29. marzo 2004

R.

Domenica pomeriggio passata a dormicchiare, direttamente a letto. Squilla il cellulare, controllo chi è prima di rispondere: è R. R è un’altra delle mie morose storiche, di quelle che ho presentato ai miei, una di quelle con cui son rimasto in buoni rapporti, una di quelle che giustifichi alle morose successive con un “guarda che per me è come una cugina”. Che è proprio così, non rimetterei mai in piedi nulla, ma non tutte ci credono.
Ma si son messe d’accordo, ultimamente? Prima A che mi confessa le sue novita omosessuali, adesso mi chiama R che non mi chiamava mai neanche quando stavamo insieme. Ho altre morose storiche? A parte una che però non mi si è cuginizzata e V che comunque sento ancora spesso direi che sono finite.
Per un attimo mi ha preso l’ansia di ricevere notizie strane anche da R. Invece no, era una telefonata “di cortesia”, per fare due chiacchiere.
E’ sempre un po’ triste, lei, un po’ irrequieta. Eravamo stati insieme non tanto tempo quando avevamo sui 19/20 anni, al primo anno di università. Ero andato a cena a casa sua, che lei veniva da fuori e aveva un appartamentino in affitto, e finita la cena l’avevo ingannata facendole vedere le stelle e inventandomi le costellazioni, come scusa per portarla sul balcone di casa sua, che io le costellazioni non le ho mai sapute. Tra un finto Andromeda e un falso Sagittario l’avevo baciata. Una storia cominciata così, leggera, lei bellissima e delicata. Purtroppo la vita non le aveva riservato belle cose, e queste cose ci avevano allontanati ben presto, troppo giovani entrambi per riuscire ad affrontarle insieme, troppo giovane lei per non rimanerne stravolta. Qualcosa però è rimasto, ora lei sta meglio e sono contento che mi cerchi ancora.
Siamo rimasti d’accordo di sentirci presto, che vuole rivedere me e Parma, dopo tanti anni. Son qui, a braccia aperte.