27. marzo 2004

Ultimo amore

Succede che vai a ballare. Con gli amici e tutto il resto, un po’ di sana ignoranza, e si sta bene. Poi, come ogni fine venerdì sera ti mettono su quella canzone a fine serata. “…E quando la notte è ormai morta gli uccelli sono soliti il giorno annunciar…” ti guardi attorno. Non esiste che quella canzone la balli da solo. “…La pista ormai vuota restava, lui stanco e sudato aspettava, lei per scherzo girò la sua gonna e si mise a danzar”. Sono sudato, mi guardo attorno, ma non arriva nessuno. Capo, qualcosa non va. Non esiste che con una canzone del genere, una smania così addosso, son qui che mi guardo attorno. Sì, ok, volendo ce n’era, va bene sono pretenzioso, però non è il caso di farmela pesare così. Cristosanto questa è LA canzone. Va bene, ok, si vede che me lo merito, la prossima volta faccio meno lo schizzinoso. Però uno straccio di donna per ballare sta canzone me lo potevi anche concedere. Fanculo va. Io se mi tocca finire la serata ascoltando “Ultimo amore” senza ballarlo con nessuno allora posso stare anche a casa, eh che nervoso. No voi non ne avete un’idea. “Quando dopo al profumo dei fossi a lui parve in quegli occhi potere veder lo stesso dolore che spezza le vene che lascia sfiniti la sera. La luna altre stelle pregava che l’alba imperiosa cacciava, a lui restò solo il rancore per quel breve suo amore che mai dimenticò…”.