12. gennaio 2004

Tanto mi dà tanto?

Ma le dimensioni del pisello di un uomo sono inversamente proporzionali alle sue necessità di primeggiare in società?

kontokuantokuntakinte

(…) L’unico miracolo politico riuscito in questo secolo
è avere fatto in modo che gli schiavi si parlassero
si assomigliassero
perché così faceva comodo per il mercato unico e libero.
Però così succede che gli schiavi si conoscono, si riconoscono
magari poi riconoscendosi succede che gli schiavi si organizzano
e se si contano allora vincono.
Catene di catene, su catene di milioni di catene
come fili di un lunghissimo telefono
come reticolo pieno di traffico
e nessunissimo bisogno di semaforo.
Sulla mia schiena è stato tatuato un numero.
La mia catena è come un filo del telefono.
La mia condanna è che se mi fermo mi uccidono.
La mia fortuna è che sto camminando in circolo (…)

Grande Daniele, avanti così.

Riecco V.

Caffè con V. Era da prima di Natale che non la vedevo, e mi mancava. L’ho trovata dimagrita, la faccia un po’ stanca, per prima cosa le ho chiesto se stava bene, che non mi sembrava. Poi sentendola parlare mi sono ricreduto, anzi l’ho trovata anche più vitale del solito.
Per combattere quel minimo di imbarazzo iniziale, di lieve empasse di chi ha troppo da dire e non sa da dove cominciare, le ho dato il regalo che le avevo preso per Natale, un libro. C’era anche una dedica, ma non ricordo bene cosa ci avevo scritto. Qualcosa sul fatto che mi piaceva vederla leggere prima di addormentarsi.
Non siamo amici io e V e non lo saremo mai, non lo eravamo prima di stare insieme e non vedo come lo potremmo essere ora. C’è che dopo l’ultima lite, dopo l’ultima volta che ci siamo detti di tutto per telefono, ora siamo a zero, io ho buttato fuori tutta la mia rabbia, lei anche, palla al centro.
Dopo una chiacchiera di 3 ore volata via che sembrava mezzora mi ha detto che l’ho fatta ricredere. Che è sempre stata convinta che la gente non cambia, e se cambia peggiora, mentre in me ieri ha detto di aver trovato una persona cambiata in meglio. Brava V, che mi curi anche l’autostima.
Con V mi sento a casa, V sa di tranquillità, di finestre chiuse, di guardami e fai anche a meno di parlare. Qualcosa è venuto a mancare, e non credo tornerà, ma mi basta sapere che lei, nella mia vita, c’è stata e un po’ c’è ancora.