20. aprile 2004

L’abatjour

Io sono uno che quando voglio fare un bel gesto, qualcosa che mentre lo faccio penso “sta mossa fa colpo sicuro”, finisce che faccio qualcosa che la gente ne ride per dei mesi.
Era andata così un’estate in Sardegna, avevo sui 20 anni. Conosco questa ragazza, della mia età: corteggio, funziona e finiamo a letto. A letto in camera mia. In camera mia c’era un’abatjour che illuminava a giorno ogni angolo della stanza, allora mentre son lì che provo a districarmi tra reggiseno suo e vestiti miei fra me e me dico “vediamo di creare un po’ di atmosfera, vah…”: mi sfilo la maglietta e la butto sulla lampada. Yeah, ora c’è una luce che mi garba, soffusa quanto basta. Guardo lei con aria da bullo, del tipo “visto che trovata?”. Lei sembra gradire la mia idea.
Luce giusta, tutti nudi, passiamo alle cose serie. Mentre son lì che mi diverto, dopo alcuni minuti tiro su un attimo la testa e annuso l’aria. “Senti anche tu odore di bruciato?” le chiedo. “Eh sì” dice lei. Scartando subito l’idea che lo sfregamento dei genitali potesse causare un autoignizione del suo sentirsi donna la mia testa si volta di scatto alla lampada. Sgrano gli occhi. Ha preso fuoco sia la maglietta che la lampada.
Ora, non so se avete mai sentito parlare del “salto della quaglia”: sarebbe quella pratica per cui in mancanza di contraccettivame vario si fa in modo di interrompere il tutto prima di far danni. Esatto, coitus interruptus. Ma è una metafora. Non è che uno salta davvero. Beh, quella volta lì il salto della quaglia l’ho fatto sul serio: con un colpo di reni degno di un portiere di serie A scatto da lei alla lampada in un millisecondo, afferro la maglietta e, ancora nudo come mammà m’ha fatto, mi metto a saltare sulla maglietta per spegnerla. Spenta la maglietta la uso per spegnere l’abatjour che sta ancora bruciando. Lei è ancora immobile nel letto, che mi fissa con gli occhi spalancati: mi rendo conto in quel momento che il bullo che voleva creare un’atmosfera si è trasformato in un pompiere nudo che salta da una parte all’altra della camera. Spento l’incendio, spenti i bollenti spiriti, mi siedo di fianco a lei con un sorriso colpevole e lei, ridendo come una matta mi fa “senti, guarda che per rendere la serata indimenticabile bastava molto meno”.
La maglietta bruciata è rimasta in quella casa in Sardegna, qualcuno aveva anche proposto di metterla in quadro ma avrei fatto meglio a portarla con me per ricordarmi, ogni volta che mi vien da fare il bullo, che è meglio se lascio perdere.