18. giugno 2004

San Siro, 12/6/2004

Partiamo in quattro da Parma alle 14.30, destinazione Milano, Stadio Meazza.
E’ la prima volta che vado a vedere Vasco nonostante mi piaccia da sempre, un po’ perchè l’idea di stare in mezzo a tutta quella gente mi mette ansia, un po’ perchè sono pigro.
La tenuta è evidentemente da principiante: maglietta bianca, pantalone corto chiaro, zaino monospalla e infradito, sembra che stia andando in spiaggia.
Bello il rito dell’avvicinamento, dell’ingresso allo stadio (certo che tutte quelle cazzo di scritte Vodafone mi han fatto girar le balle, lì per lì), della salita al secondo anello, dell’attesa.
M. mi guarda e mi fa “avevamo 15 anni la prima volta che ci siam detti di andare a vedere Vasco insieme, ti ricordi?”. Eh mi ricordo sì, ce ne abbiamo messi altri 15 per farlo. “15 anni fa avevo un’altra religiosità” gli rispondo, citando il buon Rossi.
Siam così pirla (o così annoiati) che ci facciamo una foto e la spediamo via mms al numero per farla apparire sui maxischermi del palco (cazzo… Vodafone… hai incastrato anche me…) “capirai se salta fuori…” penso io. Dopo 5 minuti i nostri faccioni sono là belli grossi davanti a qualche decina di migliaia di persone, con sotto una frase che a 15 anni mi sarei vergognato a scriverla sulla Smemoranda. La gente attorno si volta per guardare se siamo noi. “Sì signora siamo noi, stiamo bene vero?”. La signora, seduta nella fila sotto alla nostra, fa parte di una famigliola che copre completamente le fasce d’età dei fan del Blasco: nonna sui 55, figlia sui 35 e nipote sui 15 anni. Tutte grasse uguali, vestite simili, sembrano una matrioska smontata e appoggiata sui seggiolini. Simpatiche.
Alla nostra sinistra una compagnia di ragazzi tranquilli rolla canne e beve coca&rum a nastro, senza rompere le palle a nessuno ma anche senza offrire niente a nessuno. Tzè. Fate almeno il gesto, no, che siamo gli unici pirla a non averne?
Alla nostra destra una coppietta non fa altro che limonare per tutte e 5 le ore che siam rimasti lì ad aspettare. Anzi no, limonano e lui si beve una birra e si rolla una tromba più o meno ogni mezzora, ma non offre nè alla ragazza nè a noi vicini di casa. Penso alla poveretta e alla moquette che lui deve avere al posto della lingua.
Uh, parte la ola! Beeello. Toh un’altra! YEAH!. Ancora? Eh vabbè. Un’altra? Eh ma adesso basta però. Alla fine ne saran passate dieci, che ok che ci si annoia, ma facciamo anche qualcosa di diverso, chessò, giochiamo a bandiera.
Dall’alto ogni tanto arrivano schizzi d’acqua, a volte bottiglie di plastica vuote, insomma un po’ di tutto: il mio amico s’è preso un mezzo salame in testa. Massì, inutile arrabbiarsi.
Passano così cinque ore e comincia lo show. Che non ci sono parole per descriverlo, bisogna esserci e basta, e che mi son sentito un po’ stupido per tutte le volte che ho sentito parlare dei concerti di Vasco e ho sempre ascoltato con piglio un po’ scettico, che dicevo massì ma è solo un concerto. Adesso ho capito.