18. luglio 2004

Unità

Ieri sera, Festa dell’Unità. Che qui da noi è una cosa normale, non so da altre parti, ma qui da noi andare alla Festa dell’Unità è normale, anche se non è più come una volta.
Quando ero piccolo, che mia zia era nel partito, mia zia che da giovane faceva la spola tra pianura e collina coi messaggi dei partigiani nascosti nei capelli, che poi non poteva che restare nel partito, lei mi portava sempre alla Festa dell’Unità. E io da bambino in mezzo a tutto quel rosso capivo di far parte di qualcosa, ma non capivo bene cosa, e poi il rosso non mi piaceva neanche tanto, io volevo una Festa dell’Unità con le bandiere gialle, allora sì sarebbe stato tutto perfetto. E mia zia, che conosceva quella della pesca di beneficienza, mi ricordo che mi aveva fatto vincere l’astronave di Capitan Harlock, alla Festa dell’Unità. Che poi non è che c’era solo mia zia alla festa, c’era tutta la famiglia, capirai se non c’era mia nonna, però mia zia era quella che mi portava in giro e mi faceva vedere le cose e sentire i profumi, e certe volte mi metteva anche un fazzoletto al collo, che mi sentivo un cowboy. E poi mi lasciava correre attorno alla pista dove si ballava il liscio.
E ieri sera mentre ero lì che pensavo, vaccaboia son vent’anni che è morto Berlinguer e non me l’ha detto nessuno se non sto volantino che c’ho in mano, c’era un megafono attaccato a un palo con una voce che non mi ricordo di preciso cosa diceva, ma era proprio uguale alle Feste dell’Unità dove andavo da piccolo. E c’erano anche i bambini che correvano attorno alla pista del liscio. Forse non ci si sta perdendo poi tanto e magari si può risistemare le cose. O forse anche no. Perchè una volta era normale cantare bandiera rossa, ieri sera avrebbe fatto strano.