02. agosto 2004

Trabocchetti

Che io me l’ero detto, beh ok hai ceduto, una volta, può succedere, sei una merda ma può succedere. L’importante è non ripetere l’errore. Che non è che è diabolico, più che altro è da pirla. Poi però c’è un dio dei trabocchetti che si diverte a scherzarmi, e io li centro tutti i suoi trabocchetti. Li ha messi in fila, perfetti, visibilissimi da lontano, e li ho presi tutti.
Il primo era fatto come una spiaggia, di notte, piena di gente che balla, con la musica sparata. Il secondo trabocchetto è stato la luna piena, strapiena, vicinissima, il suo riflesso sul mare. Già quando ho visto il primo ho detto “ohimè”. Poi al secondo “eh vabbè”. Ero pronto per il terzo, che era la sua gonna, che svolazzava tutta. “Gesù”. Ma tenevo botta eh, continuavo a centrarli tutti ma tenevo botta.
Un trabocchetto a forma di mojito me l’ha messo in mano lei e ha cominciato a ballare. Io mi son tolto le ciabatte, ho messo i piedi nella sabbia fresca, e stavo lì a ballare ma non troppo, che avevo un po’ paura del trabocchetto che poteva arrivare. E non si è mica fatto aspettare.
Era lì che ballava che sembrava matta, stavano mettendo del reggae, a un certo punto s’è fermata e m’ha fissato sorridendo. “Aiuto” ho pensato. S’è sfilata la gonna, s’è tolta la maglia e si è buttata in mare. Ho detto “no cazzo, in mare no, adesso sto qui e non ci casco caro il mio dio dei trabocchetti”. Mi son seduto sulla sabbia, guardando lei e il mare e la luna e il riflesso e la musica e il mojito. E’ tornata indietro quasi subito, tutta bagnata che sapeva di sale e del profumo di una di quelle creme che si sentono solo al mare, mi ha abbracciato e mi ha dato un bacio con la faccia tutta bagnata, tutta salata, e mi fa “ho freddo”. E’ stato lì che mi son reso conto di non avere armi contro quel dio mattacchione, mi sono arreso, ho chinato il capo e l’ho lasciato fare. “Andiamo a casa” le dico passandole la mia maglia. “Siamo sicuri?” mi fa. “Abbiamo alternative?” le dico. “Hai ragione”, mi bacia ancora, mi prende una mano e ci incamminiamo coi piedi nel mare. “Could you be loved and be loved…”

Weekend rosa

Finesettimana di sole e mare, io a casa di un’amica con altre tre donne, che facendo i conti eravamo io e quattro donne. Che uno si chiede, ho fatto qualcosa di male per meritarmelo? Vabbè mi son visto anche con la biondina ma quello non vi rigurarda. Che di queste quattro ce n’era una anche carina eh, ma proprio carina magrolina tutta soda con le tette di un’altra (nel senso che non s’è mai vista una così magra con quelle tette lì). Però. Però non capiva un cazzo. Però quando doveva criticare qualcuno diceva “behcertagenteveramente”. Però leggeva Libero in spiaggia davanti a tutti: un po’ di pudore, cazzo! Però quando è entrata in mare, dopo averci pensato un po’, ha detto con aria intelligentissima “Cavoli, quanta acqua!”. Però l’ho sentita tessere le lodi del nostro Silvio. Però, amici, che tette…

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