30. agosto 2004

Bere fa male

Una notizia data dalla Reuters, più o meno a metà luglio, l’ho letta solo oggi. Un ragazzo inglese di 28 anni si ubriaca al pub e litiga con un amico. Va a casa a prendere il fucile a canne mozze per chiarire del tutto i fatti: lo carica, se lo infila nei pantaloni e torna al pub. Solo che con 15 pinte di birra in corpo c’è il rischio di essere un po’ distratti, tipo può succedere che ti dimentichi di mettere la sicura. Infatti durante il ritorno al pub si è sparato via le balle. E in più gli han dato 5 anni per possesso illegale di arma da fuoco. Vedi, oggi ero un po’ giù, poi a sentire certe cose il morale di torna alle stelle.

Consiglio

E’ buona norma non scrivere i post direttamente nel pannello di controllo di Splinder, che posson succedere e piantarsi mille cose e finisce che si perde il post. L’esperienza mi ha insegnato che è sempre meglio scriverli nel blocco note, o NotePad, o programmini similari, e io li uso sempre, che son programmi semplici e non si piantano mai. Quasi mai, porcaputtanatroialuridaimpestata.

Commozione (cerebrale?)

Vaccaboia ultimamente mi commuovo sempre. Basta, ad esempio, una medaglia d’oro e mi vengon giù i goccioni, fortuna che le olimpiadi son finite. E’ che l’altro giorno mi son commosso con un servizio di Studio Aperto. Forse dovrei farmi vedere.

27. agosto 2004

Un link

Un link che può dire più di mille parole: http://bloghdad.splinder.com

25. agosto 2004

30mila

Ah ma vè, ho superato i trentamila accessi e non me ne son neanche accorto. Tempo di bilanci dunque. Bè devo dire che non pensavo di resistere così tanto, con questo blog, l’avevo scritto anche nel primo post, e invece sono ancora qua a raccontare di me e dell’attorno a me.
Qualche giorno fa mi è arrivata una mail da una persona che si è letta tutto il blog e non ha potuto non chiedermi il perchè, perchè uno apre un blog, perchè mettere la propria vita in piazza. Beh è soggettivo le ho detto. Che poi non è che ci metto tutta la mia vita qui, solo una parte, quella che mi viene di scrivere, che ci sono cose che non mi vien naturale metterle e allora non lo faccio. Ne parlavo anche poco tempo fa con un’amica alla quale ho chiesto “dì ma secondo te quanto rispecchia me stesso il mio blog?”, lei m’ha detto “solo una parte”. Va bene così.
C’è una bella dose di autocompiacimento nel tenere aperto un blog, le ho spiegato, che fa piacere ricevere complimenti e avere persone che vengono a leggere e se non fosse così proabilmente questo blog sarebbe chiuso da un po’.
Mettere poi in piazza i fatti propri davanti a persone che non si conosce è molto più facile che parlarne con chi ti conosce, e a volte ti trovi a parlare di cose che magari speri che chi ti conosce non le legga mai. E’ per questo che sono molto poche le persone che conosco bene che leggono qui. Che poi puoi solo sperare, che questo è internet, e a volte capita di imbattersi in blog di gente conosciuta (come era successo a me, col blog di un’amica, un po’ di tempo fa), e mica ci si può arrabbiare se capita per puro caso. Se invece so che Tizio ha un blog e faccio di tutto per trovarlo senza che sia lui a darmi l’url allora è una bella bastardata.
Che poi io sono uno che si racconta anche fuori dal blog (a volte fin troppo), di mio non mi dà fastidio parlare dei fatti miei, e tener su un blog per uno così non è un gran sacrificio.
Per di più, con la poca memoria che mi ritrovo, il blog mi serve anche per ricordarmi le cose: tipo se c’è una persona che m’ha fatto star male e adesso mi viene da trattarla bene bene allora ogni tanto mi vado a leggere le cose che scrivevo quando mi faceva star male e mi ridimensiono un po’.
E allora ho spiegato a quella persona che mi ha scritto la mail che non deve sentirsi voyeur, o che cmq è un voyeurismo consenziente, come spiare da una serratura dove chi sta di là sa che stai guardando, e che se le capita di pensarmi come se fossi un amico, anche se non sa il mio nome, a me fa solo piacere, che di amici non ce n’è mai abbastanza.
Ecco come vivo il mio blog al trentamillesimo accesso.

24. agosto 2004

Black slip

Ho lavato un po’ di roba, appena tornato dalle ferie. Ho fatto un po’ di lavatrici e poi a stirarle ci pensa mia madre. Che oggi entra in cucina con un paio di mutande da donna nere in mano e mi fa “Senti, queste non sono mie…”.
Guardo lo slip e ci guardiamo.
Embarrassment, by Calvin Klein.
Sorrido, anche lei ma un po’ più nervosa.
“Mà, non ne ho idea di chi possano essere, lo giuro”.
“Ah bene” fa lei.
“No, è che di mutande da donna ne ho mica viste tante in queste ferie”.
“Ah quindi quelle poche che hai visto te le ricordi bene… beh io le butto via”.
“Beh aspetta che chiedo a qualcuno magari…”.
“Beh e tu vai da ragazze che conosci e chiedi ‘senti ho un paio di mutande nere che forse sono tue’? Io ti prenderei a sberle…”
“Ma no, mà, è che tra le varie cose abbiamo fatto il bagno di notte e magari cambiandosi sono finite in mezzo alla mia roba nel baule della macchina”
“E queste qui… si sono cambiate le mutande… in mezzo alla strada?!?!?!”
“Eh, sì…”
Chiude lei con un “Che schifo…”, piccolo cuore geloso di mamma.

23. agosto 2004

Barbùn

Arriva venerdì e con venedikt ci diciamo “Lo facciamo?”. Famolo. Molto Blues Brothers questa cosa. Prendiamo la macchina e andiamo a passare un finesettimana da barboni in un paesino della Liguria. Da barboni perchè la mia macchina era la nostra casa, il baule il nostro guardaroba e il parcheggio il nostro giardino.
Che poi io son partito mezzo ammalato: sì perchè quando torno da vacanze impegnative come quella che abbiamo fatto in Spagna, nel giro di poche ore dal ritorno cado a letto con febbre, tosse e raffreddore. Stavolta la febbre non l’ho provata, ma tosse e raffreddore ce li avevo alla grande. Li ho trattati a cubalibre, assenzio e altro. Li ho percossi con un paio di feste in spiaggia. Li ho strapazzati con 3 ore di sonno per notte. Li ho finiti con un paio di bagni alle 4 del mattino, sabato e domenica.
Che non eravamo mica solo io e venedikt eh, chiariamolo, che poi la gente dice “ah quei due gay che scrivono su internet…”. C’erano anche altri amici, che ci hanno raggiunti. E sì, c’era anche la biondina, che era già lì. Danni? Tantissimi. Ho un buco nel paraurti dietro della macchina e una riga su quello davanti, una ferita su un dito, ho perso il mio anello. Danni emotivi? Inestimabili.

Marinconia

Oh ma quanto sono nero? Ma nero nero eh, sarà quel po’ di sangue croato che c’ho in circolo che mi aggiunge melanina, ma son proprio nero. Dieci giorni in Spagna e un weekend in Liguria, due ottimi motivi per sentirmi mancare il fiato dalla nostalgia. Vaccaboia io e la mia testa che c’ho sto gusto per la malinconia che non lo gestisco mica. Oh mi vengono i lucciconi a pensare alla spiaggia di Begùr, il posto dove ero in Spagna. E mi vengono i lucciconi a pensare a sto finesettimana in Liguria che è durato più o meno come due settimane, per tutte le cose fatte e le botte emotive ricevute. Già, quando torno dalle ferie sembro un quindicenne col magone.

17. agosto 2004

Ritorno

Oh, son tornato eh. Beh magari riparto, adesso vediamo. Intanto strizzo il fegato, lavo il cuore, lucido i ricordi e riordino il tutto. Poi vi faccio sapere.

03. agosto 2004

A presto!

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