro le san fare, e in quel modo lì poi.
Però adesso mi stan mettendo anche un po’ d’ansia, questi qui di Google. Perchè sì ok, il motore di ricerca è uno spettacolo.
Poi mi han fatto la Gmail, che è bellissima e capientissima e intelligentissima e fa molto fiko averla e funziona da dio (a proposito, se ne volete una ne ho un po’ da regalare). Sì, le pubblicità sono contestualizzate al contenuto della mail che stai leggendo, ma dicono che questo non vuol dire che loro sappiano cosa c’è scritto nelle tue mail. Sarà.
E come trattano l’advertising: AdWords è uno spettacolo.
Non parliamo poi di Froogle, che in Italia deve ancora arrivare, ma che per chi fa acquisti online sarà la manna dal cielo.
Però si stanno allargando un po’ troppo: sto parlando di Gdesktop. Un’applicazioncina che gira in locale e che ti ravana tutta la mail e i documenti e poi ti presenta una pagina di ricerca tipo google e quando tu gli dici di cercare qualcosa lui ti dice tutte le mail e i documenti che contengono quello che tu hai cercato. E quando poi fai una ricerca su google lui tra i risultati ti mostra anche quelli rilevanti trovati all’interno del tuo pc.
Comodissima, ma mi spaventa molto.
Mi spaventa perchè mi viene a mancare il confine tra il di fuori e il di dentro, tra quello che è online e quello che è offline. E sì mi dicono che la mia praivasi è garantita, ma io non lo so mica quanto e fino a quando, e cmq mi mette ansia il non riuscire a percepire perfettamente cosa sta al di qua e al di là del confine. E soprattutto mi domando: e adesso cosa si inventeranno? Si parla di Gbrowser, e non mi stupirebbe un browser targato google.
Quindi ricapitoliamo: ricerca, mail, pubblicità, e-commerce, desktop, navigazione.
Cosa manca ancora? Mi aspetto, nell’ordine:
Gmother: ti rimbocca le coperte e ti canta la ninnananna. Servizio aggiuntivo a pagamento: ti sveglia e ti porta il caffè a letto.
Gwater: ti assiste nei tuoi momenti più intimi, fa il tifo e ti fa i complimenti alla fine. Servizio aggiuntivo a pagamento: contattare Google Inc. per i dettagli, che qui non è carino.
Glover: ti porta fuori a cena la morosa quando tu non ne hai voglia. Servizio aggiuntivo a pagamento: te la tromba anche.
Godgle: ti ascolta, ti osserva, ti giudica. A pagamento: ti perdona.
Lo sviluppo di quest’ultimo servizio, a parte il perdono, credo sia già a buon punto.

15. ottobre 2004

One night in Milan

Tutte le varie cose sul mio culo pesante già le ho scritte: è successo che quindi una volta mosso, quel culo, qualche settimana fa, l’ho portato a Milano.
Arrivo sotto casa sua verso ora di cena, la chiamo per dirle di scendere che sono arrivato, mi fumo una sigaretta nell’attesa e tra me e me penso che uscire così, tra blogger, fa un po’ strano, che magari ci son poche cose da dirsi visto che molte le si è già lette sui rispettivi blog. Eccola che arriva. Ci diamo due baci e, cosa che faccio senza farmi notare, l’annuso. Mmmmh, sa di buono. Eh sono un po’ bestia in queste cose, non ci posso fare niente. Saliamo sulla macchina e decidiamo un po’ dove andare, o meglio, lei fa proposte e io faccio finta di scegliere, che alla fine è meglio se decide lei. Ok, deciso: ristorante romano. Logico no? Però sì, preferisco dù bbucatini cacioeppepe ad un risotto allo zafferano.
Scopro un’altra cosa che mi piace poco di Milano: trovare un buco dove infilare la macchina. E io che pensavo che il parcheggio fosse un problema a Parma… no no, non siamo nessuno in confronto a loro. Giro per circa 40 minuti prima di trovare un posto, faccio quello tranquillo che è la prima serata insieme ma scenderei e prenderei volentieri a mazzate ogni macchina parcheggiata male o ogni smart di merda che mi si infila davanti e si va a parcheggiare in posti dove solo una smart ci può stare. Mi chiedevo: ma occorre avere la faccia da culo per avere una smart, o è la smart che ti fa venire la faccia da culo? Fatto sta che vorrei fare un giro del quartiere con un bazooka in mano. Però sto tranquillo, e continuo a darmi un tono, che bisogna far bella figura, bisogna.
Lei intanto parla, chiacchiera, racconta, e con un ditino continua a cambiare stazione della radio: confessa che è un suo difetto e che non può farci niente. E’ un difetto carino, penso lì per lì, rendendomi conto che è potenzialmente uno di quei difetti per i quali se dovesse nascere una storia, nel giro di alcuni mesi è probabile che quel ditino glielo tronchi.
Finalmente trovo un buco per la macchina, parcheggio ed entriamo al ristorante. Simpatici quelli del ristorante romano e bellino il locale: certo se il cameriere non parlasse con accento francese sarebbe più facile calarsi nell’atmosfera capitolina. Ci trovano un tavolo, con l’obbligo di toglierci dai coglioni entro le 22 che arriva gente che ha prenotato. A me mi sembra una roba da matti, questa di farci mangiare di corsa, o comunque di farci alzare da tavola, che non m’era mai successo, ma guardo la reazione di lei e ne deduco che a Milano è cosa normale. E pensare che avevo già lì un francesedimerdavacagareteeiltuoristorante. Ma continuo a darmi un tono, che è meglio.
La cena va avanti bene, e lì penso che mi piace proprio, mica la cena, lei. Anche la cena è buona, ma i bbucatinicacioeppepe sono praticamente pasta in bianco. Lei mi prende per salutista: in realtà la sera prima era venerdì e all’inaugurazione del mio locale preferito l’ho presa gigantesca e lo stomaco un po’ ne risente, ma decido che anche questo magari è meglio non farglielo sapere.
La osservo un po’ in tutto, ma con discrezione: come mangia, come si muove, come è in mezzo alla gente. Immagino stia facendo la stessa cosa con me, quindi sto composto e mangio senza ingozzarmi, appoggio le posate al posto giusto e mi pulisco la bocca prima di ogni sorso di vino. Abbiamo entrambi un piccolo calo di classe quando ci mostriamo a vicenda i denti per vedere che non ci siano rimasti pezzi di verdura in mezzo.
Usciti dal locale si decide come proseguire: decidiamo di bere qualcosa da qualche parte. Che “qualcosa da qualche parte” a Milano significa “ci fermiamo nel primo posto dove c’è da parcheggiare”. Pub piccolino, luci soffuse, ci mettiamo in un angolino, che mi piace stare negli angoli dove si vede il resto della gente. Non fosse che il locale non ha sedie ma piccoli barilotti, carini da vedere ma che ti danno quell’aria “sedutosullatazzadelcesso” che non è facile da gestire. E infatti mi sento un po’ scemo. Ordino un cocktail, solo uno, e non è che mi vada granché, vista la serata precedente, ma mi aiuta ad avere aria disinvolta mentre sto su quel cazzo di barilotto.
E’ più o meno a questo punto che comincio a volerla baciare a tutti i costi, ma non mi faccio avanti che non ho ancora capito se è il caso, e sarebbe bello se si facesse avanti lei, ma sicuramente pensa che non è il caso.
Passo quindi così le successive 6 ore a pensare se è il caso di baciarla o meno.
Lo so, quando mi ci metto son bello lento.

07. ottobre 2004

Stiamo lì

Ecco, adesso vorrei appoggiarti un po’ la testa sulla spalla e farmi accarezzare un po’… così… tranquilli tranquilli… che sta venendo giù un po’ il buio…. e star lì magari con un bel cd sotto e te che mi dai tanti baci… star lì così a parlare di te o di me… e intanto i baci… e la musica… e magari mi appisolo anche un po’… e magari anche tu… che basta che stiamo lì, così…. che c’è la musica sotto, e qualche gatto che ci guarda… e stiamo lì… che tanto l’autunno è così, c’è mica tanto da fare… e a me mi basterebbe stare lì, con la testa così…

05. ottobre 2004

Malato

Ma di tutte le medicine che mi danno in questi giorni che sono a casa ammalato non ce n’è una contro la noia? E contro la nostalgia? Eh ma allora, cari i miei farmacisti, lasciatevelo dire, non servite proprio a un cazzo.

03. ottobre 2004

Fame

Non scherzavo, quando t’ho detto che t’avrei mangiata. Te hai riso, ma io non scherzavo mica. Dev’essere qualcosa legato al possesso, o magari avevo solo fame. Però t’avrei mangiata. Poi mi hai distratto, e m’è passato di mente, e forse è stato meglio così, perchè io ti mangiavo davvero.