30. luglio 2004

Regressione

C’ho la regressione, dicono. Tipico dei trentenni, dicono. Che uno a trent’anni regredisce, dicono. Spesso sembra che lo dicano per il gusto di dirlo. Invece non mi sento tornato ventenne, per niente. Eh ma ti comporti come uno di vent’anni, dicono. Allora ci penso e penso a cosa facevo a vent’anni e a cosa faccio adesso di uguale. Ero e sono allegro, se questo è regredire, allora sì. Ma quando dicono regressione lo dicono come se fosse una colpa, guardalo lì il bambinone che c’ha paura dei suoi trent’anni. E mi piace anche prendermi in giro da solo, e prendere in giro anche loro, che se mi chiedono come sto gli dico “beh a 15 anni non si sta mica male”. Ma non è mica vero. I miei trent’anni li adoro, mi sento uomo ma non poi così tanto, ragazzo ma non poi così tanto, sono cosciente di come sono e di cosa sono, spesso so cosa voglio, che se lo sapessi sempre mi farei paura e tristezza, mi alzo alla svelta dalle batoste, mi sembra di essere arrivato a qualcosa che stavo aspettando, sento ancora lontana la rassegnazione alla discesa. Mi contraddico e mi correggo, sbaglio e so che non c’è punizione, perchè i conti li faccio con me. E soprattutto, continuo a cambiare, che arrivare a trent’anni come se fossero un traguardo è un errore da evitare.

26. luglio 2004

Frasi & coerenza (ovvero: consumo ossigeno per dire cazzate)

Se si rifà viva certo non sarò lì a trattarla bene
Ormai è tardi, non sono il tipo che dà una seconda occasione
Non crederai di fare quello che vuoi eh biondina?
Ora proprio mi rimbalza
Una situazione del genere non mi vedrà mai più coinvolto
No beh sì le parlo ma resto sempre molto distaccato
Ah allora in montagna c’è anche lei?
Ma certo che le parlerò, ma che non si aspetti simpatia a fiumi
Eri lì che mi aspettavi?
Ridammi la mia mano
Dovremmo andare in casa che qui piove e siamo fradici
Adesso basta baci, è l’alba.

19. luglio 2004

Meglio un cane attore o un attore cane?

Io non ho un cane, io ho un attore di teatro. Ieri sera arrivo a casa in macchina, entro in cortile e scendo per aprire il garage. Il cagnusso gira attorno alla macchina annusando le ruote, che son territorio suo e guai a chi ci piscia. Il fatto che io mi incazzi come una biscia ogni volta che alza la zampa sui miei cerchioni non lo sfiora.
Son lì che apro il portone del garage e sento un urlo disperato, mi volto pensando “cazzo il freno a mano!” invece la macchina è ferma. Faccio il giro dietro l’auto e c’è la bestiola per terra, trema tutta, l’occhio è terrorizzato e fissa il vuoto, continua a piangere. Mi accuccio e lo accarezza cercando di capire cosa è successo e mi preoccupo, ma mica poco, che sembra in fin di vita. Sta rantolando. Continua a tremare con la lingua di fuori. Dai bestia vabbè che sei vecchio ma è presto per tirare gli ultimi. Poi lo accarezzo sul muso e vedo che la mano mi si sporca di nero, di grasso da auto. Mi giro e guardo il tubo della marmitta e c’è un segno, sicuramente di un naso di cane.
Mi torna subito in mente di quando alcuni anni fa corsi disperato dal veterinario con in braccio sto cane, moribondo fino alla soglia dello studio veterinario e vivacissimo ingroppatore di barboncine appena dentro, per scoprire che non era stato investito da un’auto ma punto da un’ape e che aveva solo un leggero gonfiore.
Mi alzo in piedi. Dico, serio e con la voce incazzata che lui riconosce al volo: “Vacagare.” L’occhio passa dal vuoto a me, il tremore smette così come i guaiti. Non metto in garage la macchina, salgo in casa e sbirciando dalla finestra lo vedo che piscia su tutte e quattro le ruote e poi corre ad abbaiare a uno in bicicletta. Quanto mi fa incazzare. Ho anche pensato di lasciarlo al casello dell’autostrada quando andrò al mare se non fossi sicuro di ritrovarlo lì al ritorno.

18. luglio 2004

Unità

Ieri sera, Festa dell’Unità. Che qui da noi è una cosa normale, non so da altre parti, ma qui da noi andare alla Festa dell’Unità è normale, anche se non è più come una volta.
Quando ero piccolo, che mia zia era nel partito, mia zia che da giovane faceva la spola tra pianura e collina coi messaggi dei partigiani nascosti nei capelli, che poi non poteva che restare nel partito, lei mi portava sempre alla Festa dell’Unità. E io da bambino in mezzo a tutto quel rosso capivo di far parte di qualcosa, ma non capivo bene cosa, e poi il rosso non mi piaceva neanche tanto, io volevo una Festa dell’Unità con le bandiere gialle, allora sì sarebbe stato tutto perfetto. E mia zia, che conosceva quella della pesca di beneficienza, mi ricordo che mi aveva fatto vincere l’astronave di Capitan Harlock, alla Festa dell’Unità. Che poi non è che c’era solo mia zia alla festa, c’era tutta la famiglia, capirai se non c’era mia nonna, però mia zia era quella che mi portava in giro e mi faceva vedere le cose e sentire i profumi, e certe volte mi metteva anche un fazzoletto al collo, che mi sentivo un cowboy. E poi mi lasciava correre attorno alla pista dove si ballava il liscio.
E ieri sera mentre ero lì che pensavo, vaccaboia son vent’anni che è morto Berlinguer e non me l’ha detto nessuno se non sto volantino che c’ho in mano, c’era un megafono attaccato a un palo con una voce che non mi ricordo di preciso cosa diceva, ma era proprio uguale alle Feste dell’Unità dove andavo da piccolo. E c’erano anche i bambini che correvano attorno alla pista del liscio. Forse non ci si sta perdendo poi tanto e magari si può risistemare le cose. O forse anche no. Perchè una volta era normale cantare bandiera rossa, ieri sera avrebbe fatto strano.

09. luglio 2004

New Intelligents

Parma è piena di posti da intelligenti, quei posti dove ci entri e sembra che abbiano tutti qualcosa da dire. Che se parli di cinema, ah Kieslowski! (sì, ho guardato su Google come si scrive: oh si chiama Krzysztof di nome, a me krzysztofkieslowski sembra la prima riga della tabella dove l’oculista ti prova la vista), che se parli di calcio, ah io tifavo Repubblica Ceca! (ma tifa Italia cretino!), che se parli di qualsiasi cosa han da dire una roba che deve lasciarti per forza a bocca aperta.
Anche le osterie ormai son posti da intelligenti, che una volta volavano di quelle madonne che sembrava una gara, oggi son lì tutti seri che i mali del mondo ce li hanno addosso tutti loro. La gente, ho visto, sorride meno, forse perchè non fa intelligente ridere.
Eravamo in un’osteria, un po’ di mesi fa, io e Venedikt, a mangiare un po’ di salume e bere un po’ di vino, e avevamo di fianco due coppie che parlavano di robe che c’è venuta la pelle d’oca, con le ragazze con una faccia tristissima. Parliam mica di quelle robe lì io e Venedikt quando siamo in giro. Però ridiamo molto. Se parliamo di calcio finiamo per dire che Trapattoni sembra un verbo e ci minacciamo con degli “attento che ti trapattono la faccia”. Ci sono un sacco di allenatori che non sanno di essere dei verbi bellissimi. Poi finito di ridere ci guardiamo attorno e sono ancora lì tutti tristi, e anche un po’ scoglionati che magari abbiam fatto casino e gli abbiam dato fastidio all’intelligenza.
Sai dov’è che la gente ride? Alle sagre di paese. Vaccaboia se si ride lì, e di intelligenti neanche l’ombra. Speriamo che duri.

07. luglio 2004

Marianna

L’altra sera ho incrociato in discoteca la mia prima morosina. Non l’ho salutata, lei non si ricorda sicuramente di me, ma io sì, l’ho incontrata diverse volte, che la città è piccola, ma ce l’ho ancora con lei per una vecchia storia.
Ce l’eravamo detti in faccia “siamo morosi da oggi?” “ok” “ok”. Eravamo all’asilo, già, e lei si chiamava Marianna e aveva i capelli neri e i codini. Era piccolina, gli occhi scuri e la faccia furbetta.
Che oggi, a dirla così, pensi “che carini…” e pensi che già mi piacevano le ragazzine piccoline belline. No, le cose non stavano proprio così. In realtà poteva anche essere grassa e puzzona che l’avrei amata lo stesso: lei si chiamava come la morosa di Sandokan, e quella era la cosa importante. Sì, perchè mi permetteva di sentirmi Sandokan. Beh certo, non come quello grande, però con la morosa con lo stesso nome buona parte del lavoro era fatto, ero come era Sandokan da piccolo, e da grande sarei diventato sicuramente come lui.
Poi un giorno mi si para davanti con un biondino e mi fa “questo è Daniele, l’altro mio moroso”. Hai capito, la furbetta? Mi giro un attimo, mi distraggo per un appuntamento a nascondino o un’uscita a strega sollevata, e lei ne approfitta. Ah ma l’ho lasciata subito, perchè sarò stato anche piccolo ma non scemo. E da allora, per colpa sua, non ho più potuto essere Sandokan, e ora son qui con un mouse e una tastiera invece di correre su e giù per la Malesia con tigre e scimitarra. Puttanella.

05. luglio 2004

Pizza e sfichi

Capita a volte che ti trovi in situazioni dove non vorresti essere, con gente che la guardi e pensi “ma se sono con loro sono anch’io come loro?” e un po’ ti viene da piangere. Pizza ieri sera, sì avevo proprio voglia di pizza e quindi ho buttato lì un giro di sms senza rendermi conto del mostro a cui stavo dando forma. I problemi si son presentati quasi subito perchè qualcuno voleva vedere anche la finale, quindi occorreva trovare pizzeria con maxischermo: già lì avevo intuito che il tutto stava prendendo una piega strana. Seduto al tavolo della pizzeria ho capito che forse era meglio scongelare quella margherita che tengo in freezer.
Eravamo in sei. Il mio socio con fidanzata che non c’è neanche male. Alla mia sinistra la biondina stupida, sì, proprio lei. Davanti a me il suo ragazzo che ha passato tutta la serata a giocare con il giochino del verme del Nokia mentre la ragazza mi faceva gli occhioni del labrador colpevole e mi ricopriva di complimenti per ogni minima cazzata (“ma sei pettinato come in quella foto del mare! Ma stai proprio bene!” Scema, parla piano, che se il tuo moroso chiede dove l’hai vista la foto del mare poi son casini). A capotavola, il migliore amico del mio socio: un rarissimo caso di idrocefalia dove però al posto dell’idro devono averci messo sterco, ecco sì, uno stercocefalo. Ha l’aria di sentirsi molto, ma proprio tanto, più intelligente del resto del mondo. Narrano anche che sia di nobili origini, cosa che lui tiene a evidenziare affettando una spocchia da eruzione cutanea immediata. Purtroppo ci sente poco, quindi parlargli a mezza bocca mettendolo in condizioni di dire puttanate atomiche con la solita aria di superiorità, perchè non ammetterà mai di non sentire bene, è uno spasso non indifferente. Inoltre mi chiama Russel, perchè sostiene, unico al mondo, che io assomigli a Russel Crowe. E ogni volta che lo sento dire “Russel” gli tirerei una sedia sulla schiena.
Verso le 21.30 lascio partire il primo sms/sos agli amici che stanno tornando dal mare e che sanno della cena. “Aiuto.” ci scrivo. “Tieni duro, arriviamo” rispondono.
Nel giro di mezz’ora sono lì, facce amiche, belli sorridenti che sanno di mare e di relax.
Nel giro di mezz’ora anche loro, che sono molto meno tolleranti di me, discutendo su non so cosa si incazzano col merdacefalo e decidiamo quindi che è ora d’andare a letto.
La prossima volta che mi va una pizza vedo di mandare qualche sms in meno.

02. luglio 2004

Polemica

Dice mamma Splinder:
A gennaio 2004 i blog erano stati resi visibili anche come mioblog.splinder.com.
Abbiamo aspettato l’estate per completare la transizione; da oggi mioblog.splinder.com diventa l’indirizzo ufficiale per i blog ospitati su Splinder; fino al 30 settembre 2004, digitando il vecchio indirizzo .it si verra’ comunque reindirizzati su .com.
In questi 3 mesi, vi consigliamo di comunicare il cambiamento ai vostri lettori in maniera che il link al vostro blog sia aggiornato. Non dovrebbero verificarsi problemi di alcun tipo; anche i motori di ricerca, dopo un primo periodo di adattamento, si adegueranno al nuovo indirizzo.
“Non dovrebbero verificarsi problemi di alcun tipo” un par de ciufoli, cara mamma:
1) Statistiche: chiunque abbia un sistema di statistiche lo deve aggiornare col nuovo indirizzo (sempre che sia possibile), ma cmq si sputtaneranno in ogni modo, perchè se io ho una classifica dei referrer che mi portano + visitatori, mioreferrer.splinder.com non potrà essere sommato ai visitatori che mi portava quando era .it .
2) Link esterni: posso anche dire ai miei amichetti di aggiornare i vari link, ma tutte le varie web directory, per esempio?
3) Collegamenti: aggiornare tutti i miei link splinderiani (e son parecchi) da .it a .com è stata una menata della quale facevo volentieri a meno, potevi mica farmelo tu in autmoatico, mamma?
4) Poco tempo: due mesi per sopprimere il .it, secondo me, sono pochini. Dal momento che il dominio splinder.it scade il 16 febbraio del 2005 lasciateli attivi almeno fino a quella data.
5) Avvertiteci: ma mandare una mail un po’ prima, quando succedono queste cose fa brutto? Saremo anche 50mila iscritti, ma un 2 kb di mail testuale non mi sembra poi così impegnativo.
6) Sondateci: siamo una specie di community o no? Questo devo ancora capirlo. No perchè se lo siamo parliamone, nel senso di magari buttare lì un sondaggino con la domanda:”Per motivi nostri ci piacerebbe passare da .it a .com, lo volete voi?
7) Varie ed eventuali

01. luglio 2004

All’amore mio virtuale

Amore mio virtuale, che mostri il tuo catalogo,
vorrei a te congiungermi senza avere dialogo
senza chilobait e pericoli allegati
niente più popup nè tasti destri bloccati
fisicamente averti senza dover leccar il video
linkarti carnalmente senza dover scrutare il codice
e aspettando il giorno in cui arriverò in aereo
per farlo un po’ diverso oggi ti cliccherò con l’alluce