10. marzo 2004

Come si cambia

Squilla il telefonino, numero non in rubrica. Pronto? Ehiiiiiiiiii! Ma te pensa, è proprio A. Ehi ma cambi numero e non me lo dici!??!! E’ tanto che non mi chiami, ma dove sei? Certo che ti raggiungo, una volta tanto che capiti a Parma, un quarto d’ora e sono lì.
Salto in macchina e parto. Mentre guido verso Parma ripenso a lei, ai quasi tre anni che siamo stati insieme, era iniziata che avevamo più o meno 22 anni entrambi. Dai 22 ai 25 anni, una cosa così. Ero tanto innamorato: una bella persona, intelligente, ironica, rompicoglioni quanto basta, sveglia e femminile come poche altre donne con cui son stato. L’avevo lasciata io, lei ci era stata male, poi col tempo siam rimasti amici.
Arrivo in stazione ed è lì che aspetta, piccola e rossa come sempre: me l’abbraccio forte per un po’. Mentre la sto abbracciando le telefona il padre per dirle che è morto uno zio e che domani c’è il funerale. Ahè, cominciamo bene. Mi spiega che lo zio era molto anziano, che spiace ma si sapeva, insomma cerca di sdrammatizzare. L’aiuto nell’opera scherzando sul fatto che non l’abbraccio più sennò chissà cosa succede. Sale in macchina e la porto in centro a bere un caffè.
Siam lì seduti a chiederci come va la vita, che sarà un anno che non ci vediamo, e a un certo punto mi fa “Senti io sono qui per raccontarti una cosa, che se non ne parlo con te non so con chi parlarne…”. Nella mia mente passa, nell’ordine: ha l’aids, vuole rimettersi con me, qualcuno sta morendo, è incinta, suo padre vuol rimettersi con sua madre. Lo so, non sono stato ottimista, ma aveva una faccia che lasciava presumere qualcosa di brutto. E non ha avuto molta fortuna nella sua vita, soprattutto negli ultimi anni.
Le dico “Ok, però se mi sconvolgerà tanto dimmela pianino, giraci un po’ attorno, che son sensibile in sto periodo”.
“Non so bene da dove cominciare… ecco, ho cominciato una nuova relazione…”
“Eh e cosa c’è di così sconvolgente? Voglio dire, ne avrai cominciate 10 di nuove relazioni da quando ci siam lasciati… spiegami meglio che così non capisco”
“Questa volta è una storia un po’ diversa…”
“Nooooo ho capito: lui è sposato e tu fai l’amante. Guarda, fossi in te lascerei stare, investi in casini”
“No non hai capito tu, la storia è diversa perchè sto con una donna.”
Silenzio. Sguardo fisso. Una delle espressioni meno intelligenti che io abbia mai fatto.
Eh, lì per lì son rimasto stranito. Non mi sconvolge l’omosessualità, non ci trovo nulla di strano. Mi sconvolge però saperla abbinata a lei. Lei che la conosco bene, che so quanto è femminile, lei che è una delle ultime persone che avrei mai abbinato a un contesto gay. Lei che auguro a ogni uomo di fare sesso con una come lei. E invece si è ritrovata innamorata di una donna, completamente presa da lei, stupita molto più di me nello scoprire questo suo aspetto omosessuale.
Passato lo shock iniziale per aver avuto la presunzione di conoscere una persona come le mie tasche, chiarito che mi vedeva con una faccia strana per quello e non perchè mi infastidisse il conoscere questo suo lato omosessuale, mi faccio raccontare tutto il resto. Il resto è molto triste. Il resto è fatto di amici coi quali non se la sente di confidarsi, di genitori che sbattono le sue cose fuori di casa, di un sacco di cose da rimettere in discussione.
“Vieni qui vah, che ti abbraccio ancora un po’, e vedrai che tutto si sistema da solo, è dura adesso che è l’inizio ma poi le cose andaranno a posto, e tu sei forte”.
In certi momenti mi vien da fare così, abbraccio, in altri invece sdrammatizzo. Questa volta ho fatto entrambe le cose, che so che le piace.
“Senti, io ti sto vicino e quando vuoi ci sono, però quando vengo a trovarti mi prometti che mi lasciate guardare mentre fate sesso?”.