19. Gennaio 2004

Quando sarò capace d’amare

Quando sarò capace d’amare probabilmente non avrò bisogno di assassinare in segreto mio padre né di far l’amore con mia madre in sogno. Quando sarò capace d’amare, con la mia donna non avrò nemmeno la prepotenza e la fragilità di un uomo bambino.
Quando sarò capace d’amare vorrò una donna che ci sia davvero, che non affolli la mia esistenza ma non mi stia lontana neanche col pensiero. Vorrò una donna che se io accarezzo una poltrona, un libro o una rosa, lei avrebbe voglia di essere solo quella cosa.
Quando sarò capace d’amare vorrò una donna che non cambi mai ma dalle grandi alle piccole cose tutto avrà un senso perché esiste lei. Potrò guardare dentro al suo cuore e avvicinarmi al suo mistero non come quando io ragiono ma come quando respiro.
Quando sarò capace d’amare farò l’amore come mi viene, senza la smania di dimostrare, senza chiedere mai se siamo stati bene. E nel silenzio delle notti, con gli occhi stanchi e l’animo gioioso, percepire che anche il sonno è vita e non riposo.
Quando sarò capace d’amare mi piacerebbe un amore che non avesse alcun appuntamento col dovere, un amore senza sensi di colpa, senza alcun rimorso, egoista e naturale come un fiume che fa il suo corso. Senza cattive o buone azioni, senza altre strane deviazioni, che se anche il fiume le potesse avere andrebbe sempre al mare.
Così vorrei amare.
(Giorgio Gaber)

Arrivano i 30

Questa settimana penso che vi stresserò le balle con una serie di bilanci e paranoie sul fatto che venerdì compio 30 anni. Peggio per voi.

15. Gennaio 2004

Meglio mardi che tai

Mi capita ultimamente di chiedermi come mai certe cose non le ho fatte prima. Due esempi, in attesa di ulteriori rivelazioni.
Caso a) Paolo Conte. Mai ascoltato bene, e quel poco che mi arrivava alle orecchie mi dava quasi fastidio. Poi mi son fatto fare un cd misto, dal mio socio, e non riesco più a toglierlo dallo stereo. “Io sto a guardar la tua felicità, mi chiedo quanto durerà. Io so che ogni amore è sempre stato un breve sogno e niente più. Niente più. Però la vita è un’altra cosa, eh si, esempio abbandonarsi un pò così, sentirmi il sole in faccia e non vederti, ma capir dalla tua mano che sei qui.”. Dai, ma come si fa a stare senza?
Caso b) Il Signore degli Anelli. Ho visto i primi due film nelle ultime due settimane e ho già prenotato al cinema per il terzo. Prima non avevo la più pallida idea di chi fossero i vari Arwen (non potevo non citarla per prima), Aragorn, Legolas, Gollum, Frodo e “compagnia” bella. Poi M me l’ha menata tanto che ho detto, vabbè proviamo a darci un’occhiata. Per gentile concessione del megapanasonic della mia cinematografa personale mi son goduto le extended version dei primi due film. 3 ore e 20 il primo e circa 3 ore e mezza il secondo. Li riguarderei adesso.

14. Gennaio 2004

Pronto?

La gente, quando mi telefona, bisogna che mi dica subito chi è, che ho dei problemi a riconoscere le voci.
Squilla il telefono, appare un numero stranissimo che però non guardo più di tanto, rispondo. “Ciao”. Ahemmm. “Con chi parlo?” mi dice, con tono scherzoso e fra le righe un “indovina chi è!”. CIAOOOOOOO esclamo. Oh, non ho idea di chi sia. Giovane femmina tra i 20 e i 35 anni, dalla voce. Occhio e croce direi di aver capito, e sto per fare un nome. Dice due cose in francese, e capisco davvero. E’ C che mi chiama da lontano. Pensavo fosse tutt’altra persona. Sai che figura, dopo tanti mi manchi e altrettanti ho voglia di sentirti, partire con un bel “Ciao M!!”. Tch, tch… troppa ruggine.

12. Gennaio 2004

Tanto mi dà tanto?

Ma le dimensioni del pisello di un uomo sono inversamente proporzionali alle sue necessità di primeggiare in società?

kontokuantokuntakinte

(…) L’unico miracolo politico riuscito in questo secolo
è avere fatto in modo che gli schiavi si parlassero
si assomigliassero
perché così faceva comodo per il mercato unico e libero.
Però così succede che gli schiavi si conoscono, si riconoscono
magari poi riconoscendosi succede che gli schiavi si organizzano
e se si contano allora vincono.
Catene di catene, su catene di milioni di catene
come fili di un lunghissimo telefono
come reticolo pieno di traffico
e nessunissimo bisogno di semaforo.
Sulla mia schiena è stato tatuato un numero.
La mia catena è come un filo del telefono.
La mia condanna è che se mi fermo mi uccidono.
La mia fortuna è che sto camminando in circolo (…)

Grande Daniele, avanti così.

Riecco V.

Caffè con V. Era da prima di Natale che non la vedevo, e mi mancava. L’ho trovata dimagrita, la faccia un po’ stanca, per prima cosa le ho chiesto se stava bene, che non mi sembrava. Poi sentendola parlare mi sono ricreduto, anzi l’ho trovata anche più vitale del solito.
Per combattere quel minimo di imbarazzo iniziale, di lieve empasse di chi ha troppo da dire e non sa da dove cominciare, le ho dato il regalo che le avevo preso per Natale, un libro. C’era anche una dedica, ma non ricordo bene cosa ci avevo scritto. Qualcosa sul fatto che mi piaceva vederla leggere prima di addormentarsi.
Non siamo amici io e V e non lo saremo mai, non lo eravamo prima di stare insieme e non vedo come lo potremmo essere ora. C’è che dopo l’ultima lite, dopo l’ultima volta che ci siamo detti di tutto per telefono, ora siamo a zero, io ho buttato fuori tutta la mia rabbia, lei anche, palla al centro.
Dopo una chiacchiera di 3 ore volata via che sembrava mezzora mi ha detto che l’ho fatta ricredere. Che è sempre stata convinta che la gente non cambia, e se cambia peggiora, mentre in me ieri ha detto di aver trovato una persona cambiata in meglio. Brava V, che mi curi anche l’autostima.
Con V mi sento a casa, V sa di tranquillità, di finestre chiuse, di guardami e fai anche a meno di parlare. Qualcosa è venuto a mancare, e non credo tornerà, ma mi basta sapere che lei, nella mia vita, c’è stata e un po’ c’è ancora.

08. Gennaio 2004

Se non c’hai il fisico…

Io da vecchio sarò uno di quelli che si lamenta sempre. Oppure sarò uno di quelli che tira fuori il pisello davanti alle ragazzine, devo ancora decidere. Ad ogni modo, ora come ora, tendo più a lamentarmi che a tirar fuori il pisello.
Ho male ovunque. Non sono uno sportivone, non passo tutto l’anno in palestra e tra un piatto di pasta e un’ora di jogging non mi sfiora nemmeno il dubbio di infilarmi le scarpe da ginnastica, quindi ogni volta che faccio un minimo di movimento ho dolori per diversi giorni. Ho passato un finesettimana sullo snowboard e ora mi fanno male praticamente tutti i muscoli, anche quelli del collo, mi fa male un polso e mi fa male l’osso sacro. Comincio ad avere una certa età (il 23 di questo mese saranno 30 anni) e forse sti sport da giovinastri non fanno più per me. Quando poi tirando un’omata(*) a pochi metri dallo skilift un bimbetto, al massimo di 9 anni, che stava risalendo mi guarda e mi fa HA-HA-HA, a sfottere, son diventato una bestia. Purtroppo non è più sceso da quella pista, avevo una tavola da snowboard da fargli assaggiare.
(*) omata: dialettale parmigiano, letteralmente “colpo di uomo per terra”, si usa per indicare una caduta.

Google Bombing

Il Google Bombing ha funzionato. Se non lo sapete già, provate a fare una ricerca su Google utilizzando le parole “basso di statura” oppure “miserabile impostore”. Se anzichè cliccare su “Cerca” cliccate su “Mi sento fortunato” il risultato è ancora più divertente.

02. Gennaio 2004

Porc*#=^’§!

A quest’ora avrei già dovuto essere sulle piste. Cartellino giornaliero, tavola, sorriso splendente. In realtà sono a letto, con la febbre, un mal di stomaco che mi fa urlare dalle 2 di stanotte senza aver chiuso occhio. [Inserire qui bestemmia a piacere]

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