18. marzo 2004

L’uomo delle pianure

Che voi potete dire quello che ne avete voglia. Che abbiamo solo la nebbia e le zanzare. Che l’odore delle stalle è insopportabile. Che l’odore dei camion carichi di maiali dà la nausea. Che come si sta al mare non si sta da nessuna parte. Che l’aria che si respira in montagna ce la sognamo.
Lo so bene, qui non c’è niente, ma io i miei posti, la mia campagna, la adoro. Vedere quelle strade lì, tra i fossi e il cielo, mi tornano in testa un sacco di cose, che proprio perchè qui non c’è un cazzo prendono ancora più valore: le prime sigarette, le mele rubate, i contadini arrabbiati, i motorini truccati e l’odore di benzina agricola, i primi baci, le prime canne, la cara vecchia camporella, il profumo della pelle di una lei che non ha più un volto, le chiacchiere con un amico dietro un argine. Viverle con dietro un tramonto sul mare, perdon di valore, perchè magari ti inganna la poesia del tramonto sul mare. Ecco magari in montagna hai meno cose che ti ingannano, ma basta un laghetto, bastano i boschi d’autunno e sei fregato, il contesto confonde il valore di quello che vivi. Ti viene il dubbio se quello che stai facendo è bello di per sè o se è il tramonto sul mare a renderlo bello. Qui non c’è un cazzo, puoi solo dar valore a quello che stai facendo, che col tempo diventa valore ai ricordi.
Ho bisogno di uscire e farmi un giro. Magari al mare.
Pianura d’aria e sole, pianura di pittori e matti, di cieli sopra fabbriche e campanili. La foto prende il cielo, la foto prende il ferro e il cemento, la foto ruba il sole e ruba l’anima. E ancora caldo, ancora piatto, sull’orizzonte, ancora pioppi e bici e nubi bianche su queste pianure, per sempre casa.” (McR)

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